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Ossigeno

Da stasera coprifuoco alle 23, bar e ristoranti respirano: “Un’ora in più vuol dire tanto”

Più prenotazioni per i ristoranti, i bar recuperano il dopo-cena. Ma la "prova del nove" sarà a partire dal 7 giugno in zona bianca

Prima serata di movida in centro storico dopo il lockdown, polizia locale e steward anti assembramento

Genova. Niente più corsa a pagare il conto con la cena ancora sullo stomaco, niente più ansia da multa per chi sgarra di qualche minuto e imbocca in ritardo la strada verso casa. Da questa sera, per effetto del decreto Draghi firmato ieri dal presidente Mattarella, il coprifuoco scatterà alle 23. E anche se molti chiedevano di eliminarlo completamente, le differenze saranno già tangibili, soprattutto per i gestori dei locali.

Per ristoranti e cocktail bar un’ora vuol dire tanto – spiega Marina Porotto, esercente di piazza delle Erbe e presidente dei giovani imprenditori Fipe Liguria – Ai ristoranti dà la possibilità di ricevere più prenotazioni perché la gente si sente più tranquilla e mangia con più calma. Per i bar significa avere più tempo per cambiare i tavoli: se c’è gente che si alza alle nove difficilmente si riesce a servire altri clienti prima della chiusura, ma con un’ora in più si può finalmente recuperare un piccolo dopocena. E poi in questo modo si gestisce meglio il flusso senza assembramenti alla chiusura”.

“Di sicuro lo spostamento dell’orario e il clima primaverile di questi giorni influenzeranno positivamente le prenotazioni – aggiunge Alessandro Cavo, presidente di Fipe Liguria e rappresentante dei ristoratori -. Al momento non abbiamo un dato preciso. È inutile fare ragionamenti su quello che sarebbe stato meglio fare, noi da sempre siamo contrari al coprifuoco ma è ovvio che ogni allentamento positivo è un respiro di sollievo”.

Importante precisare che i locali potranno rimanere aperti fino alle 23.00, ma a quell’ora bisognerà comunque farsi trovare a casa per evitare sanzioni. In ogni caso sarà un orario più compatibile con le abitudini alimentari delle nostre latitudini. E per quanto riguarda il rischio di assembramenti, i gestori garantiscono: non ci saranno problemi di sorta perché in tempi pre-Covid la movida iniziava semmai a quell’ora.

L’ulteriore svolta per bar e ristoranti sarà dal 1° giugno quando sarà nuovamente consentita la somministrazione al chiuso, una limitazione che finora ha escluso un gran numero di locali dalla riapertura. Poi, dal 7 giugno, se sarà confermata la tendenza di questi giorni che vede l’incidenza in netto calo in tutta la regione, la Liguria potrà entrare in zona bianca e il coprifuoco sarà completamente eliminato.

Sarà allora che arriverà la prova del nove per la movida, visto che comunque andranno mantenute tutte le regole su mascherine e distanziamento. L’anno scorso gli esercenti del centro storico avevano ingaggiato un servizio di steward per scongiurare assembramenti, quest’anno si spera che non ce ne sia più bisogno: “I tavoli sono già distanziati, le persone non possono comunque stare in piedi, valuteremo in base alle necessità – afferma ancora Porotto -. Di sicuro gestire le situazioni che non sono di pertinenza dei locali sarà un tema dell’amministrazione. Noi siamo responsabili fino al nostro dehors, non fuori”.

Il tema, insomma, sarà quello dei controlli che dovranno garantire le forze dell’ordine per evitare che l’allentamento delle misure sfoci in un “liberi tutti” in grado di far degenerare nuovamente la situazione. D’altra parte i vicoli tradizionalmente non vengono presi d’assalto nei mesi estivi, periodo in cui i giovani preferiscono i locali sul mare: è lì che dovrà concentrarsi l’attenzione. Ma ci sarà ancora qualche settimana per organizzarsi.

Intanto lo spostamento del coprifuoco alle 23 è una boccata d’ossigeno che potrà avvalersi anche dei benefici portati dai primi arrivi di turisti. Ma per tornare ai livelli pre-Covid la strada è ancora in salita: “Noi siamo tornati a zero, il conto in banca è rasato e non abbiamo ancora ricevuto i ristori dell’ultimo decreto. Gli ultimi sono arrivati a dicembre, poi stop. L’affitto lo abbiamo pagato per tutto l’anno e il credito di imposta è stato solo per 6 mesi. Per tornare alla normalità dovremo aspettare almeno il 2022”, conclude Porotto.

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