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"non possiamo più dormire"

Viadotto Bisagno, continua l’incubo dei residenti: “Cantiere perenne, abbiamo paura”

Dopo i fatti del viadotto di Sestri Levante, i residenti delle Gavette tornano a chiedere un intervento delle istituzioni

Messa in sicurezza ponteggi cantiere viadotto Bisagno

Genova. Non si placa la polemica e l’allarme per lo stato di manutenzione delle infrastrutture viari della rete autostradale ligure dopo le restrizioni al traffico imposte per il viadotto della A12 a seguito delle nuove ispezioni ministeriali.

Tornano ad alzare la voce i cittadini del Comitato Abitanti Sotto Ponte Bisagno, che da mesi chiedono l’intervento urgente delle istituzioni locali per risolvere la convivenza tra il cantiere operativo per il viadotto Bisagno, sempre sulla A12, e le molte case presenti sotto l’impalcato.

“È evidente che stiamo vivendo sotto un pericolo estremo e costante, le manchevolezze di Aspi sono sotto gli occhi di tutti ed è oramai provato che abitare sotto i viadotti non è più possibile – spiega la portavoce del Comitato Abitanti sotto il Ponte Bisagno Chiara Ottonello – ma le istituzioni cosa fanno? Ci lasciano qui. Il Sindaco di Genova Marco Bucci è spesso in comunicazione con il ministro delle Infrastrutture e delle Mobilità sostenibili Giovannini, dal quale è riuscito infatti ad ottenere 35 milioni di euro per il parco del Polcevera. Ma perché non provvede ad ottenere il trasferimento dei residenti sotto il viadotto Bisagno? Trasferimento peraltro già richiesto e ufficializzato in un dossier dal precedente Ministro De Micheli?”.

Questi gli interrogativi posti dal comitato: “Sappiamo che Aspi teme di creare un precedente e, se dovesse dare il via libera al nostro spostamento, sarebbero costretti a sanare molte situazioni simili a quella a cui siamo costretti a sottostare noi. Ma intanto noi siamo qui, a non dormire più la notte – prosegue Chiara Ottonello – Gli abitanti sotto il ponte Bisagno hanno paura, si sentono insicuri e per questo ritengono il comportamento di Autostrade non consono“.

“In alternativa il Rina sta ventilando l’ipotesi di trasferimenti provvisori (per mesi) in ogni fase pericolosa dell’allestimento e disallestimento del cantiere, ma tutto questo è inaccettabile – spiega Chiara Ottonello. Bambini, anziani, disabili, costretti ad essere spostati come pacchi postali, dalle proprie case e dalle proprie abitudini, per l’incuria di un concessionario autostradale e di chi aveva il dovere di vigilare negli anni, ma non l’ha fatto”. “Dal presidente della Liguria Giovanni Toti, che sappiamo essersi scagliato forse più contro il Ministero che non contro Aspi, ci aspettiamo che possa portare a giusto compimento il PRIS, programmando per tempo il nostro trasferimento definitivo”.

Quello che teme il comitato è che vista l’età dell’infrastruttura, coeva di Ponte Morandi, a prescindere dalle manutenzioni dei prossimi mesi, in un futuro prossimo sia necessario un intervento ben più impattante, come ipoteticamente la costruzione di un nuovo ponte:” Il Mit, circa due anni fa, ha valutato il viadotto Bisagno con un punteggio di rischio crollo pari a 50/70. Questo Viadotto non sta bene, ed è del 1967, vecchio come lo sarebbe il Morandi. Da una prima analisi preliminare degli ingegneri, il ponte ha una vita residua stimata di circa 30 anni – scirvono – nonostante le manutenzioni che verranno fatte nel corso degli anni. Per dirla chiaramente: in un futuro prossimo l’Infrastruttura andrà demolita senza dubbio e di certo i residenti di via delle Gavette non potranno starvi sotto. È evidente tra l’altro che il viadotto è da considerarsi un cantiere perenne, con giunti che verranno rifatti ogni tre mesi, portando le probabilità che il tiro a segno mortale sulle nostre teste e su quelle dei nostri cari si tramuti in un evento certo – aggiunge Ottonello – Tutto questo è inaccettabile. E perdonatemi, lo è ancora di più è che le istituzioni appoggino queste assurdità. Dobbiamo arrivare ad una soluzione che tuteli i cittadini, non i potenti”.

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