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Sempre più isolata

Disastro autostrade, la Valle Stura perde insegnanti e pediatra: “Impossibile venire qua a lavorare”

Con l'incertezza quotidiana della viabilità è a rischio la continuità nei servizi essenziali

Incendio tir A26

Genova. A quasi due anni dall’inizio del caos per la viabilità ligure scatenato dalle manutenzioni straordinarie di viadotti e gallerie autostradali, arrivano nuove pesanti conseguenze per i territori tenuti in ostaggio da questa emergenza, conseguenze che rischiano di essere sempre di più a lungo termine. Su tutti la Valle Stura, forse l’area maggiormente colpita dall’emergenza viaria, che di fatto sta pagando il conto più salato di questa situazione, e che rischia di perdere presidi fondamentali per il tessuto sociale e sanitario.

La premessa è severa, nella sua semplicità: se prima da Genova era possibile raggiungere la valle in circa 40 minuti di auto, oggi, tra cantieri, gallerie chiuse, restringimenti di carreggiata, by pass e code, ogni spostamento è una vera e propria roulette russa, e per arrivare a Masone, o fare rientro nel capoluogo si possono impiegare anche ore. E per questa grave incertezza, che ogni giorno si rinnova nella sua indeterminatezza, anche i posti di lavoro in valle diventano “più distanti” e quindi meno appetibili.

A pagarne il conto i servizi essenziali: scuola e sanità. “Per il prossimo anno dobbiamo trovare 30 nuovi insegnanti per le scuole medie della vallata – ci racconta Ivana Ottonello, dirigente dell’Istituto comprensivo Valle Stura – un turn over che non permettere di assicurare quella continuità didattica fondamentale per l’insegnamento. Molto insegnanti, di ottima preparazione, mi hanno comunicato che non possono più sostenere viaggi di due ore alla mattina e poi alla sera, sapendo quando si parte ma senza sapere quando si arriva, e rinunceranno a scegliere l’istituto Vallestura come sede della docenza. Sarà una grande perdita per i ragazzi”.

Viadotto Piani
Il viadotto Piani

Turn over che in questi ultimi due anni è diventato sempre più difficile, anche a causa delle graduatorie provinciali: “Lo scorso anno una cattedra di italiano è stata assegnata a fine novembre – ricorda Ottonello – oppure potrei citare la scelta di un validissimo insegnante di inglese che ha preferito andare a insegnare in un’altra scuola perchè con queste autostrade è impossibile raggiungere la Valle Stura in tempi umani“. L’assegnazione delle cattedre riguarda le classi della scuola media, frequentate da circa 250 alunni, per cui ad oggi mancherebbero all’appello una trentina di docenti su circa 45.

Ma la scuola non è l’unico fronte critico per i servizi: in questi giorni, infatti, lo storico pediatra della valle ha confermato la sua intenzione a rinunciare al suo ruolo, dopo anni di servizio nell’area, a causa di una logistica diventata oramai impossibile. “Il mio progetto era quello di arrivare alla pensione lavorando nel mio studio di Masone – ci conferma il pediatra Giancarlo Ottonello – ma il peggioramento della viabilità, con tempi di percorrenza che hanno raggiunto anche le due ore, per cui mi sono trovato a malincuore a fare un bando per le zone carenti che sono più vicine alla mia residenza. Il bando l’ho vinto, e quindi sono prossimo al trasferimento, che dovrebbe concretizzarsi entro la fine di agosto”.

Il servizio sanitario pediatrico non resterà ovviamente scoperto: “Sarà nominato un sostituto temporaneo, fino alla nomina in ruolo di un nuovo pediatra, cosa che credo arriverà entro marzo prossimo – ci rassicura Ottonello – e quindi non ci sarà un vuoto assistenziale per i circa mille bimbi che seguo tra i vari comuni della Valle Stura”. Certo è che per  un migliaio di  famiglie si perderà la continuità del servizio, dovendo ‘ripartire’ con un nuovo dottore. Situazione simile a quella che si era creato con un medico di famiglia della zona di Tiglieto, poichè, una volta andato in pensione, c’è stata qualche difficoltà ad organizzare la sostituzione”.

Insomma, come più volte raccontato su queste pagine, quello che stanno vivendo i residenti della Valle Stura non è solo un disagio legato al traffico, ma piuttosto un vero e proprio isolamento che di fatto sta incidendo sulla erogazione dei servizi essenziali, sia a livello qualitativo sia a livello quantitativo. “Bisogna però stare attenti a non sottovalutare questa cosa – sottolinea ancora Ivana Ottonello – perchè in valle siamo abituati ai problemi legati alle emergenze, come alle strade bloccate per neve, con meccanismi di copertura delle classi che ci permettono di portare avanti la scuola sempre. Oggi però l’emergenza è diventata quotidianità“. Una quotidianità sempre più insostenibile e che rischia di impoverire il tessuto sociale di territori sempre più fragili, e mai come oggi ‘lontani’.

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