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Rabbia

Ex Ilva, l’azienda dice no alla sospensione della procedura di cassa. Palombo (Rsu): “Governo ostaggio di Mittal” fotogallery

La risposta è arrivata poco fa, al termine della manifestazione di oggi. Venerdì corteo fin sotto la Prefettura

Ex Ilva, secondo giorno di sciopero e blocco della Guido Rossa

Genova. Acciaierie d’Italia dice no alla richiesta dei sindacati di sospendere la procedura di cassa integrazione per i lavoratori ex Ilva in attesa dell’esito dell’incontro fissato per lunedì con il ministro del lavoro Andrea Orlando.

Lo fa con una lettera formale arrivata questo pomeriggio al termina del secondo giorno di sciopero dei lavoratori di Cornigliano.

“La scrivente ha attivato in data 01/06/2021 la procedura di CIG Ordinaria di cui al DLGS 148/2015 con decorrenza 28/06/2021 – si legge nella lettera firmata da Arturo Ferrucci – Ad esito della richiesta di incontro da parte delle OOSS territorialmente competenti, in data 21/06/2021, si è tenuto presso la sede aziendale il previsto esame congiunto. La consultazione sindacale è stata rinviata, su Vostra richiesta, al fine di poter presentare all’Assemblea dei Lavoratori le risultanze dell’incontro sindacale e le modalità attuative in materia di rotazioni per il previsto ricorso all’ammortizzatore sociale con decorrenza 28/06/2021. La scrivente, quindi, è tutt’ora in attesa della Vostra disponibilità a proseguire l’esame congiunto sospeso in data 21/06/2021 che ovviamente non potrà avvenire oltre il 27 corrente mese. Pertanto, non ravvisandosi le condizioni sospensive da Voi richieste, si ribadisce che dalla data del 28/06/2021 decorrerà il ricorso alla Cassa Integrazione Ordinaria di cui al DLGS 148/2015“.

Una doccia fredda e in parte inaspettata dopo la notizia della sentenza del consiglio di Stato, un’ottima notizia per Governo e azienda, visto che lo stabilimento di Taranto potrà continuare a produrre rifornendo gli altri stabilimenti.

Ma l’azienda ha scelto la linea dura e non vuole fare passi indietro creando un innalzamento della tensione a Genova. Fiom, Fim e Uilm avevano ribadito questa mattina che in assenza della sospensione venerdì marceranno in corteo fin sotto la Prefettura di Genova: “Saremo meno coloriti di oggi – ha detto più volte al megafono il coordinatore dell’rsu Armando Palombo – ma più determinati e marceremo con i caschi e con le scarpe antinfortunistiche”.

C’è rabbia tra i lavoratori che speravano che il governo anche in quanto socio di Arcelor Mittal bloccasse la procedura e fermasse l’invio della lettera che invece è arrivata. “Il governo si conferma ostaggio e complice di Mittal – dice Palombo dopo aver ricevuto la lettera dell’azienda – ora c’è ancora un giorno di tempo. Noi abbiamo provato con i nostri mezzi, vediamo se il Governo che è ben più potente di noi decide di muoversi ed evitare di arrivare a venerdì dove la tensione sarà altissima. Per quanto ci riguarda faremo esattamente quello che abbiamo annunciato”.

“Neanche di fronte all’annunciato incontro fra il ministro Orlando e le organizzazioni sindacali e il fatto nuovo relativo alla sentenza del Consiglio di Stato, la direzione aziendale vuole fermarsi – dice in una nota la Fiom di Genova – in questo modo l’azienda non rispetta né il ruolo del ministro, né quello del suo azionista Stato, dopo che lo stesso ha versato ben 400 milioni di euro dei cittadini italiani nelle casse di Acciaierie d’Italia che, anziché sfruttare la richiesta di mercato d’acciaio, mette in cassa integrazione i suoi dipendenti.
La Fiom Cgil non resterà a guardare e continuerà la lotta contro questa vertenza paradossale”.

“È arrivata la risposta dell’azienda la quale non tiene assolutamente conto delle nostre richieste. E’ forse un modo per sottolineare che non interessa il parere del Ministro del Lavoro Orlando sulla richiesta di questo ammortizzatore? Forse si pensa che il pronunciamento del Consiglio di Stato che di fatto rimette al centro l’acciaio in Italia e l’ingresso del governo nella società sia poca cosa nell’ambito delle decisioni strategiche per il futuro? Questo atteggiamento evidenzia in modo chiaro di chi sono le responsabilità per le difficoltà di dialogo e per la scarsità di interventi finalizzati a trovare soluzioni. Ci aspettiamo che il governo faccia congelare tale procedura e che, con buon senso, si possa tornare sul merito delle questioni per un sito che sta producendo, che attende un piano industriale e che con opportuni e necessari investimenti potrà aumentare le produzioni”, spiegano in una nota il segretario generale della Cisl Liguria Luca Maestripieri e il segretario generale della Fim Cisl Liguria Christian Venzano.

In questo articolo il racconto della seconda giornata di sciopero.