Platea esaurita e applausi (tiepidi) per il Sogno di una notte di mezza estate al Festival di Nervi - Genova 24
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Platea esaurita e applausi (tiepidi) per il Sogno di una notte di mezza estate al Festival di Nervi fotogallery

Debutto, ieri sera, per il Nervi Music Ballet con una prima assoluta tratta da un'idea di Davide Livermore

sogno di una notte di mezza estate

Genova. Qualcosa non ha entusiasmato a giudicare dall’accoglienza finale riservata dal numeroso pubblico al debutto assoluto del Sogno di una notte di mezza estate al Festival di Nervi ieri sera.

L’inaugurazione della kermesse, con i discorsi entusiastici sulla ripartenza anche di eventi come questo da parte del sovrintendente Claudio Orazi, del sindaco Marco Bucci e del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, ha disorientato qualche spettatore e conquistato altri.

Lo spettacolo, durato circa un’ora e cinque minuti, prevedeva l’esecuzione della composizione di Felix Mendelssohn-Bartholdy presentata per la prima volta nel 1843 proprio come musica di scena legata all’opera shakespeariana.

Promossa l’esecuzione dell’orchestra, diretta da Roland Böer: tutto è filato via liscio, marcia nuziale compresa (lo sapevate che il celebre brano suonato ai matrimoni arriva da qui?). La musica di Mendelssohn è un piacere per le orecchie, ma lo è stato anche per gli occhi grazie ai suggestivi e calzanti i video di D-Wok proiettati sul maxi schermo alle spalle dei musicisti e del coro, impreziosito dalle soliste Giorgia Rotolo, soprano, e Carlotta Vichi, mezzosoprano.

L’atmosfera dei parchi di Nervi è notevole e davvero unica. Un palcoscenico naturale che esalta il ricco programma del Festival: mare sullo sfondo e verde tutto attorno. Un palcoscenico davvero invidiabile.

All’epoca era quasi abituale l’uso dei cosiddetti melologhi: pezzi dove la musica strumentale accompagna e commenta la recitazione degli attori. In questo caso è forse questa parte ad aver incontrato in modo minore il favore della platea. La voce narrante di Caterina Murino, nella regia di Allex Aguilera (da un’idea di Davide Livermore), è stata impostata per essere molto sopra le righe, ricorrendo spesso a uno schiocco di lingua ammiccante che può non avere convinto pienamente parte del pubblico. Un pubblico, occorre dirlo, che a volte si distraeva, soprattutto nelle retrovie, estraendo il cellulare.

Altra considerazione da fare è che per chi è arrivato allo spettacolo senza conoscere per intero la commedia shakesperiana (qualche commento ci è arrivato alle orecchie), il melologo non aiutava a capire troppo la vicenda e anche se questo è un problema che prescinde la messa in scena in questione, ci sentiamo comunque di lanciare una riflessione costruttiva in merito: un breve testo stampato sul programma di sala presente in ogni sedia a disposizione del pubblico avrebbe aiutato.

Davanti alle biglietterie alcuni rappresentanti sindacali (Cgil-Slc, Uilcom, Fials, Snater) hanno distribuito un volantino di contestazione contro l’attuale amministrazione del Teatro: sotto accusa la gestione giudicata miope e sorda, l’eccessivo costo dei dirigenti che pone il teatro cittadino fra i primi cinque in Italia (mentre è all’ultimo posto nella classifica del Fus), l’organico ai minimi storici, la programmazione inadeguata e autoreferenziale.