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Preoccupante

Carcere di Marassi, ergastolano mafioso aggredisce poliziotto con una bottigliata in faccia

A pochi giorni dall'aggressione di Sassari ad opera del boss di Cosa Nostra Leoluca Bagarella

marassi carcere

Genova. Un detenuto condannato all’ergastolo per omicidio, ricettazione e reati di mafia ha aggredito un poliziotto penitenziario nel carcere genovese di Marassi. A denunciarlo sono alcune sigle sindacali. Il poliziotto è stato portato poi al pronto soccorso. Un episodio analogo a quello che si è verificato negli scorsi giorni a Sassari, dove il boss di Cosa Nostra Leoluca Bagarella, 79 anni, ha aggredito a freddo un agente senza alcun apparente motivo.

“Non sono passati che pochi giorni da quel 6 maggio giorno in cui un detenuto del Ghana aveva aggredito due agenti. Oggi un noto detenuto italiano che deve scontare una detenzione collegata ai suoi reati quali omicidio, legami in attività mafiose, ricettazione, ha aggredito un sovrintendente con una bottigliata in pieno volto“, riferisce Michele Di Lorenzo, segretario ligure del Sappe.

“Soggetto che da mesi crea disagi all’attività della polizia penitenziaria distruggendo le celle o qualsiasi altro luogo venga a contatto. Un detenuto definibile di difficile gestione che non può e non deve essere ristretto in un istituto come Marassi già di per se congestionato da innumerevoli detenuti che provocano quotidiani eventi critici; basti pensare che solo nella giornata di ieri due detenuti hanno dato fuoco alle loro rispettive celle mentre l’altro giorno altri detenuti, distruggevano celle e salette di attesa.

“Casi analoghi  – commenta Fabio Pagani, segretario ligure della Uil Penitenziari – e anche molto più gravi si verificano con frequenza superiore a due al giorno nei nostri penitenziari e non solo non esistono o non trapelano le immagini, ma difficilmente vengono riportati dalla cronaca. Ecco perché sono necessari videosorveglianza, body-cam e relativi protocolli di utilizzo”.

“Solo nel primo semestre di quest’anno – continua Pagani –, sono state ben 397 le aggressioni subite dalla polizia penitenziaria a opera di detenuti, a tener conto solo di quelle più gravi, e il fenomeno è in costante espansione. Lo abbiamo ripetuto decine di volte, bisogna assolutamente fermare la violenza e, oltre alle ormai indispensabili e annunciate riforme complessive, occorre intervenire sugli organici, gli equipaggiamenti e le dotazioni tecnologiche del Corpo di polizia penitenziaria, ma anche correggere il modello di custodia e ripensare le modalità di gestione dei detenuti infermi di mente”.

“In questo caso, oltre alla vile aggressione, vogliamo ulteriormente argomentare la  documentata la capacità operativa, la freddezza e la lucidità della polizia penitenziaria che, giustamente, si è limitata a frenare l’evento ed è riuscita a contenere immediatamente il detenuto , invitiamo però l’opinione pubblica a immaginare la scena quando le aggressioni si verificano in sezioni con decine di detenuti aperti e l’Agente è uno solo, a mani nude e senza alcun dispositivo di protezione individuale o di dissuasione”.

“Ma non finisce qui questo inizio settimana a Marassi, – continua il Sappe ligure – dopo un accurato controllo all’interno di un reparto detentivo, la Polizia Penitenziaria rinviene due telefoni nascosti un una cella. Quindi ce ne è abbastanza per decretare lo stato di attenzione massima, ma questo non è possibile perché non c’è personale a sufficienza ma è anche inspiegabile il perché al detenuto che ha aggredito il sovrintendente non gli è stata applicata alcuna misura disciplinare, anzi gli è stato anche concesso di recarsi al campetto per la partitella. Nel mentre il collega veniva inviato al pronto soccorso per accertamenti augurandogli una pronta guarigione”.

Per il Sappe urge che il ministro Cartabia invii su Marassi un’indagine ispettiva per appurare le vere motivazioni che hanno indotto questa serie di escalation di proteste da parte dei detenuti e i troppi eventi critici avvenuti quasi contemporaneamente in più reparti del penitenziario, ma soprattutto le aggressioni al personale”.

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