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Divario salariale, il Pd: “Borse di studio alle ragazze e stop aiuti alle aziende che discriminano”

Presentata una proposta di legge in Regione con interventi per 400mila euro

Generico luglio 2021

Genova. Borse di studio per le ragazze e per facilitare il passaggio dall’Università al mondo del lavoro delle giovani donne. Sostegno economico e misure adeguate per avvicinare le donne fin dalla scuola primaria alle materie scientifiche. Corsi per fornire competenze in campo scientifico e digitale per l’accesso al mondo del lavoro, Ma anche l’istituzione di un registro delle imprese virtuose che contrastano il gender pay gap e l’esclusione da qualunque beneficio erogato dalla Regione per le imprese condannate con sentenza passata in giudicato nell’ambito di giudizi riferiti a dimissioni o licenziamenti dichiarati illegittimi perché contrari alla normativa sulla tutela della maternità e paternità. 

Sono solo alcune delle azioni contenute nella proposta di legge per la riduzione del divario retributivo di genere presentata in Regione Liguria dal gruppo consiliare del Pd che intende contribuire a colmare il divario retributivo tra uomini e donne assunto come uno dei principali obiettivi dell’Unione europea per i prossimi anni. Un pacchetto di interventi che costerebbe 400mila euro alla Regione.

“Il tema della disparità è prima di tutto un’evidente ingiustizia sociale, oltre che un freno alla crescita economica del Paese in quanto grande freno alla lotta alla povertà – spiega il capogruppo Luca Garibaldi Le donne sono le prime, da sempre, a pagare maggiormente i danni delle crisi economiche e occupazionali e la pandemia da coronavirus non ha fatto eccezioni, peggiorando ulteriormente lo stato economico delle donne. Solo nel 2020 sono state più di 300 mila quelle che hanno perso il lavoro. L’istituzione, poi, del registro delle imprese che volontariamente decidono di applicare la trasparenza dei dati sul personale potrà essere uno strumento che instaura un meccanismo virtuoso di cui sarà la società tutta a beneficiarne”.

“È stata notizia di questi giorni, il 23 giugno a Roma la commissione Lavoro della Camera ha approvato all’unanimità la proposta di legge sulla parità salariale. Ormai è cosa  nota che il gender pay gap in Italia può arrivare al 20% in meno sulla busta paga delle donne rispetto ai loro colleghi uomini, mentre solo il 28% dei manager sono donne. Inoltre sappiamo che le donne mediamente percepiscono il 12,2% in meno degli uomini, a parità di mansione ma se si analizzano i dati degli impieghi in cui è richiesta una laurea il divario cresce addirittura del 30,6% – spiega il consigliere Pippo Rossetti – ha evidenziato il perdurare di Stereotipi duri a morire, che hanno reso il mondo femminile più fragile e persino più esposto alla recessione da Covid. Per questo, in attesa della approvazione delle  norme nazionali, come accaduto in Regione Lazio, abbiamo depositato una Legge Regionale che non solo proponga strumenti e soluzioni ma che faccia emergere ancora di più la gravità della situazione. Speriamo che l’iter proceda celermente  e con questa proposta di Legge anche in Liguria si inizi  a invertire la rotta”.

Il World Economic Forum stima, sulla base dei dati di fine 2019, e mantenendo il trend attuale, che la disparità politica fra donne e uomini potrà essere superata fra 95 anni, mentre quella retributiva tra 250 anni: un dato sconcertante che però la dice lunga sulla situazione in cui viviamo, ulteriormente aggravata dalla pandemia che ha prodotto un forte rallentamento al cammino per la riduzione del divario retributivo di genere.

Tra le azioni utili al raggiungimento dell’obiettivo c’è anche quella di integrare la legge 26/08 con l’istituzione di un registro delle imprese che, volontariamente e fuori dagli obblighi di legge previsti dal decreto legislativo 198/’06, applichino nella propria organizzazione la trasparenza dei dati sul personale redigendo con regolarità rapporti sul personale maschile e femminile comprensivi delle retribuzioni corrisposte e di tutti gli altri dati che, anche in modo indiretto, influiscono sulla diseguaglianza retributiva di genere. La legge prevede anche l’esclusione da qualunque beneficio erogato dalla Regione per le imprese condannate con sentenza passata in giudicato nell’ambito di giudizi riferiti a dimissioni o licenziamenti dichiarati illegittimi perché contrari alla normativa sulla tutela della maternità e paternità.

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