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Abitabilità dei bassi nel centro storico, una sola richiesta al Comune dall’approvazione della delibera

Terrile (Pd): "Ci avevano detto che il rilancio dei vicoli passava di lì ma si potrebbe parlare di legge ad personam". La giunta Bucci: "Momento di pandemia poco propizio, il progetto decollerà"

Maddalena

Genova. Sono passati dieci mesi da quando il consiglio comunale genovese ha approvato la delibera di modifica al Puc che consente, tra le altre cose, di modificare la destinazione d’uso di alcuni locali a piano strada nel centro storico – i cosiddetti bassi – e renderli abitabili. Una delibera fortemente voluta dalla giunta Bucci e votata dal centrodestra ma osteggiata dall’opposizione e da molte associazioni del territorio tra cui Libera e Ama Maddalena.

Il timore delle associazioni e del centrosinistra era che questo via libera ad abitare i bassi potesse essere un assist alla criminalità organizzata che, in alcuni casi proprietaria più o meno indirettamente di tanti immobili nei caruggi, avrebbe potuto lucrare sulla possibilità di far soggiornare persone in quegli spazi. Non solo, i comitati e le associazioni, avevano chiesto un passo indietro anche temendo che l’aumento di abitazioni ai piani strada potesse essere poco gestibile sul fronte della vivibilità e del carico di rifiuti prodotti.

Al momento tuttavia quei timori si sono rivelati infondati. Perché, dopo dieci da quella modifica del Puc, neppure un basso è diventato abitazione e anzi, l’unica richiesta pervenuta in tal senso agli uffici comunali è ancora in fase di valutazione e verifica.

Ad aver raccolto questa informazione è stato il capogruppo del Pd a Tursi, Alessandro Terrile, che ha presentato un’interrogazione a risposta alla giunta e che oggi parla di “misura ad personam”. “Rispondendo ad una mia interrogazione la giunta ha precisato che dopo i primi sei mesi di operatività è pervenuta una sola richiesta, tuttora al vaglio dell’amministrazione – afferma – eppure ci avevano spiegato che la spinta alla riqualificazione del centro storico era soffocata dalle regole urbanistiche che impedivano di installare appartamenti al posto dei bassi. Evidentemente non è così, salvo per quell’unico caso”.

Terrile insiste, ricordando altre normative per il centro storico introdotte dalla giunta Bucci dal suo insediamento: “La riqualificazione della città vecchia può attendere – conclude – dopo le teorie securitarie dell’assessore sceriffo e l’ordinanza anti-kebab anche la variante urbanistica ad personam non produce gli effetti sperati”.

L’assessore all’Urbanistica Simonetta Cenci però è convinta che per vedere il decollo dell’operazione sia solo questione di tempo. “Il momento storico ed economico non è certo quello ideale per fare progetti immobiliari – afferma – la pandemia ha azzoppato molte iniziative ma siamo sicuri che già nei prossimi mesi le condizioni saranno migliori inoltre il piano complessivo Caruggi darà una spinta ulteriore a questo processo, in tante altre città europee questa formula ha funzionato”.

Nella volontà dell’amministrazione quelli che oggi sono spesso magazzini inutilizzati, quando non vere e proprie alcove, oppure saracinesche abbassate, dovrebbero diventare microabitazioni magari per studenti o giovani coppie.

La normativa. Per quanto riguarda la possibilità dell’utilizzo ad uso abitativo dei piani terra lo strumento attraverso il quale si intende favorire la rivitalizzazione dei bassi è quello delle agevolazioni. Queste misure sono l’esonero dal pagamento del contributo di costruzione e, per chi intende stabilirvi la propria residenza, l’abbattimento della somma dovuta quale monetizzazione nel caso di mancato reperimento del parcheggio pertinenziale. L’ammontare di questo abbattimento varierà a seconda che l’immobile venga destinato ad abitazione, oppure ad uno degli altri usi ricompresi nella cosiddetta “residenza specialistica” ai sensi dell’articolo 12.3 delle norme generali del PUC.

“Il tutto – ricorda l’assessore Cenci – si prevede di regolamentarlo all’interno di una convenzione che il cittadino sottoscriverà e che conterrà una serie di impegni affinché l’immobile abbia e conservi questo utilizzo virtuoso. Nel caso di mancato rispetto delle clausole contrattuali il locale perderà automaticamente l’uso abitativo”. Si tratta, ad esempio, di rispettare alcuni criteri restrittivi: divieto di sublocazione, di inserire attività illecite nei locali o di ospitare persone senza dimora. I controlli saranno demandati alla polizia locale.

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