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Il dialogo

Navi delle armi, i portuali del Calp in ‘missione romana’ dopo la lettera a papa Francesco

Al papà che disse "bravi!" per il rifiuto di imbarcare armi hanno chiesto nuove parole di solidarietà. E probabilmente riusciranno a incontrarlo presto

collettivo autonomo lavoratori portuali (Calp)

Genova. “Abbiamo deciso di rivolgerci a Lei perché abbiamo bisogno di un altro atto di solidarietà e coraggio da parte Sua per dimostrare che non bisogna aver paura a dire la verità, a lottare per la pace e contro quella che giustamente lei ha definito ipocrisia armamentista”. Lo scrivono i portuali del Calp nella lettera inviata una settimana fa a papa Francesco, lettera che oggi li ha portati fino a Roma. Non per incontrare direttamente il papa – non ancora – ma per essere ricevuti da quello che è di fatto il suo braccio destro, vale a dire il cardinale Francesco Coccopalmerio che li ha anche invitati a fare un intervento su economia e armi al seminario sul Multipolarismo che stamani l’alto prelato ha organizzato all’Università la Sapienza di Roma.

A Coccopalmerio i portuali hanno portato anche le magliette del collettivo e la lettera per sua santità consegnata stavolta a mano. Per incontrare papa Francesco ci vorrà ancora un po’ di tempo per il rispetto dei protocolli della santa Sede, ma i portuali genovesi sono fiduciosi: “Ora scriveremo una lettera al monsignor Tasca e speriamo di incontrare lui nelle prossime settimane e, attraverso di lui, chiederemo di essere auditi dal Papa, ma l’incontro di oggi ci fa ben sperare – spiega José Nivoi – Già non avremmo mai pensato di ritrovarci su due piedi a parlare ad un seminario di fronte a giovani universitari come è accaduto stamani”.

collettivo autonomo lavoratori portuali(Calp)
L'intervento dei portuali genovesi alla Sapienza

D’altronde, era stato proprio Papa Francesco ad avviare il dialogo, seppur indiretto, quando nel novembre del 2019, tornando in aereo da un viaggio in Asia dopo aver letto che a Genova i portuali avevano scioperato rifiutandosi di caricare materiale bellico su una nave destinata a rifornire l’Arabia Saudita per la guerra in Yemen li aveva indicati come esempio da seguire. “In un porto, adesso non ricordo bene – aveva detto Papa Francesco – è arrivata una nave piena di armi che doveva passare le armi a una nave più grande che doveva andare nello Yemen, e noi sappiamo cosa succede nello Yemen. I lavoratori del porto hanno detto no. Sono stati bravi! E la nave è tornata a casa sua. Un caso, ma ci insegna come si deve andare” aveva detto il Pontefice (qui il video con l’intervento del Papa)

Così i portuali genovesi, che oggi per quell’attività antimilitarista sono indagati dalla procura di Genova con l’ipotesi di associazione per delinquere si sono rivolti a Sua Santità, con una lettera che è stata ripresa dal Faro di Roma, quotidiano no profit molto vicino alla Santa Sede: “Ci creda – hanno scritto i portuali del Calp a papa Francesco – siamo tutto fuorché delinquenti. Abbiamo organizzato scioperi, blocchi, qualche azione diretta per attirare l’attenzione su quanto stava passando dai nostri porti. Mettendoci la faccia, senza nasconderci, sempre alla luce del sole e prestando attenzione che nessuno si facesse male, con coraggio e ostinazione. Questa lotta ora sta coinvolgendo tanti altri lavoratori portuali italiani e stranieri e per questo stanno cercando di isolarci con condanne gravi che peseranno sulle nostre vite”.

Abbiamo bisogno di sentire nuovamente le sue parole quando ha detto “Occorre parlare come fratelli. La fratellanza umana! Fermiamoci ragazzi, fermiamoci perché la cosa è brutta!” Abbiamo bisogno che questa vicenda che ci vede coinvolti venga archiviata e che certe accuse assurde vengano ritirate. “Abbiamo bisogno del suo aiuto e dell’aiuto di tutti per poter continuare da lavoratori portuali a contrastare il traffico di armi”.

Intanto a Genova questa mattina, l’ennesimo attracco di una nave della compagnia Bahri ha fatto mobilitare un ampio contingente di polizia, uno scenario ormai consueto anche non del tutto spiegabile visto che non è stata organizzata nessuna manifestazione ma che rende l’idea della preoccupazione che suscita l’ipotesi che la protesta antimilitarista – che si sta allargando anche in altre città – possa riprendere vigore nonostante le inchieste in corso. Proprio questo pomeriggio i portuali del Calp saranno a Livorno dove il sindacato Usb ha organizzato un incontro dal titolo ‘Porti chiusi alle armi’.