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L'intervista

Sedici anni di trincea tra fabbriche e cantieri navali, Bruno Manganaro lascia la segreteria della Fiom

Fincantieri? "La vittoria più importante perché ci stavano chiudendo". Il futuro? "Se la Cgil vorrà vorrei lavorare con precari, disoccupati e lavoratori stranieri, è un mondo che non può essere abbandonato"

binari manifestazione fincantieri bruno manganaro

Genova. Otto anni da segretario generale, preceduti da altri otto da responsabile della cantieristica dentro la segreteria delle tute blu della Cgil. Ora, dopo 16 anni, Bruno Manganaro passa la mano per la regola dei due mandati e da venerdì 11 giugno non sarà più il segretario della Fiom genovese. Entrato in Cgil come delegato della funzione pubblica, lui che di lavoro faceva l’operaio per il Comune di Genova e poi per Amiu, il suo impegno nel sindacato lo ha sempre dedicato alle fabbriche. A pochi giorni dall’addio, anche se proprio di un addio non si tratterà, Genova24 ha voluto tracciare con lui un bilancio.

– La più importante vittoria sindacale di questi anni?
Senza dubbio quella di Fincantieri perché nel 2009 lo stabilimento di Sestri ponente lo volevano chiudere. Io seguivo la cantieristica e Franco Grondona era il segretario. Ero stato una settimana a dormire in fabbrica insieme ai lavoratori. Fu una lunga battaglia fatta di scioperi, blocchi e la paura di perdere ce l’abbiamo avuta eccome. Ma invece vincemmo: si arrivò a quella mediazione di un ‘rumore del lavoro’ con la prima commessa e se oggi Fincantieri continua a dare lavoro a Genova fu merito soprattutto della Fiom

– Il rammarico più grande?
Tutte le volte in cui chiude o viene delocalizzata un’azienda. In particolare ricordo le proteste alla Kavo Promedi di Nervi, dove l’azienda provò a portar via i macchinari di nascosto e in piena notte o quello della Eaton Gitiesse in Val Polcevera. In entrambi i casi nonostante scioperi, blocchi e trattative per la buonuscita del lavoratori, le multinazionali a capo di queste aziende avevano delocalizzato all’estero.

– Piaggio Aero?
La Fiom era abbastanza debole nello stabilimento di Genova. Ci provammo a dare battaglia arrivando all’occupazione dello stabilimento ma il dato negativo fu che quell’occupazione non mise in moto un pezzo della fabbrica che era a Savona che rimase zitta in silenzio. E’ stata una rottura che ha pesato. Alla fine si arrivò a una piccola mediazione in cui una piccola parte della fabbrica è rimasta aperta ma la produzione principale è andata a Villanova d’Albenga. e’ una sconfitta certo, ma una lotta di quel tipo non si può costruire in poco tempo. La Fiom era debole ed è rimasta debole lì dentro, quindi non abbiamo potuto far altro che prenderne atto

– L’Ilva rimane una vertenza incertissima…
L’Ilva ovviamente è una delle vertenze preponderanti. Quando ci fu l’accordo del 2005 ero appena entrato in Fiom ma avevo ancora un ruolo quasi da spettatore. Negli anni ho imparato tutto grazie a Franco [Grondona ndr] , ogni singolo pezzo di quella storia è diventato anche mio. Poi come segretario ho vissuto il commissariamento, l’era Calenda, quella di Di Maio, il passaggio Mittal. E’ una storia, quella dell’Ilva, che ancora non sapremo come finirà anche se oggi è più facile essere pessimisti. Ovviamente a me interessano i nostri mille lavoratori genovesi prima di tutto, ma in generale credo che L’Ilva debba rimanere aperta a Taranto sfruttando i 4 miliardi che possono arrivare dall’Europa per la transizione energetica che però, come ha ricordato Cingolani, arriveranno solo se Taranto non chiude. Da lì e grazie a quei soldi si può cominciare a disegnare il futuro di Taranto e investire nella ricerca per la siderurgia.

manganaro ilva
Un corteo dell'Ilva guidato dal segretario della Fiom

– Come è cambiato il lavoro in questi anni?
E’ cambiata la composizione di classe con più precariato, salari più bassi e tutta un generazione di lavoratori, spesso stranieri, sempre più ricattabili dalla logistica al commercio alla stessa industria. Basti vedere Fincantieri: su 1500-2000 lavoratori complessivi solo 750 sono dipendenti diretti. Il resto sono lavoratori degli appalti, molto spesso sono immigrati. Sono difficili da raggiungere e non lo puoi fare sul posto di lavoro, ma ai cantieri la Fiom sta lavorando da qualche anno e i risultati piano piano si vedono con nuovi iscritti e con lavoratori che chiedono aiuto magari per il permesso di soggiorno o per gli assegni famigliari. Qualche mese fa c’è stato un episodio inaspettato: eravamo davanti ai cancelli per uno sciopero nazionale per il rinnovo del contratto, un furgone cercava di passare e io mi sono messo davanti per bloccarlo. in un attimo ho trovato intorno e davanti a me decine di lavoratori del Bangladesh. Ma non era un caso: è il lavoro fatto in questi anni dai delegati.

– E il sindacato come è cambiato?
Più che come è cambiato il rischio per il sindacato è di non essere cambiato abbastanza. E’ rimasto legato a un’ordinaria amministrazione, quella secondo cui fai un appello alla mobilitazione e i lavoratori si mobilitano. Oggi non è più cosi e sui posti di lavoro il sindacato non è abbastanza presente. Paradossalmente in tempo di smart working devi esserci di più tra i lavoratori, devi trovare il modo di intercettarli perché questi lavoratori isolati e precari non possono essere abbandonati ma possono invece essere organizzati anche se non è un lavoro facile né dai risultati immediati.

– Il tuo futuro dove lo vedi?
Anzitutto credo per alcuni mesi darò un supporto al nuovo segretario sulla vertenza Ilva come fece Franco Grondona con me. Poi vedremo: io ho detto alla Cgil che sono a disposizione ma devono ancora dirmi se sono un problema o una risorsa. Io ho fatto delle proposte su tematiche che mi interesserebbe seguire. Nel frattempo credo che resterò in Fiom come funzionario.

– Quali proposte?
Mi piacerebbe occuparmi dei lavoratori stranieri e questo lo farò sicuramente attraverso l’associazione Genovasolidale, ma credo che in Cgil servirebbe un’attività continua sui disoccupati che si intrecciano con il variegato mondo del precariato, di cui una parte sempre più ampia è costituita propri dai lavoratori stranieri. La Cgil ha lanciato un nuovo coordinamento dei disoccupati, ecco quello sarebbe uno spazio in cui con il ruolo che deciderà la Cgil, mi piacerebbe impegnarmi ma, come ho già detto, al momento nulla mi è stato comunicato.