A Genova parte Slow Fish, la strigliata di Petrini: "I liguri non promuovono le proprie eccellenze" - Genova 24
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A Genova parte Slow Fish, la strigliata di Petrini: “I liguri non promuovono le proprie eccellenze”

Il fondatore di Slow Food: "In Liguria ci sono gioielli preziosissimi che neanche i liguri conoscono, è un controsenso"

Genova. Comincia oggi e prosegue fino al 4 luglio Slow Fish, la manifestazione organizzata da Slow Food e Regione Liguria, fino a domenica 4 luglio coinvolgendo i visitatori del centro storico di Genova in incontri, percorsi di educazione, degustazioni e consigli per acquisti consapevoli.

“È la prima uscita dopo questa pandemia – commenta Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, a margine della conferenza inaugurale al teatro Ivo Chiesa -. Al di là della bellezza di riprendere una tradizione consolidata c’è anche un argomento che è all’ordine del giorno, che è collegato anche a questa crisi pandemica: il deterioramento degli ecosistemi, dell’ambiente e in particolare degli oceani è una delle questioni dirimenti per gli anni a venire. Non si può pensare di affrontare un periodo, che sarà necessariamente abbastanza lungo, di transizione ecologica senza affrontare il tema dei mari”.

E mentre si continua a parlare di Slow Fish come “presidio fisso” a Genova, e non solo come appuntamento biennale, Petrini striglia la Liguria: “Da parte della Regione c’è un interesse a consolidare il nostro rapporto, in particolar modo rispetto a tempi che dovremo attraversare di un’economia che si rinnova totalmente. Il patrimonio enogastronomico di questa regione non è ancora sufficientemente promosso dai liguri stessi. Abbiamo bisogno di implementare una coscienza e una conoscenza del patrimonio agroalimentare che queste terre stanno dando, specialmente le realtà dell’interno che hanno dei gioielli preziosissimi che però, se non vengono neanche valorizzati dalla ristorazione ligure, è un controsenso. C’è un grande lavoro di rigenerazione del tessuto gastronomico, perché gli argomenti ci sono”.

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“Mai come quest’anno è una ripartenza coerente col mondo che dobbiamo costruire dopo la pandemia – commenta il presidente ligure Giovanni Toti – Qua parliamo di sostenibilità, di integrazione tra straordinari patrimoni del nostro Paese: il mare, le sue tradizioni enogastronomiche, l’inquinamento, la sostenibilità, quindi andiamo nella direzione del mondo nuovo che dobbiamo costruire e Genova si candida a essere una delle capitali di questo nuovo mondo. Da Genova si è scoperto un nuovo mondo, ora cerchiamo di costruirlo a casa nostra, costruendo uno sviluppo che non sia un ossimoro rispetto alla sostenibilità ambientale ma sinergico, anzi che ne faccia un motivo di sviluppo, crescita, lavoro e sinergia tra settori. È un evento importante, con tanti spunti positivi e sono contento che la Liguria scatti per prima verso il futuro”.

La parola ai dati

La pandemia di Covid-19 ha stravolto la vita di milioni di persone in tutto il mondo in molti modi diversi. Anche i consumi alimentari sono cambiati: per diversi mesi del 2020 non è stato ad esempio possibile mangiare nei locali pubblici. È tanto evidente quanto scontato che i pranzi e le cene di tutti noi siano stati diversi dal solito, e così anche il modo di fare la spesa e gli alimenti scelti, spesso sono dovuti cambiare. A fotografare le abitudini degli italiani è Ismea, l’istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, nel rapporto intitolato Consumi ittici a più di un anno dall’inizio dell’emergenza Covid-19.

A livello generale (e quindi non limitatamente al consumo di pesce) “nel trimestre marzo-maggio 2020 l’aumento del valore degli acquisti è stato a doppia cifra, superando in alcune settimane di marzo addirittura il 20%” si legge nel rapporto. “Con l’allentamento delle misure nell’estate 2020 l’andamento degli acquisti si è riavvicinato ai valori del 2019 per poi ricominciare a correre verso l’autunno, con i primi segnali della recrudescenza del virus, senza tuttavia mai toccare i picchi registrati durante la prima fase di emergenza”.

Nel rapporto viene sottolineato che “i primi comparti a registrare un incremento sostenuto delle vendite sono stati quello delle uova, delle farine, dei surgelati, del tonno e dei salumi confezionati (con incrementi superiori al 20%)”. Complessivamente, i prodotti ittici hanno registrato vendite “superiori di quasi il 7% sull’anno precedente, in decisa controtendenza rispetto all’andamento negativo mostrato nel 2019”.

Nel 2020, va detto, il fresco ha continuato a rappresentare quasi il 50% della spesa totale destinata al pesce ma, tra quelli del mercato ittico, è stato il comparto a essere cresciuto meno (+2,8% rispetto al 2019), a causa di un mix di fattori tra cui una domanda meno vivace e un’offerta ridotta dovuta allo stop subito da molte barche nei mesi di lockdown.

Il pesce surgelato, al contrario, è cresciuto con percentuali a doppia cifra (+18,7% quello confezionato, +11,6% quello sfuso), mentre il conservato (che conta per circa il 22% del totale), come il famigerato tonno in scatola, è cresciuto del 5,3%.

Anche nel 2021 aumenta il consumo di pesce

Dal rapporto Ismea emergono anche i trend relativi ai primi mesi del 2021. “Nel primo trimestre del 2021 il comparto ittico è, insieme a quello delle bevande, il più dinamico mostrando un spesa in crescita del 15% su base annua” si legge nel documento. “I dati del mese di aprile sono ancora più marcati, con un +18% rispetto allo scorso aprile”. A crescere in maniera vertiginosa è il fresco (le cui vendite sono aumentate del 33,3% rispetto ai primi quattro mesi dello scorso anno), trainato da molluschi e crostacei.

Quest’anno, secondo Ismea, “volano gli acquisti di prodotti gourmet, tra cui spiccano salmone, crostacei e pescato in genere”, mentre i prodotti surgelati e le conserve ittiche pagano “l’effetto rimbalzo”: dopo l’aumento degli scorsi dodici mesi, insomma, stanno tornando ai livelli del 2019.

“I dati resi pubblici da Ismea accentuano alcune tendenze che hanno effetti concreti e purtroppo negativi sugli ecosistemi acquatici e sulle comunità della piccola pesca”, commenta Roberto Di Lernia, biologo della rete Slow Food Milano e cofondatore del progetto Blue Food: Green Future. “L’aumento del consumo di tonno in scatola, ad esempio, spesso dipende più dal basso costo che la grande distribuzione organizzata è in grado di offrire che non dalla consapevolezza del consumatore, da una lettura attenta delle etichette o dall’indice di gradimento vero e proprio – prosegue -. In fondo ci abituiamo a ciò che consumiamo solitamente e anche il palato si adegua alle nostre necessità economiche. La grande distribuzione alimentare cerca di sedurre il cliente e lo fa addestrandolo, legandolo a un determinato gusto attraverso le offerte e i prodotti pronti, indirizzando così le abitudini di acquisto”.

E i surgelati? “Nei primi mesi di pandemia hanno accontentato le abitudini di acquisto dei consumatori grazie alla durata delle confezioni e alla praticità di utilizzo”, ammette Di Lernia. C’è però una complicazione: “Questi prodotti ittici arrivano sempre da molto lontano. Il pescato viene congelato a bordo, poi trasportato nei luoghi di confezionamento e infine nei singoli punti vendita. L’impatto di questo tipo di prodotto è quindi molto ingente sia in termini energetici, per la produzione di CO2, sia in termini di sostenibilità dei metodi di pesca che risultano difficilmente controllabili, nonostante le certificazioni di qualità apposte sulle confezioni – continua Di Lernia -. Anche le condizioni di lavoro degli impiegati lungo la filiera restano un punto oscuro”.

Buono sì, ma che sia anche pulito e giusto

Non c’è dubbio che anche il pesce surgelato possa talvolta stuzzicare l’appetito: “Rispetto al palato, le cozze cilene surgelate su una pizza ben condita possono sicuramente risultare gradevoli, ma il solo gusto può guidare il consumatore verso scelte non sostenibili. È per questo che occorre sensibilizzare i consumatori anche su altri aspetti che determinano la qualità di un prodotto”. Quali? Slow Fish esiste proprio per rispondere a questa domanda (e ad assaggiare, perché le parole a volte non bastano): l’edizione del 2021 è a Genova dall’1 al 4 luglio, ma per tutto giugno si sono susseguiti talk, conferenze e webinar online. Proprio come quelli che hanno analizzato la percezione dei consumi di pesce durante il Covid, mettendo a confronto sei città italiane – Milano e Genova, Bologna e Venezia, San Benedetto del Tronto e Palermo.

A Slow Fish (a Genova) per imparare

Come sempre il cuore di Slow Fish lega la sua anima più gastronomica all’educazione dei cittadini di tutte le età, proponendo quest’anno una narrazione incentrata sulle connessioni tra tutti i soggetti coinvolti nei Cicli dell’acqua, partendo proprio dalle buone pratiche delle comunità che hanno saputo adattarsi ai cambiamenti degli ecosistemi. Anche in questa edizione abbiamo pensato a diversi appuntamenti, dedicati alle scolaresche, agli insegnanti e ai genitori che da nord a sud vogliono approfondire le tante domande sul mondo del mare. Qualche esempio?
Il percorso interattivo Fish’n’Tips, realizzato da Unione Europea, Mipaaf e Feamp e ospitato in piazza Caricamento, per arricchirvi di tante informazioni preziose sulla biodiversità marina, sulle nostre scelte alimentari, sull’effetto dei cambiamenti climatici sulle acque di mari e oceani. Mettetevi alla prova con Grande Blu – il gioco di carte ideato da Planet Idea e realizzato con carta Alga Favini. E per innescare una partecipazione attiva dei più piccoli in visita alla manifestazione insieme alle famiglie ci sono i chiodini di Quercetti, il gioco che ha reso famosa l’azienda torinese con figure a tema appositamente realizzate per Slow Fish. Il vicino Acquario di Genova invece, già protagonista di alcune anteprime digitali dedicate a studenti, insegnanti, educatori e genitori, propone ai visitatori un tuffo nel Mediterraneo per scoprire le caratteristiche degli squali e il motivo per cui questa specie subisce gli effetti della forte pressione di pesca in un’attività realizzata in collaborazione con UniCredit.

Il programma completo è su www.slowfish.it.

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