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Verso il processo

Delitto di San Biagio, Alessio e Simone Scalamandré accusati di omicidio aggravato: l’udienza fissata il 16 luglio

Il pm ha chiesto il rinvio a giudizio. L'avvocato Rinaldi: "Auspico si tenga conto del contesto in cui è maturato il delitto e delle condizioni psicologiche in cui si trovavano i ragazzi"

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Genova. Omicidio aggravato in concorso. E’ questa l’accusa formulata dal sostituto procuratore Francesco Cardona nei confronti di Alessio e Simone Scalamadré, i due fratelli accusati di aver ucciso il padre Pasquale la sera del 10 agosto dell’anno scorso, al termine di una lite.

Il padre, autoritario e violento nei confronti nella madre dei ragazzi che all’epoca si era rifugiata in una struttura protetta in Sardegna, quel giorno era andato a casa dei figli a San Biagio perché voleva che Alessio, il maggiore, modificasse una denuncia nei suoi confronti in vista del processo per maltrattamenti che sarebbe dovuto cominciare da lì al mese.

Tra il padre ed Alessio era nata una discussione trasformatasi in rissa: secondo il racconto del ragazzo, reo confesso dell’omicidio, il padre l’avrebbe colpito alcune volte e lui avrebbe reagito con rabbia colpendolo con violenza fino ad ucciderlo. Il fratello minore di Alessio, Simone, avrebbe secondo il pm, partecipato all’aggressione al padre, sfociata nella morte di quest’ultimo.

La terribile vicenda aveva colpito la piccola comunità di San Biagio e i tanti amici di Alessio e Simone, incensurati e giudicati unanimemente dei ragazzi non violenti. Ma l’esasperazione in quella casa probabilmente era arrivata al limite creando i presupposti per la tragedia del 10 agosto. La pesantissima situazione che vivevano i due ragazzi a causa dei rapporti tesi con il padre violento, era stata messa nero su bianco anche dal gip Angela Nutini che aveva convalidato l’arresto di Alessio e poi gli aveva concesso i domiciliari: ““E’ credibile che Alessio, così come Simone temessero per la propria incolumità essendo emerso che il padre fosse un uomo autoritario, minaccioso ed anche manesco”.

Ma il delitto c’è stato ed è stato anche molto cruento: 25 i colpi che hanno attinto l’ex autista Amt, alcuni anche con un matterello. L’udienza è stata fissata il 16 luglio e il reato contestato non consente di ricorrere al rito abbreviato. Il rischio quindi per Alessio, che si trova ai domiciliari da quasi un anno presso l’abitazione di amici di famiglia, è di una pena molto alta, e lo stesso per il fratello Simone che Alessio ha sempre voluto tener fuori dalla vicenda dicendo che si trovava in bagno.

“Contiamo che venga tenuto conto – spiega Luca Rinaldi, avvocato di Alessio – del contesto in cui si è sviluppata la vicenda. Le indagini credo abbiamo riscontato al 100% i racconti fatti da Alessio circa l’atteggiamento violento del padre ma anche su come sono andate le cose a partire dal motivo di quella lite”. Non solo, l’avvocato Rinaldi sta pensando “a un approfondimento delle condizioni psichiche in cui si trovava Alessio in quel momento che potrebbero averlo indotto a non percepire fino in fondo quello che stava facendo”, una perizia psichiatrica per valutare le condizioni del suo assistito al momento dei fatti.

La denuncia, appunto, che per quasi un anno non era mai stata trovata dalla polizia scientifica che aveva effettuato diversi sopralluoghi nell’abitazione di San Biagio, dissequestrata sono una decina di giorni fa, è riemersa – ma in realtà sarebbe sempre stata in un posto ben visibile, coperta di macchie di sangue proprio quando nella casa sono tornati il fratello Simone e la mamma Laura Di Santo. Ora l’avvocato Rinaldi ha chiesto che che anche Alessio possa tornare a vivere lì, riunendosi con il resto della famiglia, anche se sempre agli arresti domiciliari, ma il giudice ancora non ha deciso.

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