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Amarcord sampdoria

“Album dei ricordi blucerchiati”: Roberto Galia, terzino o mediano?

Membro della colonia lariana (Scanziani, Vierchowod, Mannini, Fusi, Matteoli, Invernizzi) portata a Genova da Mantovani… Sette acquisti azzeccati!

Genova. Difficile, per i tifosi blucerchiati, trovare un neo a Paolo Mantovani… eppure, studiando attentamente la raccolta di ‘quadri’, posta nella ‘pinacoteca’ Sampdoria, uno c’è: Roberto Galia, probabilmente l’unica cessione da lui rimpianta, perché le altre, seppur forse più dolorose – quale ad esempio quella di Vialli alla Juventus – sono state fatte a ragion veduta.

Nel mercato estivo dell’86, deluso da un campionato concluso all’undicesimo posto, il ‘Presidentissimo’ optò per uno stravolgimento della rosa, partendo dalla conduzione tecnica, affidata a quel Vujadin Boškov, in sostituzione di Eugenio Bersellini, lasciato partire per altri lidi, come pure Graeme Souness, Trevor Francis, Ivano Bordon, Gianfranco Matteoli, Alessandro Scanziani ed appunto Roberto Galia, che – ancora ventitreenne – salpò per il Verona, nell’operazione che portò Hans-Peter Briegel a Genova.

Roberto Galia era arrivato, al Doria, dal Como, nell’83, sulla rotta già tracciata da Alessandro Scanziani (che però aveva prima fatto tappa all’Inter ed all’Ascoli) e Pietro Vierchowod (anche lui con un intermezzo a Firenze e Roma) e che percorreranno pure Moreno Mannini, Luca Fusi, Giovanni Invernizzi ed il precitato Matteoli) e sebbene appena ventenne, aveva già all’attivo ben 56 partite e 6 goal, fatti coi lariani; quindi un ‘pivello’, ma con tanto di ‘pedigree’, visto che a 18 anni, appena compiuti, aveva già esordito in Serie A (contro il Napoli) ed addirittura regalato la salvezza al Como, due settimane dopo, all’ultima di campionato, con il goal del 2-1 al Bologna.

Galia viene, dunque, a Genova, in una Sampdoria, che Paolo Borea sta plasmando in una scultura michelangesca… mettendo a supporto di Trevor Francis, Liam Brady, Roberto Mancini e Alessandro Scanziani, anche Ivano Bordon, il portiere, vice di Dino Zoff in Nazionale, mentre in difesa, ecco,  finalmente, lo Zar (dopo due prestiti) ed a centrocampo, oltre al ragazzo riccioluto di Trapani, il mille polmone Fausto Pari, che va ad aggiungersi ai corridori Gianfranco Bellotto e Francesco Casagrande…

Insomma c’è da correre, per guadagnarsi un posto in squadra, ma Roberto convince Renzo Ulivieri a mandarlo in campo già alla prima (sia pur da subentrante di Domenico Marocchino), cosicché può assistere dal vivo ai due strabilianti goal dello “striker” inglese, nella San Siro interista, ammutolita dalla bravura di Francis.

24 partite, su trenta al primo anno, con un’altra rete di quelle importanti, in una vittoria per 2-1, a Torino, contro la Juventus di Tacconi, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Rossi, Platini, in un Doria così schierato: Bordon, Pellegrini, Vierchowod, Galia, Guerrini, Renica, Marocchino (Bellotto), Pari, Mancini, Brady, Casagrande.

24 presenze in campionato ed un goal, sono il bis dell’anno dopo, quello peraltro del primo trofeo della storia blucerchiata (Coppa Italia ‘84/85, vinta battendo – in duplice finale – il Milan) e la rete di Galia è di nuovo contro un’altra big, la Roma, sbaragliata a Marassi, con un netto 3-0. Il nuovo mister è il ‘cavallo di ritorno’ Bersellini, che ritiene impostare Galia come terzino sinistro, come conferma la formazione che ha affondato il giallorossi: Bordon (Bocchino), Mannini, Galia, Pari (Gambaro), Vierchowod, Pellegrini, Scanziani, Souness, Francis, Salsano, Vialli.

Della stagione ‘85/86, abbiamo parlato all’inizio…  qui possiamo aggiungere che la decisione di Mantovani di lasciarlo andare a Verona è stata probabilmente indotta dal suo utilizzo primario, in una zona di campo non confacente alle  caratteristiche tecniche di Galia (fascia difensiva sinistra), tanto che una volta approdato al servizio di Osvaldo Bagnoli e messo a giostrare in mediana, ha dato dimostrazione che anche a Genova avrebbe potuto diventare uno dei quadri più pregiati della pinacoteca del ‘Presidentissimo’, infatti – dopo due anni all’Hellas – il presidente della Juventus, Giampiero Boniperti (uno che di talenti se ne intendeva) lo vuole in bianconero, agli ordini di mister Zoff, a dare sostanza ad un centrocampo piuttosto tecnico, che comprendeva il danese Michael Laudrup, l’ucraino Oleksandr Zavarov, il portoghese Rui Barros, Massimo Mauro, Marino Magrin e Giancarlo Marocchi… e vi resterà sei anni, contendendo il posto (157 partite) a giocatori del calibro di  Sergej Aleinikov, Thomas Häßler, Antonio Conte, Angelo Di Livio, Andreas Möller, agli ordini dei mister Maifredi e Trapattoni e togliendosi, nel contempo la soddisfazione di vestire anche tre volte l’azzurro della Nazionale, su chiamata di Arrigo Sacchi (che vanno a sommarsi alle 12 con l’Under 21 e all’altra dozzina con l’Olimpica).

 

Della stessa serie “Album dei ricordi blucerchiati”

Bruno Mora, l’ala perfetta

 Trevor Francis, “the striker”

 Ruud Gullit , “Cervo che esce di foresta”

 Nacka Skoglund, il re del tunnel

 Toninho Cerezo, samba scudetto

 Graeme Souness, “Charlie Champagne”

 Aleksei Mikhailichenko, la stella dell’Est

 Sebastián Verón, “La Brujita”

 Luisito Suárez, “El arquitecto” dei primi anni ’70

 Tito Cucchiaroni, una leggenda nella storia della Samp

 Ernst Ocwirk, il faro del Prater

 Giancarlo Salvi, il “golden boy” di Dego

 José Ricardo “China” da Silva, il goleador brasileiro

 Srecko Katanec, la gazzella slovena

 Jorge Toro, dalle Ande agli Appennini Liguri

 Luca Vialli, il bomber

 Eddie Firmani, il “tacchino freddo”

 Ermanno Cristin, il “Nordahlino” di Marassi

 Sergio Brighenti, il capocannoniere

 Roberto Vieri, la fantasia al potere

 Mario Frustalupi, il piccolo grande” regista

 Gaudenzio Bernasconi, l’orsacchiotto

 Fausto Pari, una vita da mediano

 Giovanni Invernizzi, la classe operaia in paradiso

 Walter Zenga, l’uomo ragno

 Giovanni Lodetti, da “basleta” a “baciccia”

 Attilio Lombardo, il “Popeye”

 Valter Alfredo Novellino, il Monzon della panchina

 Alessandro, “il conquistatore” Scanziani

 Enrico Nicolini, “il Netzer di Quessi””  

 Loris Boni, il “baffo” col numero 8

 Boškov e Veselinović, gli jugoslavi                                                                                                                                                                            Maryan Wisnuewski , il francese arrivato da Lens

 Giorgio Garbarini, il generale Custer

 Marco Rossinelli, fuga per la vittoria

 Pietro Vierchowod,  lo Zar

 Francisco Ramón Lojacono, “el tanguero”

Domenico Arnuzzo, il geometra di fascia

Giovanni Guerrni, il Robot Mazinga Z

Marco Sanna, il guerriero ichnuso

Fabian Valtolina, il velocissimo “Beep Beep”

Fabrizio Casazza,  portiere da gradinata

Angelo Benedicto Sormani,  il Pelé bianco

Alessandro Grandoni, il Lippi del 2000