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Due velocità

AstraZeneca alla Asl, Pfizer ai privati: così a Genova la sanità pubblica vaccina il 30% in meno

Crollo delle prenotazioni e criteri di distribuzione rimasti immutati. All'hub della Fiera si eroga solo il 10% delle dosi AstraZeneca disponibili

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Genova. Se la campagna vaccinale contro il Covid a Genova fosse un veicolo, potremmo paragonarla a un’auto ibrida che va molto veloce anche se non sfrutta allo stesso modo le due fonti di alimentazione. Da una parte c’è la sanità privata, che in questo momento funge da carburante principale, dall’altra il personale della Asl, che si trova suo malgrado a giocare un ruolo residuale. E a innescare il fenomeno non è un differente livello di efficienza di chi è sul campo, ma il criterio con cui vengono distribuiti i diversi tipi di vaccino: un modello impostato a marzo che però, oggi, sembra non funzionare più.

I numeri che rendono meglio l’idea sono quelli dell’hub allestito alla Fiera di Genova, un centro che da solo è in grado di erogare quasi un quarto delle dosi somministrate ogni giorno in Liguria. Secondo i dati in possesso della stessa Asl 3, che gestisce la struttura, ogni giorno vengono messe a sistema di prenotazione 2.900 dosi così suddivise: per la parte di gestione pubblica 1.800 dosi di cui 1.300 AstraZeneca, 300 Pfizer e 200 Moderna; per la parte gestita dai privati 1.200 dosi di cui 850 Pfizer e 350 AstraZeneca. Come si può vedere la maggior parte delle dosi AstraZeneca è assegnata ai 16 box della Asl, mentre i 12 box delle altre aziende dispongono della maggior parte delle dosi Pfizer.

Il paradosso è che i medici della parte pubblica, pur avendo a disposizione una quantità superiore di dosi e di forza lavoro, vaccinano meno. Mentre le dosi Pfizer e Moderna disponibili in agenda vengono somministrate tutte o quasi, su 1.300 AstraZeneca nella parte pubblica quelli realmente offerti nell’arco di una giornata sono solo 100: nemmeno il 10%. In questo modo, facendo un calcolo approssimativo, i privati (che hanno meno vaccini e meno box) somministrano circa 900 dosi al giorno, mentre la Asl (che ha più vaccini e più box) ne eroga circa 600, con una differenza del 30%.

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LE RAGIONI. Il crollo AstraZeneca e un modello rimasto immutato

“C’è stato un crollo ingente del numero di persone che si stanno prenotando su AstraZeneca – conferma Giacomo Zappa, responsabile dell’hub che ha fornito questi dati -. Questo fenomeno non è dovuto soltanto ai timori legati alla cronaca su questo vaccino, ma anche ad altri due fattori. La coorte di popolazione over 60 si è ridotta come numero di soggetti da vaccinare, perché siamo oltre il 55%. Dopodiché, all’interno di questa parte residuale ci sono persone che hanno una perplessità legata al richiamo visto che verrebbe fissato in pieno agosto, periodo in cui molti hanno programmato le vacanze. Quindi non c’è solo un tema di perplessità sproporzionata rispetto ai rischi: molte persone stanno aspettando”.

Del fenomeno avevamo già parlato la settimana scorsa, anche se i numeri emersi erano meno eclatanti: secondo il direttore socio-sanitario della Asl 3 Lorenzo Sampietro, a causa della carenza di prenotazioni sulle fasce over 60 da vaccinare con AstraZeneca, il 50% dei posti disponibili su quelle linee non veniva prenotato da nessuno, facendo sì che gli hub funzionassero a metà regime. Fenomeno che spesso è visibile anche a occhio nudo: nel padiglione Jean Nouvel l’ambulatorio “rosso”, quello dove si trovano i box dei privati, ha più persone in attesa rispetto all’ambulatorio “blu”, quello gestito dalla Asl, dove spesso medici e infermieri in turno si trovano senza persone da vaccinare.

Oltre alle mille sfortune del vaccino AstraZeneca, è chiaro che l’inefficienza della parte pubblica sia determinata dalla scelta di distribuire i diversi tipi di vaccino in modo così sbilanciato. A marzo, quando l’hub ha aperto al pubblico, la demarcazione era ancora più netta: i privati gestivano le linee Pfizer e Moderna riservate agli ultrafragili, la Asl vaccinava con AstraZeneca i 70enni. “Ma allora questa sproporzione non c’era – precisa Zappa – perché quella programmazione era stata decisa in un momento in cui non c’erano questi problemi”. E adesso non si potrebbe cambiare? “Qualche settimana fa ho chiesto di avere un aumento delle dosi Pfizer sulla parte di nostra competenza e l’aumento c’è stato – continua il responsabile di Asl 3 – ma il mio compito è fare in modo che la macchina funzioni. Io non mi occupo della programmazione”.

LA PROGRAMMAZIONE. Più Pfizer in farmacia, una linea under 60 per Johnson e AstraZeneca

La gestione delle dosi compete alla direzione socio-sanitaria della Asl e al momento non ci sono indicazioni di possibili cambiamenti. Eventuali riallocazioni, ricordano da Alisa, vengono fatte a livello regionale a fronte di un monitoraggio quotidiano per garantire equità di trattamento in caso di necessità e soprattutto carenze. In altre parole le dosi AstraZeneca verrebbero spostate solo se mancassero in altri centri vaccinali.

D’altra parte la Regione, che tramite Alisa governa la regia della campagna vaccinale, rimarca che l’importante non è chi fa i vaccini, ma quali risultati si ottengono, e i risultati finali sono di tutto rispetto visto che la Liguria rimane ben posizionata nelle classifiche per dosi utilizzate e popolazione vaccinata.

Dal punto di vista delle risorse, però, mentre i vaccinatori Asl lavorano meno della metà di quanto potrebbero, giova ricordare che ogni ciclo vaccinale completo erogato dai privati costa circa 25 euro (17,50 per la vaccinazione e 7 per le spese di prenotazione e segreteria) secondo un accordo stipulato dalla Regione con le sigle di categoria sulla base di quello nazionale valido per i medici di famiglia. Questi soldi vengono coperti dalla Regione e messi in conto alla struttura commissariale.

Ci sono poi altre scelte che accentuano lo sbilanciamento tra forze pubbliche e private. Da fine maggio le dosi Pfizer verranno consegnate anche in farmacia per consentire anche agli under 60 di vaccinarsi in luoghi più vicini al territorio. Inoltre da alcune settimane l’hub privato di San Benigno gestito dalla Casa della Salute – che all’inizio vaccinava solo con Moderna per poi passare completamente ad AstraZeneca generando proteste e disdette – viene rifornito solo con dosi Pfizer, garantendo però i richiami con AstraZeneca. Questo centro eroga al massimo 1.500 dosi al giorno. In questo modo, per tornare alla metafora iniziale, l’auto ibrida è sempre meno ibrida e sempre più alimentata da un solo carburante.

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D’altra parte, l’ultima mossa della Regione va in direzione opposta: aprire una linea di vaccinazioni per gli under 60 che vogliono vaccinarsi volontariamente con Johnson & Johnson e AstraZeneca, finora snobbato da molte persone, sfruttando così la possibilità di guadagnare tempo rispetto alle agende Pfizer e Moderna che invece sono pressoché a tappo.

“Nell’ambito della riorganizzazione della campagna vaccinale – conferma Lorenzo Sampietro, direttore sociosanitario dell’Asl 3 – presso l’hub della Fiera nei prossimi giorni verrà attivata una nuova offerta vaccinale rivolta a tutti gli assistiti Asl 3 a partire dai diciotto anni che propone l’anticipo della vaccinazione anti-Covid utilizzando su base volontaria i vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson, in relazione alla disponibilità dei vaccini. Ricordo che tutti gli altri poli sul territorio sono in piena attività con i vaccini mRna”.

A differenza di quanto aveva spiegato ieri il governatore Toti, l’opportunità riguarderà tutti gli over 18 e diventerà operativa nei centri vaccinali a partire da lunedì, con l’ipotesi di anticipare già a questo weekend su alcuni hub come quello della Fiera. A tarpare il successo dell’iniziativa potrebbe essere tuttavia la necessità di effettuare il richiamo dopo tre mesi (non per Johnson & Johnson, che è monodose), che comunque non è più determinante ai fini del green pass.

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