Autostrade e ponte Morandi, l'associazione MobìGe: "Non ci resta che piangere" - Genova 24

Lettera al direttore

Intervento

Autostrade e ponte Morandi, l’associazione MobìGe: “Non ci resta che piangere”

Anche loro alla manifestazione a Genova contro l'accordo tra Aspi e Cdp

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Genova. Riceviamo e pubblichiamo dall’associazione MobìGe, mobilità Genova.

“La notizia che, nonostante tutto, si voglia fare l’accordo con gli attuali proprietari della concessione autostradale che riguarda la A12 ci lascia sgomenti. Prima di tutto, come cittadini genovesi, ci sentiamo profondente offesi da come questa vicenda è stata condotta. Che bisognasse togliere questa gallina dalle uova d’oro dalle mani di chi ne ha fatto tali strali sembrava da subito, nel lontano Agosto 2018, opinione largamente condivisa (solo qualche politico “frenava” e bisognerebbe ricordarcelo!).

Che sarebbe stata cosa molto difficile, è parso subito lampante a tutti; non solo a chi, come noi, da anni denunciava il meccanismo concessorio, tutto favorevole al soggetto privato. Ma quasi tutti, a cominciare dai parenti delle vittime, hanno sperato che lo Stato facesse sul serio che, prima o poi, si sarebbe arrivati a togliere questa concessione a questi privati (che non sono solo i Benetton, ricordiamolo).

A dire il vero, fin dall’inizio noi abbiamo avuto molti dubbi che si stava lavorando in tal senso, a leggere le molte e sempre più frequenti dichiarazioni di seno contrario: sarebbe stato quasi
impossibile, si sarebbe dovuto pagare penali indicibili, le cause nei tribunali sarebbe dovute andare avanti anni, e così via. Ad un certo punto è stato chiaro che l’unico sforzo che lo Stato stava facendo era piuttosto trovare una mediazione accettabile a questi privati. Tale sforzo era talmente evidente che ogni volta che veniva formulata una proposta, questi privati dicevano di no! Volevano di più e ancora di più.

E lo Stato, il nostro Stato, cedeva via via sempre ancora un pezzetto, fino ad arrivare alla situazione attuale: miliardi per acquistare le azioni, miliardi da mettere subito per fare le manutenzioni mai fatte, miliardi da trovare per gli investimenti futuri, miliardi da mettere da parte per pagare gli ormai certi danni che questi privati avevano generato.

Per cui, neanche dal punto di vista economico questo Accordo ci pare ragionevole e con quello che si è venuto a sapere dalle indagini della Magistratura, sempre più ci pare di intravvedere carattere di dolo più che di colpa grave e quindi che venga a mancare proprio la motivazione per fare un siffatto Accordo ed evitare eventuali futuri processi per danno da parte di questi privati.

Ma a noi, come genovesi, questo Accordo ancor prima dell’aspetto economico non ci pare ragionevole dal punto di vista etico e ci vergogniamo veramente tanto per i nostri politici. Addirittura, c’è chi esulta perché la concessione torna in mano pubblica: incredibile! Per questo, abbassiamo il capo al cospetto dei parenti e, insieme a loro, non ci resta che piangere. Ma ci sono anche altre motivazioni perché riteniamo questo Accordo un pessimo accordo. Infatti, tutti i soldi che la nuova proprietà (Cassa Depositi e Prestiti, del gruppo di Poste italiane, e quindi noi) dovrà trovare prevedono anche che le tariffe (che non diminuiranno) dovranno servire non tanto e non solo per le manutenzioni ma anche per costruire nuove autostrade.

In altri termini, l’ingresso dello Stato non cambierà le finalità della Società (incassare sempre più pedaggi per remunerare i proprietari delle azioni) e non si prenderanno iniziative di riordino del sistema della mobilità nel nostro paese. Iniziative innovative di cui ci sarebbe invero un gran bisogno, visto che il gran uso di automobili e camion per gli spostamenti di persone e cose ha impatti negativi e pesantissimi ad ogni livello.

Infatti, da una parte abbiamo gli incidenti stradali, con migliaia di morti ogni anno e dall’altra la rilevante quantità di emissioni inquinanti, per cui l’Italia è in procedura d’infrazione a livello europeo per la cattiva qualità dell’aria. A ciò aggiungiamo la produzione di CO2, quasi un terzo deriva dal settore dei trasporti, e quindi il contributo alla produzione dei gas climalteranti rispetto alla lotta ai cambiamenti climatici (transizione ecologica, dove sei?).

Le tariffe non dovrebbero quindi essere usate per ampliare la rete autostradale, creando ancor più vantaggio ad usare auto e camion, ma, come accade in Svizzera ed in Austria (ma anche in altri paesi europei) per realizzare nuove infrastrutture legate al trasporto pubblico (sia a livello locale
sia a livello interregionale).

Ma dovrebbero servire anche per pagare in parte il costo del servizio, visto che usare i treni ad alta velocità, con quel che costano, è ormai appannaggio di ricchi e uomini d’affari. E anche i servizi regionale per i pendolari, ed interregionale per tutti tendono a costare sempre di più. Ma, oltre alle tariffe usate come fonte di finanziamento, l’Accordo prevede anche una gran quantità di miliardi aggiuntivi per espandere ancor di più la rete, unendo danno al danno.

Che parte di questo “tesoretto” venga largamente usato in Liguria, come poco accorti parlamentari hanno chiesto, non fa che preoccuparci ulteriormente per l’ennesima colata di cemento e asfalto che ciò potrebbe determinare. Ci chiediamo allora perché lo Stato rientri in possesso della concessione se continuerà esattamente la stessa politica (al netto del lucro perverso che i privati hanno fatto, ovviamente) di sviluppo del mercato autostradale.

Se, come riteniamo doveroso, i privati devono essere cacciati con ignomia, non lo si faccia dando
loro un bel po’ di soldi e lo si faccia per cambiare la mobilità nel nostro paese. Su queste basi, saremo alla manifestazione della vergogna contro l’accordo.

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