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Compleanno

Parliamo di Sport con Claudio Nucci: un anno di un anno di parole, pensieri e idee

Candelina accesa per "Parliamo di Sport", prodotto Edinet nato senza lo sport ma anche grazie al quale lo sport ha sempre "detto la sua"

“Parliamo di Sport”, il talk show sportivo della Edinet, compie un anno. Per celebrare questo speciale anniversario, l’ideatore e conduttore Claudio Nucci sveste per un attimo i panni di colui che pone le domande per ripercorrere le tappe di questa “cavalcata”.

Un programma nato in un periodo dove il calcio non c’era, perché nel maggio scorso non era ripartita neanche la Serie A. Da qui la sfida di tenere accese le luci dei riflettori sul mondo dei dilettanti e dei professionisti parlando sì del passato ma anche del presente e del futuro, condividendo idee e pensieri in un clima disteso e garbato, lontano anni luce dalla ricerca della polemica e della “faida verbale” che troppo spesso vediamo sul piccolo schermo.

Tantissimi i volti e tantissime le voci che hanno contribuito a creare una “pinacoteca”, definizione cara allo stesso Claudio, che ha avuto la forza di metttere insieme i professionisti e i dilettanti, campioni del mondo, d’Italia e d’Europa e mestieranti di provincia uniti da un semplice comun denominatore: la passione.

Tanti i nomi illustri che sono diventati “amici” – lo capiamo non solo dalla diretta ma soprattutto dal backstage – di Parliamo di Sport: Javier Zanetti, Alessandro Scanziani, Claudio Onofri, Enrico Nicolini, Diego Fuser, Simone Braglia, Pablo Pasculli, Roberto Biffi, Alberto Mariani, Michele Sbravati, Alessandro Palagi, Michele Marcolini, Luca Castiglia, Stefano Eranio, Pietro Vierchowod, Sasa Bjelanovic, Marco Rossinelli, Giovanni Invernizzi, Sidio Corradi, Marco Sanna, Loris Boni, Giovanni Guerrini, Fabian Valtolina, Alessandro Manetti, Fabrizio Casazza, Vedin Music, Domenico Arnuzzo, Alessandro Grandoni, Ivano Bordon, Roberto Galia, Ezio Glerean, Alessandro Cucciari e David Balleri.

Inoltre, l’onore di aver ospitato firme importanti di testate sportive nazionali come Sebastiano Vernazza de La Gazzetta dello Sport, Armando Napoletano di Tuttosport, Fabio Gennarelli di Radio Sportiva e Lucia Anselmi de Il Secolo XIX .

Claudio, da dove nasce l’idea di un talk show? È stata decisione presa da un momento all’altro oppure ci stavi pensando da un po’ di tempo?

L’idea di dare vita ad un talk show è nata col desiderio di condividere la passione – ma possiamo anche dire l’amore – verso lo sport, di coltivare la poesia dello stare insieme, il confronto, gli approfondimenti, le memorie, le interviste esclusive con i vari protagonisti del mondo del calcio, dando voce a tutti. Il modo di raccontare il calcio è mutato nei format, nelle grafiche, nella comunicazione e anche il pubblico vuole scegliere cosa guardare, ragion per cui, occorre stare al passo con i tempi, per regalare un prodotto sempre più ricco di qualità e sensibilità verso ogni tematica. La qualità sarà sempre il simbolo, il carattere e la filosofia del nostro lavoro

Come descriveresti ‘Parliamo di Sport’, a qualcuno che non lo ha mai visto? 

“Parliamo di Sport” è un programma amico e, grazie alle voci di allenatori, dirigenti, calciatori, è fonte di aggregazione, amicizia e di rispetto innanzi tutto. Si cerca di fare in modo che ogni personaggio che ne entra a far parte si senta completamente a suo agio e che possa parlare di sé, della sua vita, trasmettendo il suo modo di essere. ‘Parliamo di Sport’ è un programma che vive di emozioni, passioni e, perché no, di sogni. Lo considero il primo motore di trasmissione dei valori e del rispetto nello sport e, per dirla alla Sergio Soldano,: “E’ il bastone dei ciechi”.

Gli spin-off sono “Aspettando il campionato”, “Mixed Zone” e “L’angolo dei giovani”. Quali sono i loro punti di forza?

“Aspettando il campionato” è un momento nel quale, come dice il titolo del programma, si respira l’attesa dell’evento, c’è voglia di scardinare la pietra del sepolcro, che ha ucciso la passione, l’immaginazione, la voglia di attendere, di convivere insieme, anche una semplice partita di calcio, un evento sportivo.

‘Mixed Zone’ è il post partita, l’analisi, l’opinione, l’approfondimento, la gioia, la delusione per un risultato, la sensazione trasmessa da chi è stato il protagonista, sia a botta calda sia nel ‘day after’.

“L’angolo dei Giovani” è la voce, l’anima dei giovani, un mondo sportivo e non solo troppo trascurato dei media. Un mondo pulito e sano, con valori che esulano dalle vittorie o dai trofei, dove si parla spesso di etica e di rispetto, invece che di calcio giocato, di tattica, di tecnica, il tutto per aiutare i ragazzi a non perdere i valori dello sport. Come dice Ezio Glerean “Diamo ai nostri figli radici e ali per volare”.

In tempi di Covid, hai fatto commentare la Serie A ai dilettanti, ospitando talvolta professionisti ed anche campioni del mondo. Un mix vincente?

Sì, è stato un mix assolutamente vincente. Diciamo che ci è piaciuta l’idea di far convivere assieme il dilettante e il professionista, perché entrambi hanno in comune l’amore per lo sport, vivendone le stesse emozioni. Inoltre ritengo che lo sport, e il calcio in particolare, rappresentino, a tutti i livelli, una grande e meravigliosa emozione, trasmessa nello stesso modo dal campione del mondo e dal capocannoniere del torneo di Eccellenza, oppure dal portiere di Terza Categoria.

Ripensando a questo anno, la cosa che ti rende più soddisfatto quale è stata? 

Innanzi tutto, permettimi di cogliere l’occasione per ringraziare l’editore Matteo Rainisio, il direttore Andrea Chiovelli e il responsabile dello sport Christian Galfrè per la straordinaria opportunità concessami di poter lavorare al meglio e poi – anche se sembra un po’ il gioco delle parti – non posso fare a meno di dire, a chi ci legge, di quanto sono stato fortunato nell’ aver trovato, strada facendo, un compagno di viaggio come te, Michael. Le soddisfazioni, per tornare, infine, alla tua domanda, sono praticamente giornaliere, quando – finita la diretta – mi rendo conto di aver chiacchierato per l’ennesima volta con un personaggio di spessore, non importa se professionista o dilettante. Torno a ricalcare il tasto della fortuna, ma sto incontrando sempre ‘uomini’ con la U maiuscola, in ogni trasmissione. Sono loro il valore aggiunto e i protagonisti indiscussi dei nostri talk show, al punto da far nascere o aumentare rapporti di stima ed amicizia vera. Un sentito grazie va anche a chi, da casa, interagisce in maniera straordinaria, spronandoci a cercare di migliorarci. Insomma, un anno è passato velocemente e in modo piacevole.