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30 giugno

“Ci volete precari ci avrete rivoluzionari”: il corteo antifascista sfila in città contro le destre e il governo Draghi

Appesi decine di manifesti con la “genealogia del fascismo in città che sostiene il sindaco Bucci"

Genova. Al grido di “Genova è solo antifascista“, questa pomeriggio oltre 600 manifestanti hanno partecipato al corteo per celebrare il consueto anniversario del 30 giugno, dietro agli slogan “1960 contro fascisti e Tambroni, 2021 contro Draghi e padroni” e “la Resistenza continua“.

Il corteo, organizzato da Genova Antifascista, in alternativa al corteo di Cgil e Anpi svoltosi nel pomeriggio, è partito come ogni anno da piazza Alimonda e diretto in piazza De Ferrari, ha effettuato quest’anno una deviazione per ‘defascistizzare’ piazza Palermo dove, a inizio maggio, un folto gruppo di militanti di estrema destra, molti dei quali provenienti da altre città del paese, aveva celebrato la commemorazione del militante del Msi Ugo Venturini, ferito a morte durante un comizio di Giorgio Almirante: oggi in quella stessa piazza i manifestanti hanno appeso ad un albero a testa in giù fantoccio vestito con la divisa fascista.

Ma non solo: durante tutto il percorso sono stati attaccati decine di manifesti con la “genealogia del fascismo in città” con foto di noti esponenti di estrema destra e simpatizzanti collegati in qualche modo al sindaco Marco Bucci, tra cui il consigliere comunale Sergio Gambino, il consigliere regionale Angelo Vaccarezza, Fersido Censi e Massimo Lionti di Forza Nuova.

Durante il corteo però è stato dato ampio spazio al tema dello sfruttamento del lavoro precario, ricordando più volte Adil, il sindacalista Si Cobas morto due settimane fa investito da un camion all’uscita di un capannone della logistica durante un picchetto per i diritti dei lavoratori. Lungo il percorso sono stati srotolati diversi lunghi striscioni che hanno letteralmente avvolto i manifestanti, con gli slogan dei movimenti antagonisti, dal “Complici e solidali con le lotte dei portuali”, al “Stalingrado in ogni città”, passando per “Carlo Vive” e “No Tav”, di cui diverse canzoni hanno accompagnato la manifestazione. Un grande striscione con scritto “Ci volete precari ci avrete rivoluzionari” è stato appeso sulla sede dell’Inps, contro cui sono state lanciate anche una quindicina di uova con vernice rossa “sangue”.

Sotto il ponte Monumentale uno striscione è stato dedicato al partigiano Remo, storica figura della antagonismo genovese, sempre presente alle manifestazioni del 30 giugno (a partire dalla prima, quella del 1960) e scomparso nei mesi scorsi, insieme a Maurizio Natale e Ciccio, due militanti antifascisti anche loro mancati in questi mesi. “Oggi abbiamo dato inizio ad una nuova opposizione a Genova – è stato detto al microfono poco prima di arrivare a De Ferrari tra fumogeni e fuochi d’artificio – opposizione alla destra fascista, a quella sinistra che oggi ha permesso al governo Draghi di sbloccare i licenziamenti e a tutti quei corpi intermedi che sono sistemici allo sfruttamento dei lavoratori e delle persone. Oggi è iniziato un nuovo percorso, prepariamoci perchè la città è nostra“.