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La festa blucerchiata

Sampdoria, la festa per i trent’anni dello scudetto: allora fu un’impresa, oggi “mission impossible”

19 maggio 1991, data storica per i colori blucerchiata. Una festa da dedicare al presidentissimo Paolo Mantovani, artefice principale di quell’impresa titanica

scudetto sampdoria

Genova. Data storica, quella del 19 maggio 1991 per chi tifa Sampdoria. Ricorre il trentennale dell’ultimo scudetto uscito fuori dal triangolo Milano-Roma-Torino, ove il Piemonte è rappresentato dalla Juventus. Un’impresa titanica, riuscita in precedenza solo a Napoli (di Maradona), Verona, Cagliari (di Gigi Riva), Fiorentina, Bologna, Genoa (nel ‘23/24), se non si vuol risalire a cent’anni fa, parlando di Pro Vercelli, Novese, Casale, ma diventata ‘mission impossible’ ai giorni d’oggi.

Trent’anni sono tanti, ma molti, fra coloro che leggeranno queste righe, diranno “io c’ero”, quel 19 maggio del 1991, quando – a Marassi – un netto 3-0 al Lecce, con goal di Vialli, Mannini e Cerezo, regalò la matematica certezza del “tricolore” alla Sampdoria, mettendo il sigillo ad una impresa dal sapore epico.

A dire il vero, già il precedente 5 maggio, a San Siro, battendo la rivale Inter, con le reti di Dossena e Vialli, ma soprattutto nel momento della decisiva parata di Pagliuca sul rigore di Lothar Matthäus,  si era capito che ciò che sembrava impossibile, stava per avverarsi… e confesso di aver personalmente visto, nel secondo anello del Meazza, qualche lacrima scendere silenziosa sul volto rugoso di un anziano tifoso, che mi era a fianco ed aveva vissuto anni di battaglie ad evitare la Serie B, ma anche qualche gioia, ai tempi dei ‘vecchietti terribili’ di Eraldo Monzeglio

Ricordo, che anche lui, al goal liberatorio di Luca Vialli, parlò di un trentennale, gli anni che aveva aspettato per vincere quello scudetto che nel ‘60/61, il Doria avrebbe potuto vincere, se Alberto Ravano, nel mercato invernale non avesse ceduto Bruno Mora alla Juventus, lasciando senza la miglior ala destra del campionato, gli altri suoi dieci eroi: Rosin, Vincenzi, Marocchi, Bergamaschi, Bernasconi, Vicini, Ocwirk, Brighenti, Skoglund, Cucchiaroni. che mi declamava, mentre piangeva di gioia…

Il mio amico degli spalti milanesi, è ancora in gamba e questo suo nuovo trentennale lo festeggerà sicuramente, con la stessa commozione, ringraziando Paolo Mantovani per non aver ceduto, nel ‘durante’ uno dei quadri della sua stupenda pinacoteca e sono certo che  esporrà dalla sua finestra genovese quel vessillo, che sventolava, quasi impazzito, a San Siro. L’input della Federclubs è per l’appunto quello di colorare Genova con migliaia di bandiere blucerchiate.

Una festa da dedicarsi al presidentissimo Paolo Mantovani, artefice principale di quell’impresa titanica, come testimoniato nel libro, appena presentato: “La bella stagione”, scritto su slancio di Gianluca Vialli, Roberto Mancini, Marco Lanna, ma anche di tutti i componenti di quel fantastico gruppo di amici veri (Pietro Vierchowod, Moreno Mannini, Fausto Pari, Giovanni Invernizzi, Attilio Lombardo, Gianluca Pagliuca, Toninho Cerezo e ci scuseranno i non citati per questione di spazio), che narra, attraverso tante voci, come sia stato possibile vincere quello scudetto per le abilità tecniche dei giocatori, ma anche per la bravura di chi quel gruppo lo aveva costruito (Paolo Mantovani appunto), col supporto di Paolo Borea e la saggezza slava di Vujadin Boškov, condottiero dalle mille risorse.

Dice bene Mancini: “I tifosi della Sampdoria si emozioneranno, leggendo questo libro e lo faranno leggere ai loro figli”.

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