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Trasloco obbligato

A Genova nessuno ha voluto l’archivio del G8: così i 310 faldoni dei processi sono finiti a Bologna

Dovrà essere nuovamente digitalizzato e al momento non è consultabile in attesa di valutare con i legali le questioni di privacy

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Genova. Relazioni di servizio, ordinanze sulla gestione dell’ordine pubblico, informative dei servizi segreti, atti della commissione parlamentare di indagine, interrogatori, sentenze, registrazioni delle comunicazioni radio e delle telefonate all sala operativa della questura. Per anni, vale a dire per tutta la durata dei processi, questo materiale, conservato in circa 310 faldoni cartacei è rimasto nelle stanze di un appartamento al quarto piano di via San Luca 15, in centro storico.

Qui a partire dal 2002 aveva sede la segreteria legale dei processi del G8: una decina di consulenti supportavano gli avvocati nella indicizzazione e digitalizzazione degli atti e nelle ricerche utili per le udienze. Riunioni fino a notte fonda, analisi del materiale video fotografico, ma anche sede logistica per accogliere imputati, parti offese, avvocati che arrivavano da tutta Italia ma anche ricercatori e studiosi.

Poi i processi sono finiti, così come i fondi raccolti dalle associazioni per pagare l’affitto dei locali. Carlo Bachschmidt, che di quella segreteria è stato l’anima e il coordinatore, prima ha continuato a pagare l’affitto di un locale più piccolo poi ha dovuto prendere delle decisioni e oggi, mentre decine di associazioni a Genova celebrano il ‘ventennale del G8’ tra appuntamenti di ogni genere, autocelebrazioni e una buona dose di retorica, l’immane documentazione che ha consentito di ricostruire la verità storica di quelle giornate non è più a Genova.

L’allarme Bachschmidt l’aveva lanciato oltre tre anni fa sulle pagine di Genova24: nessuno a Genova sembrava davvero interessato all’archivio processuale sui fatti del G8: Bachschmidt aveva contattato senza esito le principali istituzioni genovesi dall’università di Genova al Comune.

A quel punto non è rimasta altra scelta che guardare a realtà non genovesi per non disperdere la documentazione che ha consentito di ricostruire la verità storica di quelle giornate. Così mentre la fondazione Feltrinelli di Milano aveva dato la sua disponibilità, Heidi Giuliani, che aveva già trasferito gli atti relativi alle indagini sulla morte di Carlo al centro di documentazione Lorusso-Giuliani che si trova all’interno del spazio Vag61 di Bologna, ha creato il contatto e oggi l’archivio del G8 è stato trasferito a Bologna dietro la supervisione dello stesso Bachschmidt .

“All’archivio sono stati consegnati solo gli atti cartacei – spiega il consulente – perché tutto il materiale video-fotografico acquisito nel corso del tempo per i processi necessità di liberatorie a parte. Molti degli autori infatti avevano fornito il materiale alla segreteria esplicitato il solo utilizzo per i processi. Una storia ancora a parte è il materiale di Indymedia che la segreteria legale ha riconsegnato agli attivisti e che dovrebbe riconnfluire nell’archivio del Vag61”.

Al momento l’archivio non è consultabile dal pubblico e perché lo diventi ci vorrà ancora tempo: “Occorrerà prima digitalizzarlo tutto e poi dovremo consultarci con i nostri legali per la documentazione che rischia di essere lesiva per la privacy”.

Fa una certa impressione che a Genova nessuno abbia trovato sufficientemente interessante mantenere in città l’archivio di uno dei fatti più importanti degli ultimi 70 anni: ”Il silenzio di questi anni da parte di tutti, parlo sia del movimento che delle istituzioni, è piuttosto indicativo: lo considerano qualcosa di irrilevante a cui non rispondere o mostrare indifferenza”.

Nel frattempo, però, con l’avvicinarsi del Ventennale, l’Università di Genova ha contattato Bachschmidt: “Credo abbiano in mente un progetto ma non so di cosa si tratti. Li incontrerò il 21 luglio ma ovviamente è chiaro che ormai l’archivio fisicamente rimarrà a Bologna. Se ci sarà un progetto utile e condiviso per rendere fruibile il materiale”.