A Scarpino il primo impianto in Italia che trasforma i gas della "rumenta" in biometano - Genova 24
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A Scarpino il primo impianto in Italia che trasforma i gas della “rumenta” in biometano

Servirà a soddisfare il fabbisogno energetico di 3.700 famiglie risparmiando 4.510 tonnellate di petrolio

Genova. Trasformare il gas prodotto dalla discarica di Scarpino in biometano, introdotto nella rete cittadina per rispondere ai bisogni delle famiglie e del trasporto. Genova si pone all’avanguardia nel campo dell’economia circolare, raggiunto grazie ad Asja che ha realizzato il primo impianto di produzione di biometano da gas da discarica su scala industriale in Italia.

L’impianto, che a regime produrrà 5.500.000 metri cubi di biometano l’anno, utili a soddisfare il fabbisogno di quasi 3.700 famiglie, con un risparmio pari a 4.510 tonnellate di petrolio, è dotato di un sistema per la captazione e il trattamento degli off-gas e di un programma di controllo e monitoraggio costante del processo. Inoltre, nel sistema è stata mantenuta anche una componente di produzione di energia elettrica che è utilizzata a servizio dell’impianto di produzione di biometano.

E se Scarpino “si è trasformato in un vero e proprio laboratorio ambientale”, come ha ricordato il vicesindaco, Massimo Nicolò, l’evoluzione dell’impianto Asja presso la discarica di Scarpino rappresenta un importante passo avanti verso un futuro basato sull’economia circolare.

“Con questo nuovo impianto il sito di Scarpino, dove peraltro è in costruzione l’impianto di trattamento rifiuti – ha ricordato l’assessore all’ambiente del Comune di Genova Matteo Campora – è la prova del percorso intrapreso dal Comune di Genova ed Amiu verso una gestione del ciclo dei rifiuti che guarda sempre di più alla sostenibilità“.

scarpino impianto biometano

L’impianto costruito e gestito da Asja, su concessione di Amiu Genova, è entrato in esercizio a fine 2020 e da allora ha già immesso oltre 2.000.000 metri cubi di biometano nella rete di trasporto Snam. “Abbiamo voluto realizzare il primo impianto di questo tipo a Scarpino, dove avevamo un impianto per la produzione di energia elettrica – ha spiegato il presidente di Asja Agostino Re Rebaudengo – e per noi è un traguardo molto importante all’interno del processo internazionale di decarbonizzazione”.

Si tratta di un intervento che rientra nel percorso di recupero del sito di monte Scarpino, che da discarica è diventato un polo impiantistico. “Le tre storiche problematiche dell’inquinamento dell’acqua, della riduzione del conferimento dei rifiuti in discarica e dell’inquinamento atmosferico – ha sottolineato Pietro Pongiglione, presidente di Amiu Genova – trovano nell’impianto di depurazione del percolato con produzione di solfato d’ammonio, nell’impianto Tmb – trattamento meccanico biologico in costruzione e nell’impianto Asja di produzione di biometano le soluzioni che il territorio aspettava”.

L’inaugurazione dell’impianto è stata anche l’occasione per fare il punto su alcune tematiche che interessano l’area di Scarpino, a partire dall’impianto Tmb. “Il cantiere per l’impianto di trattamento meccanico biologico a Scarpino è aperto – ha spiegato l’assessore all’Ambiente del Comune di Genova, Matteo Campora – e puntiamo di avere l’impianto funzionante tra un anno. Questo è un impianto unico, il primo della storia del nostro Comune – ha ricordato – che viene costruito da Rima, partecipata da Iren Ambiente. Con la costruzione di questo impianto andremo a rendere ancora più sostenibile quota discarica, che è una pesante eredità del passato ma che cerchiamo di gestire nel migliore dei modi”.

Percorso differente, invece per il biodigestore. “Nei prossimi mesi uscirà la legge regionale che andrà a definire le necessità del nostro territorio – continua Campora – ma è certo che, all’interno del bacino di Genova, un biodigestore è necessario. Dobbiamo capire quanti ne servono all’interno dei bacini-rifiuto della Regione Liguria, uno dovrebbe essere costruito alla Spezia, uno è a Savona, e deve essere ampliato. Ma la frazione organica andrà a salire – conclude – e, quindi, sarà necessario prevedere impianti che vadano a trattare anche l’organico di Genova”.

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