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Scuole aperte anche in estate, il no dei sindacati liguri: “Le priorità sono altre”

Il piano da 510 milioni del ministero fa storcere il naso: "Meglio spenderli per aumentare l'organico ed evitare le classi-pollaio"

Genova. Scuole aperte anche a giugno, luglio, agosto? No grazie. I sindacati liguri della scuola bocciano il piano del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi che prevede 510 milioni per finanziare attività didattiche e ricreative in estate con l’obiettivo di recuperare la socialità perduta a causa della didattica a distanza. Adesione che dovrà essere volontaria, tanto dai ragazzi quanto dai docenti, ma che pone già diverse questioni di carattere organizzativo oltre al timore che possano essere intaccate le ferie. Cautela da parte dei presidi.

Il piano, che ancora non è stato affinato nei dettagli, si articolerà in tre diverse fasi. La prima sarà quella dei corsi di recupero, con attività di laboratorio, scuola all’aperto, sessioni di studio in gruppo. A luglio e agosto al via con le attività di aggregazione e socializzazione che punteranno su musica, arte, sport, educazione civica, lingue, competenze digitali. A settembre ci sarà una sorta di pre-scuola per anticipare l’inizio delle lezioni. Ogni istituto ligure dovrebbe ricevere di base 15-18mila euro, ai quali si potrà aggiungere una parte relativa ai fondi Pon concessi dal ministero su progetti specifici.

“È positivo che si diano risorse alle scuole – spiega Monica Capra, segretaria regionale della Cisl Scuola – ma ricordiamoci che adesso gli insegnanti e anche gli altri profili professionali non ce la fanno più. Tutti hanno il diritto di staccare, comprese famiglie e studenti. Sarebbe opportuno piuttosto spendere risorse per avere una migliore organizzazione all’inizio del prossimo anno scolastico. C’è bisogno di potenziare l’organico per ridurre il rapporto classi-alunni che favorirebbe il recupero della socialità ma anche la garanzia di una migliore offerta formativa”.

“La nostra posizione è critica – aggiunge Ferdinando Agostino della Uil Scuola -. Alla scuola andranno pochissimi soldi perché sono quasi tutti indirizzati al terzo settore. E poi non vorremmo che, invece di un momento didattico, sia piuttosto una forma assistenziale nei confronti delle famiglie. Per noi le priorità sono altre: lotta al precariato, investimenti per aumentare gli spazi, superare le classi-pollaio. Sono arrivati i banchi a rotelle ma il numero di alunni per classe è sempre troppo alto”.

In realtà le scuole in estate non sono mai state chiuse, dicono le organizzazioni sindacali. Le segreterie continuano a lavorare e i corsi di recupero si fanno già da anni. Senza contare che tra giugno e luglio molti docenti sono impegnati negli esami. Le attività sociali e ricreative in collaborazione con le scuole sono una realtà consolidata in diversi istituti comprensivi. Insomma, l’impressione diffusa tra chi rappresenta i lavoratori della scuola è che quei soldi si potrebbero spendere in modo migliore.

“La differenza sostanziale è che nelle scuole di primo grado prevarrà l’aspetto socializzante anche per rispondere all’esigenza delle famiglie, mentre nel secondo grado le attività saranno volte maggiormente ai recuperi degli apprendimenti – osserva Angelo Capizzi, presidente ligure dell’Associazione nazionale presidi -. Il tema merita senz’altro attenzione ma la situazione varia da una scuola all’altra. L’aspetto organizzativo non è indifferente. Serviranno locali con accessi indipendenti, dovranno esserci i collaboratori scolastici in un periodo dell’anno in cui c’è poco personale perché anche i docenti hanno diritto alle ferie. Il personale dovrà essere incentivato ma non è così semplice. E non dimentichiamo che le temperature nelle classi sono proibitive”.

Perplessità anche dalla Cgil: “Una convocazione su un tema così importante con pochissimo preavviso e senza un testo su cui confrontarsi è un grave attacco alle corrette relazioni sindacali. Si tratta di decidere della destinazione di oltre mezzo miliardo di euro senza poter entrare nella concretezza di un documento scritto. Abbiamo inoltre espresso la nostra contrarietà e preoccupazione rispetto al mancato avvio del confronto sul Patto per la Scuola che dovrebbe costituire la cornice entro cui si collocano i singoli provvedimenti e al silenzio calato su uno specifico decreto che affronti le emergenze da noi rappresentate in diversa occasione, a partire dalla conferma dell’organico Covid e dall’ampliamento dell’organico Ata”.

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