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Intesa

Confindustria fa pace con Toti: “Infrastrutture fondamentali per tutti, lo Stato intervenga”

Il governatore non si presenta al convegno dei giovani industriali, poi incontra il presidente Bonomi in Regione

Generico luglio 2021

Genova. “Il tema delle infrastrutture in generale è importantissimo e fondamentale per il Paese. In Liguria è ulteriormente importante perché ho la sensazione che si pensi che, con la realizzazione del ponte, si siano risolti i problemi. Invece questa regione è stata fortemente colpita nel suo territorio, non ha ancora risolto i problemi di gap infrastrutturale. Su questo auspico che ci sia un intervento importante da parte dello Stato per realizzare queste infrastrutture”

Alla fine è stato Carlo Bonomi, il presidente di Confindustria, a fare visita al governatore Giovanni Toti, e non il contrario come sembrava scontato che dovesse avvenire. La notizia che la prima carica della Regione non sarebbe stata presente al convegno dei giovani industriali aveva creato diversi mal di pancia col rischio di creare subito un incidente diplomatico all’inizio della nuova era Risso alla guida dell’associazione genovese. “Non si parla di infrastrutture e di modello Genova, sono slegati dalla realtà“, aveva accusato pubblicamente Toti. Lo strappo – se mai c’è stato – alla fine è stato ricucito con una chiacchierata in piazza De Ferrari in compagnia del sindaco Marco Bucci

Teniamo conto che il porto di Genova è fondamentale per l’economia italiana: da qui transita il 50% delle merci che vanno all’export – riconosce Bonomi – Si stanno facendo investimenti importanti sul porto, ma è altrettanto necessario fare le infrastrutture fondamentali per la mobilità di tutta la regione”.

Genova è l’alfa e l’omega, il meglio e il peggio di quello che le infrastrutture danno a questo paese oggi – ha ricordato Toti al termine dell’incontro -. Da un lato l’esempio del ponte Morandi, dall’altro la situazione autostradale immensamente difficile Il porto di Genova non è il porto dei genovesi, è il porto d’Italia come lo sono La Spezia, Savona e Vado. Abbiamo bisogno di un gigantesco aiuto perché su quei porti stiamo investendo, abbiamo bisogno di infrastrutture che siano all’altezza. Vorremmo che quello che è stato fatto col ponte Morandi fosse fatto anche con le altre infrastrutture di questo paese. Credo sia interesse comune di questo territorio e di questo Paese”.

Ma sul piatto non ci sono solo le infrastrutture. “Abbiamo parlato del progetto del cavo sottomarino che porterà i dati nel Nord Italia – ha riferito Bucci -. Arriveranno sicuramente i fondi, poi dobbiamo decidere dove, come e quando fare tutte queste attività. Genova si candida a essere uno dei poli principali per l’attività di gestione dei database e dei cloud nazionali e della sicurezza delle infrastrutture fragili, chiaro che questo dovrà essere fatto in armonia con le aziende che dovranno farlo. È stata una discussione molto positiva, in futuro faremo accordi”.

Intanto da Genova è partito chiaro il messaggio degli industriali: “Le mancate riforme di questo Paese portano le impronte digitali di tutti i partiti, senza eccezioni. Qualunquismo semmai è negarlo. Finalmente col governo Draghi tutto è cambiato”, dice Bonomi nel discorso conclusivo. Ma, avverte il presidente degli industriali, “le due riforme, sugli ammortizzatori sociali e sulle politiche attive del lavoro, vanno fatte insieme e devono avere la stessa finalità che è quella della formazione, della rioccupabilità delle persone”. Perché “non si può pensare” che “siano sempre gli stessi soggetti a pagare, quindi le imprese industriali, perché non siamo un bancomat”.

“Oggi a guidare questo Paese c’è un governo istituzionale di alto profilo. Abbiamo ritrovato la coesione nazionale. Abbiamo a disposizione una enorme mole di fondi. Ora serve anche una visione, per riscrivere la Costituzione economica del Paese – ha detto in apertura il presidente dei giovani imprenditori Riccardo Di Stefano -. Tornare alla normalità significa anche riconoscere che sono la crescita e la salute delle imprese a evitare i licenziamenti, non i decreti. Possiamo dimostrare che il boom economico che ci attende si fa con l’industria. Lasciamo agli imprenditori la libertà di agire sul mercato”.

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