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Il personaggio

“Album dei ricordi blucerchiati”: Alberto Mariani, libero, non stopper

Stopper o libero? Mariani era un centrale moderno, di quelli che piacciono ai mister moderni, che vogliono che il gioco comiCci dal basso

ASD Serra Riccò Vs Athletic club liberi Promozione girone D Ottava Giornata

Genova. Quando, a 10 anni, Alberto Mariani entra nei ranghi dei pulcini della Sampdoria, un ‘signor’ difensore centrale, nato come lui il 18 agosto, passa – nel mercato estivo – dal Torino al Milan, ad arricchire un curriculum che lo porterà a diventare (con la Nazionale italiana) Campione d’Europa (nel ’68) e vice Campione del Mondo (nel ’70)… Stiamo parlando di Roberto Rosato (che per 4 anni difenderà poi anche i colori del Grifone), un difensore centrale dalle caratteristiche tecniche completamente diverse, ma che ci piace accomunare alla ‘nostra figurina’ odierna, per la determinazione nel confrontarsi con palla ed avversari.

Essendo coetaneo di Mariani, ho potuto seguire passo a passo il coronarsi del sogno di esordire nei ‘prof’, con la sua squadra del cuore, nel 1977, dopo tutta la trafila nelle giovanili, conclusa con la vittoria, da capitano, del prestigioso Torneo di Viareggio.

Una vittoria ottenuta col Milan di Baresi e Collovati, in una finale bis (la prima fini 1-1, anche dopo i supplementari), guidata da Giorgio Canali, che – scelto dal presidente Lolli Ghetti, per guidare poi anche la prima squadra, appena retrocessa in cadetteria (protetto dal ‘deus ex machina’ Fulvio Bernardini) – si portò, in rosa, gran parte di quei ragazzi con cui aveva vinto la Coppa Carnevale, fra cui appunto Mariani.

Questa la formazione della seconda finale con i rossoneri: Pionetti, Galleni, Baesso, Rossi, Mariani, Mura, De Giorgis (Pavan), Paolini, Notaro, Lombardo, Chiorri (Monaldo).

E Alberto viene lanciato subito titolare, in campo alla prima di campionato, alla Favorita di Palermo, un buon 0-0, ottenuto con questa formazione: Cacciatori, Rossi, Ferroni, Tuttino, Mariani, Lippi, Chiorri, Bedin, Savoldi II, Re, Saltutti (Paolini). Buona la sua prova… e la rete, difesa da Massimo Cacciatori, resterà inviolata, anche nelle successive tre consecutive partite in cui Mariani indosserà la maglia numero 5 (due 0-0 con Varese e Ternana ed netto 3-0 contro la Cremonese)… Meno bene andrà il successivo match, a Bari, in cui Canali aveva optato per mettere accanto a Lippi un altro giovane, Roberto Bombardi… che peraltro, alla lunga, il tecnico blucerchiato continuò a preferire ad Alberto (24 presenze, contro 6), presumibilmente perché più marcatore di Mariani… che, come dicevamo all’ inizio, era uno stopper anomalo, in quanto più idoneo a giocare a zona (o da libero) come usava allora, che non in marcatura ferrea sull’uomo… un po’ come Marcello Lippi, da qui la difficoltà, per un tecnico di quei tempi, nello schierare, al centro della difesa, due giocatori dalle caratteristiche così simili.

Andò meglio, a Mariani, l’anno dopo, quando il subentrante Lamberto Giorgis, gli fece fare una quindicina di partite, preferendolo, spesso, addirittura a quel mostro sacro, che era Lippi, in casa Samp. Gli altri, a giocarsi il posto da centrale con loro due, erano Giovanni Talami, Federico Rossi e Roberto ‘Picchia’ Romei (quest’ultimi due, in effetti, più idonei a fare i terzini), visto che Bombardi era nel frattempo passato al L.R. Vicenza.

Stopper o libero? Mariani era un centrale moderno, di quelli che piacerebbero ora ai mister, che vogliono che il gioco cominci dal basso… Oggi, lui e Lippi potrebbero giocare in coppia, magari con un terzo difensore più veloce a coprire gli inserimenti in corsa, ma la rigidità delle marcature degli anni ’70, rendevano difficile la coabitazione fra Mariani ed il “Paul Newman blucerchiato.

Un esempio classico? Sampdoria-Udinese del novembre ’78 (anno in cui i friulani, freschi di B, vinceranno a man basse il torneo cadetto), dopo un primo tempo di sofferenza a marcare lo sgusciante Vagheggi (che lo beffa anche andando a rete), Mariani viene spostato da mister Giorgis alle spalle di tutti, al posto di un Lippi infortunatosi ed Alberto cambia il volto alla sua partita (e la Samp pareggia con Giorgio Roselli), mentre Giorgis aveva cambiato tatticamente quello della Samp, rivoluzionandola tatticamente con l’ingresso di Alviero Chiorri, il “Marziano”.

Quindici presenze su trentotto, quell’anno, che tuttavia non soddisfano  la voglia di giocare, tipica di chi è giovane, anche e soprattutto se l’allenatore non ti manda in campo nelle ultime quattro e così, Alberto, dopo aver giocato l’ultima partita in blucerchiato, contro la Spal (0-0, con questo Doria: Garella, Arnuzzo, Ferroni, Paolini, Rossi, Mariani, Tuttino, Orlandi, D’Agostino (Savoldi II), Roselli, Chiarugi), commette l’errore, a nostro parere,  di chiedere di andare a giocare, sia pur scendendo di categoria, in quel di Piacenza… Scelta probabilmente indotta dall’arrivo di Logozzo e Pezzella, ma senza tener conto del fatto che, partendo Lippi per altri lidi (Pistoiese), finalmente non avrebbe dovuto battersi con una ‘icona’, per accaparrarsi il ruolo di libero…

Chissà che sarebbe successo se avesse saputo aspettare… ma si sa, che col senno del poi, siamo tutti bravi… Di assodato c’è che ora Alberto Mariani vive alla grande la sua dimensione, da all’allenatore dell’Athletic Club Albaro, in un mondo che lo stima, come tecnico e come uomo, dopo aver giocato, post Piacenza, anche con Salernitana, Rapallo, Entella, Levanto, Pontedecimo, Baiardo (circa 300 partite fra B, C e D) ed aver guidato da mister lo stesso Rapallo, Sestri Levante,  Lavagnese, Bogliasco, Novese, Polis, San Cipriano,Camogli, Campomorone… per arrivare all’Athletic, dove – da anni – è portato in palma di mano…

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