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Critici

Trasporto pubblico, ambientalisti e associazioni di mobilità bocciano il pums

Secondo realtà come Legambiente, Fridays for future e MobiGe il progetto degli assi di forza, basato sull'elettrico, porterà a una riduzione degli utenti

primo giorno scuola autobus e istituti

Genova. Le associazioni Legambiente, Fridays for future, Sìtram, MobiGe e Famiglie Senza Auto, a pochi giorni dalla commissione consiliare sul piano per il trasporto pubblico del Comune di Genova hanno espresso in una lettera aperta tutte le loro perplessità.

“Le Commissioni propaganda del Comune di Genova sugli “assi di forza” ovvero come raccontare ai Consiglieri che il Sole sorge a Nord (e ruota intorno alla Terra). Si è svolta Giovedì 3 Giugno una Commissione del Consiglio comunale genovese avente ad oggetto il progetto degli assi di forza. Sono stati invitati i sindacati (che hanno avanzato alcune problematiche) ma non si è sentita l’esigenza di sentire la campana dichiaratamente avversa.

Così, invece di essere l’occasione per verificare in modo oggettivo limiti e gravissimi problemi del progetto degli assi di forza e le conseguenze negative per i cittadini e gli utenti genovesi con gli aspetti positivi (consistenti peraltro solo nelle corsie riservate) la seduta di Commissione è diventata l’ennesima occasione da parte dell’Amministrazione Comunale per fare propaganda sul suo progetto, negando la realtà dei problemi e rasentando a tratti la mistificazione.

Sentir dire che con questo progetto diminuiranno gli interscambi, è solo una delle tante cose incredibili che si sono potute ascoltare per voce dei rappresentanti del Comune. Perché le cose stanno esattamente all’opposto, come evidenziato anche dalle Organizzazioni Sindacali, visto che lo stesso Comune ha scritto che l’indice di interscambio aumenterà.

Un silenzio pietoso sull’affollamento dei mezzi, visto che lo stesso Ministero ha scritto che 5 linee su 7 nelle ore di punta (cioè quando più utile e necessario sarebbe offrire un trasporto pubblico di qualità) sono sature e quindi non potranno far salire ulteriori passeggeri mentre il Comune continua a dire che si viaggerà meglio.

Sulle corsie gialle, forse l’unico aspetto positivo del Piano, continua l’ambiguità se esse saranno “riservate” (cioè solo segnate con la vernice) o se saranno “protette” (e cioè munite di cordoli); aspetto determinante per la riuscita dell’operazione, non solo per opinione nostra (e del Ministero) ma anche secondo i sindacati e perfino del prof. Musso. Nulla sul fatto che il Comune, lungi dall’incrementarle e renderle operative da subito (è un anno che lo chiediamo), le sta invece togliendo, come accaduto di recente a Sampierdarena.

È stato persino detto che il 70% di percorsi riservati/protetti è il massimo che i tecnici, con un lavoro “strada per strada”, sono riusciti a determinare, quando invece è il valore minimo che il Ministero ha imposto per definire le linee con percorso vincolato. Valore minimo che, si badi bene, in Valbisagno non si raggiunge (58%), proprio dove sarebbe più necessario.

L’elettrico è lo slogan buono per tutte le stagioni, e poco importa che questo afflato “green” porterà ad una riduzione degli inquinanti e dei gas serra addirittura risibile (come evidente nero su bianco dalla documentazione di progetto). Per il Comune basta sostituire i bus termici con filobus, meglio, con bus a batteria, e tutto meravigliosamente andrà a posto.

Perché per il Comune (ed il suo “consulente” prof. Musso) un bus elettrico equivale a un tram, anche se il primo porterà poco più di un centinaio di persone (e meno di un bus termico di corrispondente dimensione per problemi di carico massimo) ed il secondo ne porterebbe più del doppio. Il vero salto di qualità non lo determina il motore (da gasolio a filo o batteria) ma la capienza delle vetture insieme al vincolo della rotaia. Promesso il tram in campagna elettorale, il sindaco Bucci oggi dai bus, passando per il filobus, ci fa tornare ai bus (a batteria).

Ma è perché la tecnologia “è in evoluzione”, sempre secondo il consulente del Comune Musso, quando dice ancora una volta che ci saranno “i filobus senza fili e i tram senza rotaie”. Di questo passo ci dirà (portandosi avanti, perché il Comune di Genova è “troppo avanti”) che a breve verrà introdotta anche la tecnologia (come in un film di fantascienza di alcuni anni fa intitolato Downsizing) di miniaturizzazione degli utenti.

Ma a ben vedere la miniaturizzazione degli utenti, nel senso della loro riduzione di numero, è una “tecnologia” che questa Amministrazione Comunale sta portando avanti da tempo. E’ semplice, basta non fare nessuno degli interventi che possano migliorare il servizio e gli utenti calano di conseguenza (ormai siamo sotto il 30% di utilizzo quando fino a pochi anni fa eravamo sopra il 40%, ponendo Genova ai vertici nazionali per uso dei mezzi pubblici).

Adesso per il futuro si progetta il taglio del servizio stesso (1 milione di km anno) e lo si renderà ancora più scomodo a causa dell’affollamento delle vetture e degli interscambi forzati, con conseguenza che potrebbero essere disastrose. Il tutto, raccontando – senza contraddittorio – in
commissione ai consiglieri quanto è bello il progetto degli assi di forza e come questa amministrazione stia ricercando la “sostenibilità”.

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