Alberghi, in Liguria la ripresa post Covid è un miraggio: "Ancora danneggiati dalle autostrade" - Genova 24
Al palo

Alberghi, in Liguria la ripresa post Covid è un miraggio: “Ancora danneggiati dalle autostrade”

A Genova parziale recupero a giugno, nel Tigullio addio alle prenotazioni lunghe di piemontesi e lombardi, ovunque mancano gli stranieri: l'estate è ancora avvolta dall'incertezza

autostrade spiagge

Genova. Doveva essere l’estate della ripresa, della rinascita, della ripartenza dopo mesi di pandemia e di chiusure. Per la Liguria un clima di ottimismo generalizzato che però gli albergatori devono ancora vedere trasformarsi in qualcosa di tangibile. Da Genova al Tigullio la stagione sta per entrare nel vivo ma i segnali non sono così confortanti come ci si aspettava, sia perché sui viaggi internazionali pesano ancora diverse incertezze sia per la pessima pubblicità prodotta dai continui disagi per i cantieri in autostrada.

“I dati di giugno non sono quelli del 2019 ma sono un po’ meglio dell’anno scorso, ma per luglio e agosto siamo ancora quasi al palo – spiega Aldo Werdin, presidente dell’Unione albergatori del Tigullio -. Non dobbiamo piangerci addosso, era peggio se fossimo stati chiusi, ma al momento i tassi di occupazione sono ancora al 50% per chi è fortunato, per altri siamo al 35%, che sarebbe accettabile a maggio”.

Contrariamente a quanto ci si aspettava, i risultati più deludenti finora si registrano proprio in riviera: “Per ora entrano solo prenotazioni di italiani perché il green pass non si è ancora sbloccato del tutto e i viaggi dall’estero non sono ripartiti in scioltezza. Più che altro si tratta di weekend lunghi venerdì-sabato-domenica. Gli stranieri ancora non si vedono e per agosto andiamo ancora più a rilento”.

Sì, perché rispetto all’estate 2020 quest’anno nemmeno piemontesi, lombardi ed emiliani vengono in soccorso prenotando per una o più settimane: “L’anno scorso – prosegue Werdin – non c’erano i vaccini, era più problematico andare all’estero o anche solo in Sardegna. Ormai molti hanno già fatto la seconda dose e quindi c’è un approccio diverso al problema. Per le vacanze c’è voglia di andare all’estero. E le richieste che avevamo per due o tre settimane adesso non ci sono più”.

Ovviamente a pesare in maniera decisiva è la situazione dei trasporti che “influisce molto per la clientela italiana, visto che non c’è quella straniera. In più ci sono problemi di assembramenti anche sui treni e poi succede quello che è successo il weekend scorso. Riteniamo che questo ci porti via un buon 30% di presenze. Sono persone che magari vanno sul lago di Como o sul lago Maggiore. Chi glielo fa fare di venire qui e passare mezza giornata in coda?”.

In città non va meglio, anche se Gianluca Faziola, presidente di Federalberghi Genova, lascia intravedere qualche spiraglio in più: “Giugno è andato meglio dell’anno scorso, abbiamo registrato un’occupazione intorno al 60% che però, combinata a prezzi più bassi dovuti alle promozioni che abbiamo concordato col Comune per attrarre più turisti, fa sì che il fatturato si allontani anni luce dalla normalità. Del resto l’anno scorso a metà giugno avevamo ancora metà delle strutture chiuse. Luglio andrà meglio del 2020 ma ovviamente molto peggio del 2019″.

Come sempre si tratta perlopiù di viaggi “mordi e fuggi”, uno o due giorni di permanenza in città. Ed è per questo, secondo Faziola, a pagare il prezzo più alto del disastro viabilistico ligure è proprio Genova: “Se parti per una vacanza di una settimana o dieci giorni – riflette – sei un po’ più disposto a calarti nel girone infernale delle autostrade, ma se la prospettiva è passare due mezze giornate in macchina per una o due notti fuori casa, tendi a evitarlo. Più breve è la vacanza, più l’impatto della viabilità è sensibile. E purtroppo la situazione è pressoché la stessa dell’anno scorso”.

A questo si aggiunge, come nel caso del Levante, un turismo internazionale ancora fermo ai blocchi di partenza: “Mancano troppe componenti della domanda, in particolare gli stranieri. Basti pensare che di norma arrivavano a comporre anche il 70% della clientela totale. Ora ne manca ben più della metà. Inoltre non si vede ancora tutta la parte business legata a congressi e meeting che sono possibili di nuovo da oggi ma che tradizionalmente non si fanno in estate. Di certo – conclude Faziola – per ora non vediamo una vera ripartenza”.

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