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Preoccupazione

Ex Ilva, sale la tensione a poche ore dal corteo: “Il Governo si imponga su Mittal”

Per domani mattina appuntamento alle 7 davanti ai cancelli, poi a Cornigliano si uniranno le delegazioni delle altre fabbriche genovesi e i portuali

manganaro ilva

Genova. C’è grande preoccupazione per l’ordine pubblico in vista del corteo di domani dei lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano, dopo che Acciaierie d’Italia ieri pomeriggio, con una lettera inviata alle segreterie genovesi di Fiom, Fim e Uilm, ha detto no alla richiesta dei sindacati di sospendere la procedura di cassa integrazione che partirà quindi da lunedì 28 giugno per tutti i 981 operai di Cornigliano. La lettera è arriva al termine di due giorni di sciopero dei lavoratori genovesi con blocchi e cortei che hanno messo in grave difficoltà il ponente dal punto di vista della viabilità, ma che sono stati accolti complessivamente con spirito di solidarietà da parte dei genovesi.

L’azienda, il cui cda è ancora formato solo da membri di Arcelor Mittal nonostante i 400 milioni versati da Invitalia che porteranno a una co-gestione, ha dunque tirato dritto con il totale silenzio del Governo. Le diplomazie sono al lavoro in queste ore presso i ministeri competenti, da un lato il Mise dall’altro il ministero guidato dal ligure Andrea Orlando, ma il tempo stringe e i sindacati chiedono un intervento pubblico che imponga a Mittal di fare un passo indietro.

Fra l’altro, dopo la sentenza del consiglio di Stato di ieri, nemmeno a Taranto i sindacati hanno firmato l’accordo per la cassa integrazione. “A questo punto la soluzione più sensata sarebbe che il Governo stoppasse l’azienda per qualche giorno e convocasse tutti a Roma – commenta Bruno Manganaro della Fiom – C’è una nuova prospettiva per gli stabilimenti Ilva e sarebbe il momento di cominciare a discuterne”.

Ma le ore ormai scarseggiano e Fiom, Fim e Uilm, insieme alle rsu stanno organizzando il corteo di domani. L’appuntamento per i lavoratori dell’Ilva è alle 7 davanti alla fabbrica. Per tutti gli altri l’appuntamento sarà come sempre in piazza Massena. Con i lavoratori dell’Ilva saranno i piazza i metalmeccanici di Ansaldo Energia, Hitachi, Leonardo, Fincantieri e i lavoratori portuali.

Poi tutti in marcia fino alla Prefettura: “Se il Governo non dice niente noi andiamo dal Governo – dice Armando Palombo – e lo faremo determinati e con i caschi perché non possiamo accettare di sentire queste bugie sulla crisi di mercato né troviamo accettabile che lo Stato si renda complice di Mittal o ne sia schiavo e succube”.

“Non siamo noi gli arroganti – aggiunge Manganaro – anzi siamo stati i primi a chiedere la sospensione della procedura, mica il ritiro, per poter discutere delle prospettive con il ministro Orlando lunedì. Ora è il momento che dimostrino che un ministro della Repubblica conta più di un amministratore delegato che ci sta spingendo verso il conflitto a partire da domani mattina”.

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