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SuperLega, Simone Braglia: “Siamo a un punto di non ritorno e a pagare saranno gli appassionati”

Il portiere eroe di Liverpool-Genoa auspica una reazione mediatica dei tifosi con la disdetta degli abbonamenti tv

Genova. “La SuperLega mette una grande tristezza a me come sportivo, se vogliamo fare un raffronto tra il mio periodo e ciò che sta accadendo oggi. È il fallimento della nuova classe imprenditoriale, soprattutto italiana, ma anche internazionale”.

Simone Braglia, tre stagioni come portiere del Genoa nel periodo indimenticato del quarto posto e della Coppa Uefa con l’impresa di Liverpool (prima squadra italiana a vincere all’Anfield), non le manda a dire e come nella fiaba I vestiti nuovi dell’imperatore evidenzia come il re sia nudo: “Non è un caso che a fondare la SuperLega siano state Società che non ce la fanno più economicamente. Ormai si antepone il dio denaro allo sport e già con la distribuzione dei diritti televisivi è cambiato il sistema valoriale del calcio, anteponendo la reddittività al valore umano, anche dei tifosi”.

Niente più presidenti appassionati, salvo qualche caso raro. Quell’epoca è finita e Braglia evidenzia come le proprietà delle Società siano cambiate e così anche le priorità: “Ormai non ci sono più i Gianni Agnelli, i Moratti, i mecenati di una volta che prendevano una squadra non con l’auspicio di guadagnare. Oggi i presidenti sono stipendiati dalle stesse società e non c’è più senso di appartenenza né identità”.

Gli ingaggi sono esplosi, ma se ai tempi di Braglia un ragazzo non firmava un contratto veniva messo fuori rosa: “Era una lezione di vita”.

La frottola più grande sentita nelle dichiarazioni di queste ore per Braglia è proprio che la SuperLega è nata per i tifosi: “Non c’è bugia più grossa di quella. È un discorso che riguarda la gestione. Io spero che ci sia un’azione popolare a livello mediatico, con la disdetta in blocco degli abbonamenti alle tv, visto che i soldi arrivano da lì. Siamo a un punto di non ritorno e a pagare saranno gli appassionati”.

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Inoltre vedere sempre le stesse squadre scontrarsi renderebbe noiosa la SuperLega stessa: un piatto gourmet se gustato troppo spesso diventa abitudine e non portata da gustare in occasioni speciali. Una partita come Liverpool-Genoa probabilmente non sarebbe mai stata giocata adottando il criterio di oggi.

Il discorso del fallimento a livello gestionale è più ampio, secondo Braglia: da quanto tempo le Società italiane non vincono a livello internazionale? Quanto è scesa nel ranking Fifa la Nazionale italiana? Inoltre, per fare un esempio recente, l’operazione Ronaldo alla Juventus ha portato introiti dal punto di vista del marketing ai bianconeri, ma risultati sportivi non soddisfacenti. “L’azienda Ronaldo dentro all’azienda Juventus ha offuscato i valori di altri giocatori e magari giovato più a Fca che alla Juve”, dice Braglia.

La deriva di una situazione ormai lontana dallo sport e più vicina alla finanza è la gestione dei giovani: “All’estero giocano, da noi li usiamo come plusvalenze, Genoa in testa. Sono usati per sanare il bilancio. Non ho mai visto un giovane che esce dalla primavera valutato come oggi. Magari 20 milioni di euro con nessuna partita all’attivo in serie A”.

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