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Botta e risposta

Tutele paesaggistiche, scintille tra Legambiente e Scajola: chiesto l’intervento del ministro

Una nuova legge regionale potrebbe abolire i vincoli del Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico per i comuni dell'entroterra

Genova. Scontro a distanza tra Legambiente e l’assessore all’Urbanistica, Pianificazione territoriale e Tutela del Paesaggio di Regione Liguria Marco Scajola: secondo gli ambientalisti nella nostra regione sarebbe in atto una “deregolamentazione preoccupante” per quanto riguarda la tutela del paesaggio, e si appellano al ministero che però, secondo l’assessore sarebbe non competente in materia.

Oggetto del contendere una legge regionale in discussione in questi giorni (DDL 59/2021), il cui articolo 9 “sancisce l’abolizione delle indicazioni di carattere insediativo del Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico (PTCP) per molti comuni liguri, che verranno individuati tramite apposita procedura, ma che comunque si possono già definire come i comuni dell’entroterra”.

Secondo gli ambientalisti questo avverrebbe mentre “latita” il nuovo Piano Paesaggistico, “che la Regione dovrebbe approvare ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio in regime di co-pianificazione col MiBAC – spiega Santo Grammatico, Presidente di Legambiente Liguria – siamo infatti rimasti ad un primo passaggio sull’assoggettabilità alla Valutazione Ambientale Strategica. L’abolizione delle previsioni del Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico costituirà una grave deregolamentazione della prassi urbanistica e un visibile arretramento dei principi della tutela del paesaggio, potestà che la Costituzione assegna allo Stato e che quindi non può essere cassata da una legge regionale”.

La battaglia diventa quindi nazionale: “Per questi motivi – aggiunge Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente – abbiamo scritto al Ministro della cultura Dario Franceschini una lettera per evidenziare come questo Disegno Di Legge sancisca un attacco senza precedenti alla tutela paesaggistica e quindi anche alle prerogative del Ministero da lui diretto e delle sue strutture territoriali come le Sovrintendenze».

Tira dritto la giunta regionale: “Nessuna competenza del ministero della Cultura sul tema del Piano territoriale di coordinamento paesistico regionale che è, invece, un piano territoriale urbanistico di esclusiva competenza regionale e non rientra tra gli atti di pianificazione territoriale soggetti al Codice del Paesaggio – scrive l’assessore in una nota stampa, precisando che – non c’è alcuna competenza da parte del Mic e nessuna violazione dello stesso Codice del paesaggio dal momento che i vincoli paesaggistici non sono nè interferiti nè messi in discussione e sono gli unici vincoli di competenza statale, soggetti alla potestà delle Soprintendenze”.

“Le norme del Piano territoriale di coordinamento paesistico regionale – evidenzia Scajola – restano comunque in vigore per tutto il territorio dei Comuni costieri e di quelli anche nelle aree interne che hanno valenza di città. La soppresione – aggiunge – vale solo per i Comuni minori dell’entroterra, già gravati dai vincoli paesaggistici prescritti dal Codice del paesaggio per i boschi, i corsi d’acqua, i laghi e le quote più alte, oltre che dai vincoli paesaggistici stabiliti per decreto ai sensi dell’art. 136 dello stesso Codice, dai vincoli idrogeologici, da quelli previsti dai piani di bacino e dalle tutele ambientali determinate dai Parchi e dai SIC”.

Circa la redazione del Piano paesaggistico previsto dal Codice del Paesaggio sulla base di apposita intesa con ministero della Cultura e ministero dell’Ambiente, Scajola aggiunge: “L’attività è in avanzato stato di elaborazione: a luglio 2020 è stata formalizzata da parte dei competenti uffici regionali la bozza sottoposta ai ministeri dell’Ambiente e della Cultura oltre che delle Soprintendenze, che hanno iniziato a svolgere le loro attività per la co-pianificazione solo all’inizio del 2021. Queste attività sono tutt’ora in corso per la validazione tecnica e per il successivo procedimento di adozione del Piano da parte del Consiglio regionale. Un passaggio che sarà preceduto – conclude Scajola – da consultazioni pubbliche con i Comuni, le Associazioni di categoria e ambientali e le categorie professionali”.