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Vaccino, che fine farà AstraZeneca? In Liguria lo sceglie solo il 6% di chi può riceverlo

Il rischio è che migliaia di dosi rimangano inutilizzate: le Regioni sono ancora in attesa di indicazioni dalla struttura commissariale

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Genova. I numeri sono impietosi: a partire dal 9 giugno, data dalla quale è diventato possibile scegliere la tipologia di vaccino anti-Covid per gli over 60, sono stati prenotate 145 somministrazioni AstraZeneca e 127 Johnson & Johnson contro 4.066 Pfizer e 345 Moderna. Significa cioè che il siero anglo-svedese, protagonista in negativo dell’intera campagna vaccinale in Italia, ormai viene scelto solo dal 6% delle uniche persone che potrebbero riceverlo, quelle nella fascia 60-79 anni.

I dati sono quelli forniti da Liguria Digitale e fotografano una percentuale di adesione ormai bassissima. Un comportamento prevedibile che suona come il preludio a un progressivo accantonamento del vaccino AstraZeneca (ma anche Johnson & Johnson, che la Liguria ha riservato agli over 60 interpretando in senso restrittivo le raccomandazioni del Comitato tecnico scientifico), col rischio che migliaia di dosi rimangano inutilizzate nelle celle frigorifere in assenza di persone abilitate o comunque disposte a farsele iniettare.

Il fenomeno è ben visibile nelle fasce d’età dei meno anziani, quelli che finora erano stati i più restii a vaccinarsi proprio perché AstraZeneca non era una delle opzioni ma piuttosto l’unica scelta disponibile. Tra i 60-64enni su 2mila prenotazioni se ne contano 61 per AstraZeneca e 62 per Johnson & Johnson (il 6,1% complessivamente), tra i 65-69enni sono state 1.674 le prenotazioni di cui 41 AstraZeneca e 33 Johnson (ancora meno, il 4,4%). Più ridotti i numeri assoluti negli scaglioni successivi: per i 70-74enni 665 prenotazioni (il 6,9% ha scelto vaccini a vettore virale), infine nella fascia 75-79 anni 389 prenotazioni (il 7,4% con AstraZeneca o Johnson).

Del resto l’apertura alla possibilità di scegliersi la marca preferita, fino a poche settimane fa aborrita dal presidente Giovanni Toti, era arrivata proprio allo scopo di contrastare una possibile emergenza, e cioè l’insufficiente copertura vaccinale di una fascia di popolazione ancora troppo esposta al rischio Covid.

Allo stesso tempo la Regione contava di smaltire le dosi AstraZeneca in giacenza attraverso gli open day per over 18 su base volontaria, meccanismo che ha funzionato fino a venerdì scorso quando il Governo ha fermato la somministrazione del siero sotto i 60 anni dopo la tragica morte di Camilla Canepa a Genova. Già da diversi giorni, a dire il vero, si accumulavano le disdette e di conseguenza le dosi destinate a stare in magazzino.

Il risultato è che il vaccino AstraZeneca è rimasto senza una platea di riferimento. Sono circa 30mila le dosi necessarie a garantire i richiami degli over 60, mentre gli altri riceveranno la seconda dose Pfizer o Moderna, come deciso dal ministero e approvato di recente dall’Aifa. Nel mese di giugno erano previste in Liguria 52.200 dosi totali ed è probabile che a luglio ne arrivi un numero simile. Ma, se le consegne verranno confermate, migliaia di dosi sarebbero in eccedenza, visto che a questi ritmi di prenotazione si arriverebbe a stento a mille somministrazioni al mese.

Al momento aspettiamo indicazioni dalla struttura commissariale su come gestire eventuali giacenze“, fa sapere Barbara Rebesco, responsabile della logistica dei vaccini per Alisa. Problema che in realtà riguarda tutte le Regioni e che non si prospetta di facile soluzione, a meno di non cambiare per l’ennesima volta le indicazioni d’uso su AstraZeneca.

Nel frattempo oggi il presidente Toti ha anticipato una contrazione del 15% del ritmo di vaccinazione settimanale a causa delle nuove raccomandazioni sui vaccini a vettore virale ed è per arginare questo effetto che la Regione sta richiamando 10mila prenotati nel tentativo di anticipare il maggior numero possibile di somministrazioni e ricompattare le agende.

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