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Protesta

“Portiamo idee, non virus”: i ristoratori liguri tornano a Roma per ripartire

"Manifesteremo con ordine e tranquillità, queste ore di strada devono servire per portare al Governo le nostre soluzioni per ripartire"

Genova. Quando ancora Genova e la Liguria hanno gli occhi chiusi e la notte sta per terminare, si parte, direzione Roma. Sveglia puntata sulle cinque, fuori è buio. Caffè veloce. Nel bagagliaio della macchina ci sono cabaret di panini, affettati e gli immancabili cannoli siciliani. Rocco e i colleghi, il viaggio. Circo Massimo, il punto di arrivo per far sentire ancora la voce di  una categoria che paga da mesi il peso delle restrizioni dovute a questa pandemia.

In auto, ore di viaggio sulle spalle per una giornata che si annuncia lunga e stancante. Almeno il tempo desse una mano: ora ci sono nuvole sulla Capitale, dal pomeriggio potrebbe anche piovere. Ma sulla vettura c’è ottimismo e voglia di farcela. “Il nostro stato d’animo è positivo – ci racconta Rocco Costanzo, ristoratore di Rapallo – scendiamo a Roma con passione e determinazione. Lo scontro non serve, ma la calma sì”. Sottolinea la volontà di manifestare con ordine e tranquillità mantenendo ferma la richiesta di poter aprire i locali in sicurezza.

Queste ore di strada devono servire per portare al Governo le nostre soluzioni per ripartire”. Tra poco si scende per una pausa, l’autostrada è un lungo nastro che sembra non finire. Fortuna che c’è poco traffico. Rocco parla della loro condizione e anche della sua terra, la Sicilia: gli ha insegnato l’amore per la tradizione, quelle radici strette al cuore e ben salde anche se te le porti  così lontano. Tra ricordi e racconti ci dice ancora una cosa “questa non è una guerra, ma una speranza. Con i colleghi il viaggio è meno pesante. Senti l’armonia che li lega e poco importa della concorrenza: qui vince il lato umano e l’amicizia. Non è cosa di poco conto“.

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