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Storica

Ilva di Taranto, i Riva condannati per disastro ambientale, tre anni e mezzo a Nichi Vendola

La condanna e il dispositivo di confisca non incidono al momento sulla produzione dell'impianto pugliese né di quella degli altri stabilimenti tra cui Cornigliano

Generico maggio 2021

Taranto. La Corte d’Assise di Taranto ha condannato rispettivamente a 22 e 20 anni di reclusione Fabio e Nicola Riva, ex proprietari dell’Ilva nell’ambito del processo chiamato Ambiente Svenduto sull’inquinamento ambientale prodotto dallo stabilimento siderurgico. La condanna è per concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, alla omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Disposta anche la confisca degli impianti, nel frattempo passati prima attraverso una gestione commissariale e poi acquisiti da Arcelor Mittal.

Tre anni e mezzo di reclusione anche all’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata in concorso. Vendola avrebbe fatto pressione sull’allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, per edulcorare la posizione della stessa agenzia sulle emissioni prodotte dallo stabilimento. I pm avevano chiesto la condanna a 5 anni di Vendola e dio 25 e 28 per i Riva. Assennato è stato condannato a 2 anni per favoreggiamento.

Alla lettura della sentenza applausi e soddisfazione per gli ambientalisti e i genitori tarantini. Le parti civili costituite erano quasi un migliaio.

Al momento la confisca degli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto disposta dalla Corte d’Assise non ha ricadute sulla produzione e sull’attività del polo siderurgico. Perché sia operativa bisognerà attendere il giudizio definitivo della Corte di Cassazione. Gli impianti di Taranto, quindi, restano sequestrati ma con facoltà d’uso agli attuali gestori della fabbrica. Non ci sono ripercussioni, quindi, neanche per gli altri impianti in Italia, tra cui quello di Genova Cornigliano.

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