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Giro di boa

Ponte Morandi, dopo quasi tre anni chiusa l’inchiesta sul crollo con 69 indagati

Tra le accuse c'è anche l'omicidio stradale, la guardia di finanza sta notificando gli avvisi di chiusura delle indagini

Genova. La procura di Genova ha chiuso le indagini per il crollo del ponte Morandi, il viadotto autostradale della A10 collassato il 14 agosto 2018 causando la morte di 43 persone. In queste ore la guardia di finanza sta notificando gli avvisi agli indagati.

L’inchiesta è durata quasi tre anni nel corso dei quali sono stati fatti due incidenti probatori, uno sullo stato di salute del viadotto e un secondo sulle cause vere e proprie del crollo, che si è chiuso a fine febbraio.

I pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno, insieme all’aggiunto Paolo D’Ovidio, avevano indagato 71 persone più le due società Aspi e Spea (la controllata che si occupava della manutenzioni) tra ex vertici e tecnici delle aziende, ex e attuali dirigenti e tecnici del ministero delle Infrastrutture e del provveditorato.

A rischio processo 69 indagati e due società, Autostrade per l’Italia e Spea Engineering. Originariamente erano 71, poi scesi a 68 per il decesso di tre persone, mentre ultimamente si è aggiunto un tecnico. Tra i reati contestati figura anche l’omicidio stradale insieme ad attentato alla sicurezza dei trasporti, crollo colposo, disastro colposo e omicidio colposo plurimo.

Nelle prossime ore i militari della guardia di finanza diretti da Ivan Bixio e Giampaolo Lo Turco consegneranno le notifiche di conclusione delle indagini preliminari.

Dalla tragedia sono nati altri filoni di indagine cha hanno fatto luce sul modus operandi del vecchio management dell’azienda improntato, secondo l’accusa, al massimo risparmio sulle manutenzioni per garantire maggiori dividendi ai soci. La procura ha aperto fascicoli per i falsi report sullo stato di salute di altri viadotti, sulle barriere fonoassorbenti pericolose, fino alle gallerie dopo il crollo nella Bertè il 30 dicembre 2019.

In tutti i filoni di indagine sono coinvolti l’ex ad di Aspi Giovanni Castellucci, finito anche ai domiciliari poi tramutati in interdittiva per un anno, l’ex numero due Paolo Berti e l’ex numero tre Michele Donferri Mitelli. Grazie alle indagini e al cambio dei vertici era partito un piano di controlli e investimenti sulle infrastrutture liguri, che l’estate scorsa ha portato enormi disagi sulla viabilità autostradale.

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