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Opposizione

Sentinelle in piedi a Genova contro il ddl Zan: “Ci chiamano omofobi, diranno che siamo malati”

Una trentina di persone ha manifestato in piazza De Ferrari: "I bambini non sono una merce", "Sì alla natura, no al disordine", "No al pensiero unico"

Genova. Le Sentinelle in piedi sono tornate a darsi appuntamento a Genova, in piazza De Ferrari, per dire no al ddl Zan che punisce l’istigazione all’odio e le discriminazioni in base a orientamento sessuale, sesso, genere e identità di genere estendendo le norme già previste dalla legge Mancino. Alla veglia, convocata nel nome dell’hashtag #restiamoliberi, ha partecipato una trentina di persone che sono rimaste in piedi davanti al palazzo della Regione leggendo libri ed esponendo cartelli.

“È una legge che, se approvata potrà rendere perseguibile penalmente chiunque non si conformi al pensiero unico – ha spiegato al megafono uno dei portavoce -. Il ddl zan non serve a impedire violenze o discriminazioni, che vengono già punite dal codice penale, anche con le aggravanti, se necessarie. Invece il testo ha lo scopo di imporre con la forza della legge, una visione dell’uomo fluido, privato dei suoi legami fondamentali, senza identità, confuso e quindi facilmente manovrabile”.

Sarà un potenziale omofobo chiunque non sposi il pensiero delle realtà cosiddette Lgbt che peraltro sono le prime a discriminare quando pretendono di parlare in nome di tutte le persone che provano attrazione per lo stesso sesso, molte delle quali sono contrarie a questo testo, in quanto consapevoli che una legge non può garantire la felicità”, ha aggiunto.

Secondo le Sentinelle in piedi l’ideologia gender è già entrata nelle scuole e si imporrà ancora di più con l’istituzione della giornata scolastica obbligatoria sulla cosiddetta omotransfobia. Mamma e papà diventeranno parole tabù quanto discriminatorie. Siamo di fronte a un testo funzionale alla repressione del dissenso. Si punirà e poi si rieducherà come previsto dal testo stesso chi dice che il matrimonio è solo tra un uomo e una donna e che ogni bambino ha diritto di crescere in una famiglia con un padre e una madre”.

“A questo potere – continuano – non sfugge alcun partito, neanche quelli che dicono di opporvisi. L’ondata di entità sovranazionali sempre più in mano alla grande finanza pretendono di definire cosa ci fa bene e cosa ci fa male, quali sono i diritti concessi e quali no, quali attività sono essenziali e quali no, cosa si può dire e quali no. Etichettare le persone come omofobe è il preludio a segnalarle come affette da una patologia. Non è solo una questione di libertà. Questo testo impedirà di esporre pubblicamente la verità sull’uomo, ovvero che nasciamo maschi e femmine, ma nessuna legge potrà cambiare la realtà”.

Diversi i messaggi esposti sui cartelli: “I bambini non sono una merce”, “Una mamma, un papà”, “Sì alla natura, no al disordine“, “No alla rieducazione Lgbt per chi non si allinea al pensiero unico”.

A “disturbare” la manifestazione dalla zona di Palazzo Ducale una piccola banda musicale proveniente da Marsiglia, i Tuspareik, in giro per l’Europa e casualmente a Genova per una tappa di dieci giorni. Dopo aver chiesto e saputo le ragioni della manifestazione delle Sentinelle in piedi, hanno commentato: “Suoneremo ancora più forte” e hanno suonato YMCA, brano simbolo delle lotte per i diritti Lgbt.

 

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