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Duplice omicidio

Ha ucciso il figlio di tre anni e dopo pochi mesi la madre smembrandone il cadavere: chiuse le indagini su Giulia Stanganini

Nel giro di un anno gli investigatori hanno ricostruito la terribile vicenda

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Genova. Ha ucciso il figlio di tre anni perché non ne sopportava i pianti che non era in grado di gestire e dopo cinque mesi la mamma Loredana Stupazzoni, 63 anni ex bidella, che stava derubando da anni della pensione svuotandole il conto in banca e che probabilmente la riteneva responsabile della morte del piccolo Adam che all’epoca era stata giudicata come una morte naturale.

E’ la tesi della procura di Genova che ha chiuso le indagini nei confronti di Giulia Stanganini, la 38enne accusata di duplice omicidio, quello del figlio e quello della madre.

La donna, che si trovare reclusa nel carcere di Torino, avrebbe picchiato e minacciato la madre per almeno tre anni, tanto che l’ex bidella in diverse occasioni era dovuta scappare di casa andando in albergo o a casa dell’ex marito per sfuggire alla furia della figlia, le avrebbe rubato decine di migliaia di euro sottraendole il bancomat, firmando assegni falsi, falsificando i documenti della banca per non far risultare gli ammanchi.

Infine, quando la donna si era accorta dei furti, l’avrebbe uccisa fingendo che si fosse suicidata per depressione e smembrandone completamente il corpo.
E questo cinque mesi dopo aver soffocato con un cuscino il figlioletto di tre anni e mezzo, colpevole di piangere troppo: un gesto per procura di Genova non dettato da impulso, bensì premeditato e studiato nei dettagli anche con ricerche su internet.

L’orrore era emerso nella sua pienezza un pezzo alla volta grazie alle indagini della squadra mobile, dopo che Stanganini il 24 aprile 2020, in pieno lockdown era andata in questura raccontando di aver fatto a pezzi il cadavere della madre che si era impiccata qualche giorno prima per depressione nell’abitazione di via Bertuccioni.

Indagata inizialmente solo per soppressione di cadavere, gli investigatori avevano via via messo insieme i pezzi della violenza che si era consumata in quella famiglia. La morte del figlio, avvenuta qualche mese prima, era stata in un primo tempo trattata come una morte naturale. La donna era però stata arrestata e piano piano tutta la catena dell’orrore era stata ricostruita: dalle ricerche su internet alle urla di rabbia davanti ai pianti del piccolo Adam al tentativo di fare incolpare il padre del bambino.

E anche sull’omicidio della madre, la donna dopo aver studiato ogni dettaglio per simulare un omicidio, si sarebbe poi tradita nell’interrogatorio davanti al pm: si vede che mia madre è stata impiccata aveva detto.

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