Covid, 45mila lavoratori della sanità non vaccinati. Infermieri: "Basta caccia alle streghe" - Genova 24
"cautela e rispetto"

Covid, 45mila lavoratori della sanità non vaccinati. Infermieri: “Basta caccia alle streghe”

Si parla del 2,2% del personale, cioè meno della carenza strutturale del comparto che conta un bco da 90mila operatori

La protesta degli infermieri sotto la prefettura

Genova. «In questo momento servono solo equilibrio e buon senso per condurre in porto l’immunità di massa, obiettivo principale da perseguire che deve accomunarci tutti, come parte integrante di un unico progetto – ma non bisogna continuare – il pericoloso percorso di caccia alle streghe”.

Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up, nel commentare le recenti dichiarazioni del Viceministro Sileri sui presunti 45mila medici e infermieri che rischiano la sospensione perchè hanno deciso di non sottoporsi alle somministrazioni.

«Ci fa piacere che finalmente anche Sileri riscontri, in qualche modo, la nostra linea di pensiero, quando afferma che le cifre a disposizione non ci permettono di avere la certezza di dati schiaccianti in merito a chi, tra il personale sanitario, non si è ancora vaccinato. Soprattutto anche noi siamo dell’avviso che tanti di questi professionisti potrebbero avere alle spalle solide motivazioni di salute per non avere ancora scelto la strada della vaccinazione, e in ogni caso siamo di fronte a percentuali oggettivamemte esigue, che non possono autorizzare affatto questo clima di “punizioni estreme” da parte delle Regioni”.

“Lo ribadiamo – continua De Palma – la legge e c’è e va applicata, ma così come contempla le sanzioni, allo stesso modo prevede la concreta possibilità di utilizzo alternativo del personale, attraverso funzioni non a diretto contatto con i soggetti fragili. Abbiamo invitato più volte le stesse Regioni a creare sinergie costruttive con il Governo e con noi sindacati, investendo per esempio lo straordinario patrimonio di risorse umane delle quali parliamo, in progetti di formazione ed educazione sanitaria in svariati ambiti, come ad esempio quello della prevenzione del diabete, dell’obesità, delle malattie cardiovascolari, mettendo proprio nelle mani di coloro che non si vaccinano, strumenti informatici che permetterebbero a molte ASL di coniugare tecnologia, professionalità ed aggiornamento in favore della cittadinanza”.

Ma quanti sarebbero i lavoratori sanitari ancora non vaccinati? “Si parla di circa 45mila operatori che alla fine corrispondono in termini di valori assoluti al 2,2-2,3 per cento dei professionisti sanitari impegnati nel comparto, e ciò significa che i numeri, tenuto conto della vastità del comparto stesso, non sono poi così alti. E tra questi, sono ancora meno gli infermieri.

E allora perchè questo timore? “La risposta è semplice: la carenza strutturale di infermieri è di 90mila professionisti, motivo per cui una eventuale ulteriore mancanza, anche di piccole percentuali, corre il rischio di mettere a repentaglio l’intero sistema, già di per sè molto fragile – chiosa De Palma – Questo accade perchè le aziende sanitarie, da un lato sono chiamate a sospendere i professionisti che non si sono vaccinati, dall’altro devono garantire i servizi in una condizione di criticità, insomma, così facendo il rischio è che ci andranno ancora una volta di mezzo le attività ordinarie. La norma sull’obbligatorietà non ha portato grandi benefici e anzi purtroppo espone l’SSN e continuerà a farlo ancor di più nei mesi estivi. I fatti ci daranno conto, con le loro evidenze, che la scelta di introdurre una norma così drastica, in un momento mai più sbagliato di questo, poteva e doveva essere evitata”.

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