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La recensione

Showtime: sul palco del Duse la tensione da serie tv si traspone a teatro

Esperimento inedito: l'ultima puntata di una mini-serie tv proposta a teatro. Repliche sino al 29 maggio con inizio sempre alle 19

Genova. L’ultima puntata di una mini-serie tv su un palco teatrale, anche se non serve aver visto gli episodi precedenti per capire lo spettacolo grazie a un riassunto video – il classico “nelle puntate precedenti” – proiettato prima che inizi la recitazione. Un vero e proprio inedito quello ideato da Igor Chierici e Luca Cicolella: “Showtime”, andato in scena ieri per la prima volta sul palco del teatro Duse dopo la messa in onda delle cinque puntate su Primocanale.

Sul palco due uomini: Filippo (Igor Chierici), genovese, figlio di un imprenditore e influencer con milioni di follower, e Adrian (Luca Cicolella), albanese, che lo ha rapito per vendicare l’omicidio del fratello compiuto dal padre di Filippo.

Il faccia a faccia tra i due, circa un’ora di spettacolo, è teso: il ritmo e il linguaggio ricordano appunto le serie tv a metà tra il noir e l’azione. La scoperta da parte di Adrian della verità sull’omicidio del fratello darà il via a un confronto che si sposta sul piano morale, culturale, mettendo in discussione l’ineluttabilità di alcuni eventi legati a ciò che la famiglia, il clan di Adrian, si attende da lui per dare corpo al kanun, ossia il più importante codice di diritto consuetudinario albanese, che si basa sul patriarcato e regola la famiglia, la successione, il lavoro, i prestiti e le donazioni, l’onore, il risarcimento dei danni, i delitti infamanti, la vendetta.

E così, chiusi in un teatro Duse abbandonato “il posto migliore per restare da soli” dice Adrian, i due uomini discutono di onore, di vendetta, della besa, locuzione albanese che è un mix tra parola data, affidabilità e onore, appunto.

Un confronto in cui lo spettatore è chiamato a riflettere su diversi aspetti: sul fatto che non c’è un unico (di solito pensiamo sia il nostro) punto di vista, sulla deriva dei valori in cui tutto è ormai legato all’immagine, alla gratificazione dei follower, sul ruolo dei padri. Non c’è un vincitore, non c’è un perdente, ma c’è un traditore: entrambi i giovani sono ormai prigionieri del proprio ruolo, anche se uno dei due pagherà di più dell’altro.

Buona la prova degli attori, che tengono sempre alto il ritmo. Applausi calorosi al termine.

Produzione Teatro Nazionale di Genova, Fondazione Garaventa.

Repliche sino al 29 maggio. Il “cofanetto digitale” della serie è anche acquistabile qui.