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Dopo l'asta deserta

Nuovo Galliera, il M5S: “Troppe ombre sull’impianto del progetto appoggiato da Regione e Comune”

"Abbiamo più volte segnalato che il percorso di realizzazione del Nuovo Galliera consegnerebbe alla città un ospedale ridotto, con l'aggravante di essere costosissimo"

Nuovo Galliera rendering 2021

Genova. “Tra procedure di gara incautamente bandite su un progetto definito ancora sub iudice, sentenze del Tar ribaltate dal Consiglio di Stato con cui di fatto si tirano le orecchie alla Soprintendenza ligure e ora persino gare deserte, è evidente quanto il progetto per il Nuovo Galliera sia nato sotto una cattiva stella. Gli unici a non volerne prendere atto sono Regione e Comune di Genova, che imperterriti insistono nella difesa del percorso intrapreso con i vertici dell’ente ospedaliero”.

Lo dichiarano i capigruppo regionale e comunale del M5S Fabio Tosi e Luca Pirondini, primo firmatario peraltro di un’interrogazione che verrà discussa oggi in Consiglio comunale in cui si chiede al sindaco e alla Giunta se non è il caso di ritirare, in autotutela, il permesso di costruire.

“Con la sentenza del Consiglio di Stato, infatti, i requisiti su cui poggiava quel permesso sono venuti a mancare – spiega Pirondini -. Ricordiamo inoltre che sul Galliera insiste anche l’affaire del bar “Bruna”, acquistato per essere abbattuto e per potervi costruire il nuovo Pronto Soccorso: fu pagato tre volte il suo valore, cioè 475mila euro. Troppi, secondo la procura regionale ligure della Corte dei conti”.

“Siamo gli unici a contestare l’impianto del progetto tanto caldeggiato da Regione – aggiunge Tosi -: Un progetto che riduce i posti letto, contravvenendo peraltro ai vincoli del lascito della Duchessa Galliera, in favore di un’operazione immobiliare che evidentemente non convince i possibili interessati”.

“Come M5S abbiamo più volte segnalato che il percorso di realizzazione del Nuovo Galliera consegnerebbe alla città un ospedale ridotto, con l’aggravante di essere costosissimo, foriero di lavori mastodontici di cementificazione e persino di eradicamento di alberi centenari. Il tutto senza dimenticare il rischio di dissesto idrogeologico della collina di Carignano, fattore già segnalato a suo tempo dai tecnici del Comune”, concludono Tosi e Pirondini.

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