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“Se avessi un figlio gay lo brucerei in un forno”, Fedez rievoca la frase dell’ex consigliere ligure sul palco del 1 maggio

Il discorso del cantante ha preso di mira la Lega di Salvini, ma il dibattito infiamma anche la sinistra

Genova. Il discorso del cantante Fedez durante il tradizionale “concertone” del Primo Maggio ha letteralmente incendiato il dibattito politico di queste ore, dando vita a un vero e proprio tsunami di post, tweet, foto, commenti, opinioni e risposta che rimbalzano da un social all’altro.

Le parole del cantante, uno dei più seguiti, almeno virtualmente, della scena italiana, e che insieme alla moglie Chiara Ferragni ha creato un vero e proprio impero social e non solo, hanno scosso la politica italiana, con un attacco frontale al partito di Matteo Salvini, che in queste settimane si è opposto duramnte alla legge Zan, il ddl che inserisce i reati contro le persone omosessuali e transessuali nelle norme che puniscono la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica o religiosa e che è fermo al Senato.

Nel suo discorso Fedez ha anche citato la frase attribuita all’allora consigliere regionale della Lega Giovanni De Paoli, che nel 2016 durante un evento pubblico avrebbe detto “Se avessi un figlio omosessuale, lo brucerei nel forno”, come successivamente i rappresentanti dell’associazione Agedo, Associazione genitori di omosessuali, hanno denunciato. Un caso che allora che fece molto clamore, in Liguria e non, e che è rimasto nella memoria collettiva. A quelle parole seguì una denuncia, che portò ad un processo, ad oggi non ancora celebrato formalmente. De Paoli nel 2019 aveva lasciato la Lega, per confluire nel gruppo misto in consiglio regionale.

Ma non solo: il cantante, negli “aforismi della Lega”, come lui stesso li definisce, ha anche citato la frase che Giuliana Livigni, ex candidata per la Lega, aveva rivolto alla genovese Elisa Serafini, affermando che l’ex assessore del Comune di Genova praticasse “iniezioni ai bambini per farli diventare omosessuali“. Una frase che portò all’immediata querela, terminata con un “contrappasso”: la militante leghista versò la somma di 2000 per un progetto di tutela delle minoranze Lgbt, ossia lesbiche, gay, bisessuali e transgender.

Se da un lato le parole di Fedez hanno preso di mira il principale partito della destra italiana per le sue posizioni sui diritti, dall’altro lato rischiano di lasciare un solco importante anche nel “mondo della sinistra”: il dibattito “interno” di queste ore si sta incentrando su una eventuale mancanza di leadership e autorevolezza su determinate tematiche, riconoscendo a Fedez un ruolo carismatico (e mediatico) che molti esponenti di alto livello dei partiti della sinistra non avrebbero.

Ringraziamenti anche dal “Comitato per gli Immigrati e contro ogni forma di discriminazione”: “Noi lavoriamo tanto contro quelle che sono le discriminazioni e spesso per esporsi anche pubblicamente ci vuole coraggio – commenta Aleksandra Matikj, Presidentessa del Comitato – Fedez è stato attaccato dalla Lega Nord per essersi liberamente espresso contro un concetto fascista, a favore di una Legge che metterebbe fine alla violenza e all’odio scatenato dall’omobitransfobia: questo è inaccettabile. Ringraziandolo per aver ricordato anche le frasi del Consigliere leghista ligure Giovanni De Paoli, da noi denunciato ed imputato davanti al magistrato Massimo Todella e al pm Patrizia Petruzziello per la frase: “Se avessi un figlio gay lo brucerei in un forno”, vogliamo solo ricordare che sarà il Giudice a decidere se quella frase è stata pronunciata o no, non i leghisti. Noi siamo molto fiduciosi. Perché pur essendo il primo caso giudiziario contro l’omofobia in Italia, si vuole far presente a Salvini che ufficialmente non esiste in Italia una Legge che tuteli chi è vittima di omobitransfobia: in tal merito abbiamo presentato 60 mila firme, recentemente accolte dal Senato della Repubblica e in appoggio al Ddl Zan, dunque anche che contrasti la misoginia e l’abilismo. Salvini non si dimentichi anche delle Donne, vittime del maschilismo… non si dimentichi nemmeno di chi è diversamente abile e di quanto soffra in silenzio, spesso per paura di non poter nemmeno replicare perché non saprebbe come difendersi. E il messaggio di Fedez, ascoltato da migliaia di giovani, è il più bell’atto rivoluzionario di questi tempi che ha potuto regalare alle future generazioni”.

Insomma, da questo improvviso scontro tra Musica e Politica, sembra esserci un vincitore: il mondo musicale mainstream si è preso il ruolo di guida del dibattito culturale del nostro paese, lasciando alla politica l’entertainment? Oppure è la distinzione tra politica e entertainment ad essere crollata? Per entrambi casi, va detto, non sarebbe la prima volta.

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