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Tensione

Facoltà occupata, la trattativa tra studenti e rettore non ingrana: saltato l’incontro fissato per oggi

Il rettore era disposto a incontrare gli studenti in Rettorato a occupazione finita, per loro la trattativa deve cominciare al Disfor con l'occupazione ancora in corso

L'Università "liberata": occupata il dipartimento di Scienze della formazione

Genova. Nulla di fatto al momento rispetto alla ‘trattativa’ tra gli studenti che hanno occupato da quasi tre settimane il Disfor di corso Podestà e il rettore Federico Delfino. E le posizioni sembrano ancora distanti, almeno nel metodo.

Dopo l’incontro che si era svolto nel primo giorno di occupazione in cui Rettore e studenti del collettivo Come Studio Genova si erano confrontati sulle ragioni dell’occupazione e sulle istanze degli studenti, per questa mattina alle 10 era previsto un incontro, da parte di una delegazione, direttamente in Rettorato. A chiederlo gli stessi studenti. La risposta del rettore era stata quella di una disponibilità a incontrare i ragazzi a occupazione terminata ed era stato fissato un appuntamento proprio per stamani alle 10.

Ma l’occupazione è ancora in corso perché per il collettivo voleva incontrare il rettore a cui proporre due nuove istanze, fanno sapere da Unige, prima di porre fine all’occupazione. “E’ per noi necessario esporre le richieste maturate durante l’occupazione prima del termine della stessa – hanno risposto al Rettore – chiediamo dunque di mantenere l’incontro nel giorno e nell’orario proposto presso la sede del DISFOR, di fatto confermando la nostra volontà e disponibilità al dialogo”.

E così il tentativo di mediazione è al momento saltato. “L’ipotesi di un dialogo è negata dal rettore che con ogni evidenza sembra preoccuparsi solo di termini e condizioni che pongano fine all’occupazione, consapevole che sedersi ad un tavolo qui, al DISFOR, significherebbe riconoscere due cose – scrivono gli studenti in un lungo comunicato – che non siamo un gruppo informale che ha scelto di occupare un edificio dell’Università con rivendicazioni vaghe, per poi rompere un vetro ed una porta e riconoscere ciò che ha realmente abitato questo luogo da ormai più di tre settimane: il fermento di idee e corpi di una generazione che per troppo tempo ha sofferto senza avere la possibilità di comprendere i reali motivi del proprio dolore. Sedersi al tavolo con noi gli richiederebbe di elevarsi ad un piano altro di confronto, quello che contrappone contenuti politici”.

Per gli studenti “il rettore parla il linguaggio della macchina, presentandosi come un ingranaggio che risponde a logiche che gli sono imposte, a protocolli che non si sa chi ha scritto. È perfettamente coerente, ma profondamente svilente per il suo ruolo e drammaticamente ingiusto per chi da quelle stesse logiche risulta schiacciato ed oppresso”.

Per il collettivo “c’è un errore gravissimo nella tattica di Federico Delfino, quello di imporsi a chi nulla ha da perdere – dicono – Se il sentimento che si vuole trasmettere è quello della paura la nostra risposta sarà tutt’altra, perché per troppo tempo la nostra generazione è stata ricattata e oppressa. Non chineremo la testa. Per ogni volta che siamo stati soffocati dalla precarietà, questa volta non molleremo. Per ogni volta che abbiamo dovuto compilare una rinuncia agli studi. Per ogni volta che abbiamo dovuto firmare un contratto di lavoro senza diritti. Per ogni volta che ci siamo trovati a dover assumere psicofarmaci, perché avete scelto di crescerci come individui atomizzati e soli. Per ogni volta che abbiamo accettato di prendere due euro in nero all’ora. Per ogni volta in cui ci è stato impedito di organizzarci. Per ciascuna di queste volte la risposta che diamo è una sola: lotta politica”.


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