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La congiura del Fiesco: dal 19 giugno in piazza San Lorenzo il “Games of thrones” genovese fotogallery

Attivata una convenzione con i locali che danno sulla piazza per chi ha prenotato il biglietto dello spettacolo. I dehors fanno da ulteriore cornice alla platea

Genova. Pur essendo un testo ambientato a Genova non era mai stato messo in scena dal Teatro Stabile, oggi Teatro Nazionale. La mancanza sarà colmata dal 19 giugno al 4 luglio, quando “La congiura del Fiesco a Genova” di Friedrich Schiller andrà in scena in piazza San Lorenzo (ore 21.30, durata 2 ore). Si tratta di una nuova produzione del Teatro Nazionale di Genova con una messa in scena studiata appositamente per la location. Ingresso gratuito con prenotazione sul sito a questo link.

Un palco che ha una propaggine che arriva quasi sino alla scalinata della cattedrale, studiato per rendere visibili i movimenti degli attori a 360 gradi.

La storia è quella da cui anche Giuseppe Verdi ha tratto un’opera: il Simon Boccanegra. La vicenda è nota e, per spiegarla in modo più contemporaneo, Carlo Sciaccaluga, il regista, la paragona a un Games of Thrones ante-litteram.

Repubblica di Genova, 1547. Andrea Doria ha ottant’anni. Nonostante non mantenga nessuna carica ufficiale, domina incontrastato la scena politica genovese. Il nipote Giannettino aspetta con ansia il proprio momento: vorrebbe rovesciare la Repubblica, farsi duca di Genova e governare da solo. Le speranze degli oppositori, che pensano che i Doria abbiano troppo potere e che le antiche libertà della Repubblica siano a rischio, sono riposte in una sola persona, il giovane Conte di Lavagna, Gianluigi Fieschi.

I protagonisti, in splendidi costumi d’epoca realizzati apposta per l’occasione dalla sartoria del teatro, si batteranno per il dominio sulla città, distruggendosi l’un l’altro, per poi ricostruire.

“Questa non è solo una storia genovese – spiega Sciaccaluga – ma anche europea, se un giovane tedesco si prende la briga di scrivere questo. Schiller nel 1873 aveva 24 anni e viveva in una società repressiva, dove in teatro era vietato dire la parola libertà. Quella vicenda viene dunque considerata paradigmatica di qualcosa. Anticipa il percorso della Rivoluzione francese, il Terrore, Napoleone e la Restaurazione. È una storia complicata e appassionante tipo Games of Thrones”.

Il regista evidenzia alcuni aspetti del testo: “La politica è complicata, è necessario il compromesso e sapersi orientare al bene o al male a seconda delle decisioni. Questa però è anche una grande storia di passioni private travolte poi dalle passioni pubbliche. I personaggi femminili sono straordinari a partire da Eleonora, moglie di Gianluigi Fieschi, che quando viene messa al corrente del progetto di congiura ormai avanzato gli dice: ‘Torna indietro, abbi coraggio’”.
Nel testo è anche stata inserita una ventina di battute in genovese.

La congiura del Fiesco a Genova sarà riproposto nella primavera del 2022 durante la stagione ‘al chiuso’ del Teatro Nazionale, ma dalla conferenza stampa sono emerse anche altre suggestioni: “Speriamo possa diventare riferimento produttivo fisso che racconta la storia nostra città – auspica Ilaria Cavo, assessore alla Cultura della Regione Liguria – una base per un progetto ancora più grande, un investimento a lungo termine che non si esaurisce in una stagione”.

Davide Livermore, direttore del Teatro Nazionale le fa eco: “Speriamo ogni anno riproporre la Congiura e renderlo come l’Aida per l’Arena di Verona. Riportando a Genova ciò che riguarda ognuno di noi”. Livermore ha anche annunciato che l’Orestea, a cui sta lavorando attualmente a Siracusa, verrà proposta in cartellone nel capoluogo ligure.

“Questo è un momento bellissimo del nostro Teatro – aggiunge Livermore – in una cornice unica come piazza San Lorenzo. In Italia spesso non ci si rende conto della potenzialità. Abbiamo risolto i problemi con gli esercenti dei dintorni grazie all’impegno di tutti, Comune compreso. Questo progetto dà il senso profondo di fare teatro pubblico: portare bellezza a tutta la città ed essere collante prestigioso per la gente”.

Per l’occasione è stata attivata una convenzione con i locali che danno sulla piazza per chi ha prenotato il biglietto dello spettacolo. I dehors fanno da ulteriore cornice alla platea.

Anna Varaldo, che si è occupata di scene e costumi anticipa: “Le nostre quinte sono la città. L’obiettivo era di porci come spettatori e dialogare con la cattedrale. In questo modo i personaggi si muovono sulla piazza su più fronti. Per quanto riguarda i costumi abbiamo fatto uno studio sulla ritrattistica cinquecentesca, ma li abbiamo rielaborati con una visione contemporanea, rifacendoci allo studio dell’alta moda”. I costumi sono studiati e divisi per blocchi cromatici: “Per evidenziare le famiglie di appartenenza. I repubblicani e congiurati sono abbigliati di nero. I Doria in porpora, che significa potere, sul Fiesco abbiamo pensato a ombre e luci”.
Paola Martini, direttore del museo diocesano, che ha ospitato la presentazione aggiunge: “Stiamo ricostruendo da un anno il monumento funebre di Luca Fieschi, cardinale avo di Gianluigi. Un modo per riportare in vita la grandiosità di una famiglia a Genova e fuori dopo la damnatio memoriae”.

La produzione del Teatro Nazionale di Genova si configura come un grande allestimento, che coinvolge oltre 25 maestranze tecnico-artistiche e un cast composto da 12 attori, selezionati attraverso una call e in parte formatisi alla Scuola di Recitazione del Teatro – Simone Toni, Aldo Ottobrino, Barbara Giordano, Roberto Serpi, Irene Villa, Andrea Nicolini, Francesco Sferrazza Papa, Silvia Biancalana, Maurizio Bousso, Marco Grossi, Melania Genna, Chiara Vitiello – per riportare in vita i personaggi immortalati nella storia e nella toponomastica della nostra città. Uno spettacolo corale, che si apre con una danza rinascimentale (le musiche originali sono di Andrea Nicolini) per poi incalzare lo spettatore con avvincenti scene d’azione.

Il sindaco di Genova Marco Bucci chiosa: “Il Teatro non si è fermato anche in questa zona grigia degli ultimi mesi, è importantissimo fare cultura, che si traduce anche in comportamenti delle persone. Questo testo evidenzia il conflitto tra la voglia di poter fare qualcosa per la propria città, che diventa subito potere, e i sentimenti nobili delle persone”.