"Un altro entroterra è possibile", riflessioni post pandemia con un occhio al verde - Genova 24

Lettera al direttore

Opinione

“Un altro entroterra è possibile”, riflessioni post pandemia con un occhio al verde

"Alle zone interne siano garantiti i diritti costituzionali al lavoro, alla cultura, ai servizi"

borgo di senarega, valbrevenna

Genova. Riceviamo e pubblichiamo da Danilo Bruno, Europa Verde Liguria.

“Dinanzi alla grave situazione determinatasi a seguito della Pandemia da covid 19, che ha pesantemente inciso sugli strati più poveri e più fragili della società riteniamo che un nuovo discorso, che investa pure la transizione ecologica, debba essere fatto pure le aree interne della nostra regione, tenendo presente che la pandemia ha solo accentuato gravi situazioni di abbandono e spopolamento già esistenti.

La Liguria è interessata da un paesaggio interno, che tocca sia la catena alpina con i 2000 metri del monte Saccarello in Provincia di Imperia e quindi il territorio della Convenzione delle Alpi che l’area appenninica ed un territorio ristretto poiché la distanza dal mare è relativamente poca.

Sotto questa luce devono essere visti gli interventi da predisporre perché proprio il discorso alpino richiama una nozione di altri popoli e di scambi socio – culturali, che portano immediatamente il nostro pensiero all’Europa e alla necessità di una struttura federale unitaria europea, che sappia governare i processi della lotta al cambiamento climatico e della transizione ecologica.

Nel contempo riteniamo necessario avviare un processo atto a restituire alle zone interne gli strumenti per poter preservare il paesaggio e soprattutto divenire luoghi di socialità, di promozione culturale, sociale, agricola e abitativa affinché i nostri paesi interni non siano solo luoghi dove risuonano le campane a morto delle chiese e dormitori bensì divengano luoghi vivi e vitali.

Noi crediamo che la politica debba tornare ad interessarsi delle aree interne ma che soprattutto esse divengano aree dove ai residenti siano garantiti i diritti costituzionali ovvero esse non devono essere zone marginali del paese bensì le persone ivi residenti devono avere diritto alla socialità, alla cultura, ad un lavoro dignitoso , ad una mobilità dolce e sostenibile, ad adeguate connessioni digitali veloci e all’alfabetizzazione digitale, a scuole, ad una sanità adeguata e facilmente reperibile, a punti di aggregazione sociale.

Noi crediamo che un entroterra così determinato richieda lo sforzo collettivo di tutta la nazione ma che soprattutto ponga alla collettività una responsabilità nazionale ed internazionale perché a chi decide di spostarsi nelle aree interne sia finalmente applicata una fiscalità di vantaggio e soprattutto vengano favorite le attività agricole e il turismo lento poiché solo in tal modo si potrà apprezzare quel paesaggio di cui prima si parlava.

Nel contempo riteniamo che uno sforzo collettivo di questo genere richieda da un lato un impegno economico per spostare finalmente risorse verso le aree interne ma anche uno sforzo da parte degli enti pubblici per promuovere e favorire l’incontro con le aree interne e tutti i suoi prodotti poiché chi sceglie di vivere nell’interno ha bisogno di politiche di promozione adeguate e non di sussidi inutili e dannosi .Ha bisogno di sostegni per progetti imprenditoriali giovanili e innovativi dal punto di vista ambientale e non di finanziamenti elargiti con logiche clientelari di altri tempi.

Si tratta infatti di promuovere pure una agricoltura sociale, che valorizzi in particolare il ruolo di chi lavora la terra, il libero scambio dei semi a tutela della biodiversità e il rapporto fra territorio, prodotti locali e tradizioni popolari nonché enogastronomiche.

Crediamo infine che vada radicalmente ripensato il sistema di governo dell’entroterra poiché dinanzi a progetti complessi occorrono strutture di governo complesse della dimensione delle antiche comunità montane o dei parchi, che sappiano tutelare il territorio ma anche coordinare l’attività dei comuni e soprattutto far sentire ad ogni residente la presenza solidale della collettività”.