Ex Ilva, il Consiglio di Stato dice no alla chiusura dell'area a caldo di Taranto - Genova 24
La sentenza

Ex Ilva, il Consiglio di Stato dice no alla chiusura dell’area a caldo di Taranto

Manganaro Fiom: "Ora il Governo non ha più alibi, dica cosa vuole fare"

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Roma. Con la sentenza n. 4802 del 23 giugno 2021, la Sezione IV del Consiglio di Stato, accogliendo gli appelli di Arcelor Mittal Spa e di Ilva Spa in amministrazione straordinaria, ha annullato l’ordinanza n. 15 del 27 febbraio 2020, con cui il sindaco di Taranto aveva ordinato loro, nelle rispettive qualità di gestore e proprietario dello stabilimento siderurgico “ex Ilva”, di individuare entro 60 giorni gli impianti interessati da emissioni inquinanti e rimuoverne le eventuali criticità, e qualora ciò non fosse avvenuto di procedere nei 60 giorni successivi alla “sospensione/fermata” delle attività dello stabilimento.

La notizia è arrivata mentre a Genova è in corso lo sciopero dei lavoratori in attesa che l’azienda sospenda la procedura di cassa integrazione. Il fatto che l’area a caldo di Taranto possa al momento continuare a restare in funzione ha ovviamente conseguenza molto importanti per la fornitura di materiale grezzo allo stabilimento genovese.

“A questo punto l’alibi che ha avuto il governo fino a oggi non c’è più – dice Bruno Manganaro della segreteria Fiom – è stato settimane zitto in attesa di questa sentenza ma ora deve dire cosa vuole fare per rilanciare la siderurgia con investimenti concreti. A maggior ragione adesso il ministro Orlando ha una ragione in più per far sentire la sua voce”.

“Se quell’impianto può produrre – ha detto Palombo aggiornando in diretta i lavoratori della sentenza appena pubblicata – significa che due-tre tonnellate di acciaio posso arrivare a Genova e non c’è bisogno di cassa integrazione e gli impianti non possono essere lasciati morire”.

“Ora avanti con gli investimenti per dare un futuro all’acciaio italiano. Da Taranto a Genova fino a Novi Ligure”, ha commentato su Twitter il presidente ligure Giovanni Toti.

“Tirano un sospiro di sollievo i lavoratori delle acciaierie di Taranto, Genova e Novi Ligure. Dopo tanto penare, sospesi tra un passato burrascoso e l’immobilismo delle istituzioni, oggi possono contare sul proseguimento del lavoro dell’area a caldo nello stabilimento ex Ilva di Taranto – commenta Mario Ghini, segretario generale della Uil Liguria -, Dopo la sentenza l’azienda deve fare un ulteriore  sforzo per rivedere i criteri della cassa integrazione. Occorre subito istituire un tavolo al ministero dello Sviluppo economico per rilanciare la siderurgia italiana con un piano industriale che sappia creare sviluppo e lavoro di qualità sui territori in cui è attiva la siderurgia: avanti con gli investimenti, con i corsi di formazione e con un presidio forte a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Possiamo ancora essere un punto di riferimento per l’Europa, la politica e le istituzioni non abbassino la guardia”.

“Siamo contenti della decisione presa dal Consiglio di Stato, che finalmente decreta il diritto nazionale di perseguire una produzione strategica di acciaio in Italia. Siamo confidenti che da qui riparta il rilancio del settore, in favore di stabilimenti sempre più efficienti e meno impattanti, che garantiscano lavoro e sviluppo. Quelli di Genova e Novi Ligure sono siti produttivi che, al pari di Taranto, hanno ampi margini di sviluppo per l’intera industria. Dopo tanti anni di ambiguità, è ciò che i lavoratori si meritano”. Lo dice l’assessore allo Sviluppo economico di Regione Liguria Andrea Benveduti, commentando la sentenza odierna del Consiglio di Stato che sancisce la prosecuzione dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto.

“Questa sentenza elimina ogni alibi: è giunta l’ora di agire per dare un futuro alla siderurgia italiana, tra l’altro in un momento di boom della domanda. Occorre che il governo attui i programmi decisi e condivisi ed eserciti i suoi poteri di azionista: così facendo si darà un futuro anche a Cornigliano e Novi Ligure. Facciamo appello a Confindustria, ai sindacati, ai partiti politici, al Comune e alla Regione per un’azione forte e unita in difesa del lavoro e delle nostre imprese siderurgiche. Se non ora, quando?”. Così Marco Vezzani, presidente di Federmanager/Asdai Liguria e vicesegretario generale della Cec-European Managers.

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