M5s, Beppe Grillo silura Conte: "Non ha visione politica, ora votiamo su Rousseau" - Genova 24
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M5s, Beppe Grillo silura Conte: “Non ha visione politica, ora votiamo su Rousseau”

Il comico genovese liquida l'ex premier, per molti è lo strappo definitivo all'interno del movimento

Generico giugno 2021

Roma. Giuseppe Conte? “Non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione”. E la sua proposta per riformare il Movimento 5 Stelle? “Non possiamo lasciare che un movimento nato per diffondere la democrazia diretta e partecipata si trasformi in un partito unipersonale governato da uno statuto seicentesco”.

Così, con la consueta formula del post sul blog, il fondatore del M5s Beppe Grillo liquida l’ex premier Giuseppe Conte e il suo progetto per garantire un futuro al movimento. Uno strappo che molti considerano definitivo e che potrebbe sancire un punto di svolta epocale nella (breve) storia dei pentastellati.

Il comico genovese, tuttora “garante” del movimento, prende in mano la situazione. E scrive: “Indìco la consultazione in rete degli iscritti al Movimento 5 Stelle per l’elezione del comitato direttivo, che si terrà sulla piattaforma Rousseau. Ho, pertanto chiesto a Davide Casaleggio di consentire lo svolgimento di detta votazione sulla piattaforma Rousseau e lui ha accettato. Chiederò, poi, al neoeletto comitato direttivo di elaborare un piano di azione da qui al 2023″.

“Vanno affrontate le cause per risolvere l’effetto ossia i problemi politici (idee, progetti, visione) e i problemi organizzativi (merito, competenza, valori e rimanere movimento decentralizzato, ma efficiente)”. E Conte, secondo Beppe Grillo, “non potrà risolverli”. L’ex premier “può creare l’illusione collettiva (e momentanea) di aver risolto il problema elettorale, ma non è il consenso elettorale il nostro vero problema. Il consenso è solo l’effetto delle vere cause, l’immagine che si proietta sullo specchio. Conte non ha né visione politica, né capacità manageriali”.

“Chiederò al Comitato direttivo” di indicare “qualcosa di concreto, indicando obiettivi, risorse, tempi, modalità di partecipazione vera e, soprattutto, concordando una visione a lungo termine, al 2050. Questo aspettano cittadini, iscritti ed elettori. Una visione chiara di dove vogliamo andare e in che modo. Il perché, il cosa e il come. È sempre stata la nostra forza: consentire a tutti di sapere quale sarà il viaggio e accogliere chi è pronto per una lunga marcia. In alto i cuori!, ha concluso Grillo.

Intanto è stata convocata per domani alle 19, e comunque dopo i lavori d’Aula, l’assemblea del gruppo dei deputati M5s. All’ordine del giorno il “confronto sul M5S” dopo il post con cui Beppe Grillo ha di fatto messo fine al progetto di Giuseppe Conte.

Un problema che riguarda ormai ben pochi degli eletti liguri tra le fila del movimento nel 2018. Dopo il voto di fiducia al governo Draghi hanno lasciato in autonomia o sono stati espulsi al Senato Mattia Crucioli (tra i fondatori della nuova componente del gruppo misto L’alternativa c’è) e Mattia Mantero, alla Camera Marco Rizzone (oggi fedele a Coraggio Italia, la nuova formazione co-fondata da Giovanni Toti) e Leda Volpi (confluita in L’alternativa c’è), lasciando i pentastellati con 4 parlamentari su 8.

“Grillo non ha torto quando sostiene che Conte non ha visione. E Conte non ha torto quando evidenzia che Grillo si comporta da padre padrone – commenta su Facebook Mattia Crucioli -. Il fatto è che a entrambi importa solo comandare su ciò che resta del M5s: con uno statuto da pieni poteri, l’uno, o con un direttorio tardivo e d’accatto su cui dettar legge, l’altro. Non uno dei due che metta in discussione il sostegno a questo governo che affonda i lavoratori, mente sulla pandemia, si inchina a poteri stranieri e pone le basi per decenni di subalternità dell’Italia”.

“Fortunatamente sono fuori da queste diatribe sterili, è un peccato che un movimento nato per combattere l’autoreferenzialità della politica sia diventato così auto referenziale, stanno lì a guardarsi l’ombelico mentre Draghi gestisce da banchieri i fondi del recovery”, gli fa eco Mattia Mantero.

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