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Le accuse

Ponte Morandi, Aspi distribuiva centinaia di milioni di utili ma il 98% dei costi di manutenzione era a carico dello Stato

Società Autostrade è indagata insieme alla controllata Spea in base alla legge 231 per omicidio colposo e falso: rischiano multe salatissime e confische

Genova. Ci sono anche le responsabilità delle società Aspi e della sua controllata Spea nell’avviso di conclusione indagini preliminari notificato agli indagati, tra cui appunto le due società. Per Aspi e Spea sono accusate di illecito amministrativo come previsto dalla legge 231/2001 derivante dai reati omicidio colposo e falso ideologico commessi dai suoi vertici.

In particolare Autostrade “concorreva moralmente con gli autori materiali a formare i rapporti di ispezione e le seguenti relazioni trimestrali sian in formato cartaceo sia in formato digitale, atti pubblici di fede privilegiata ideologicamente falsi aventi ad oggetto il viadotto Polcevera, atti nei quali si attestava, contrariamente al vero, che tutte le parti del viadotto, compresi gli interni dei cassoni sottostanti l’impalcato, erano state ispezionate a distanza ravvicinata o comunque con modalità idonee a consentire la formulazione per ciascun difetto, di descrizioni precise e affidabili”.

E lo faceva “nel suo interesse e a suo vantaggio consistente nel risparmio derivante dai mancati o comunque insufficienti investimenti nelle attività di sorveglianza e di manutenzione delle opere d’arte della rete autostradale e in particolare del viadotto polcevera, e nel conseguente incremento degli utili distribuiti ai soci”.

A questo proposito i pm mettono nero su bianco costi e distribuzione degli utili: Tra il 1982 e il crollo gli interventi sul viadotto Polcevera sono costati complessivamente 24.578.604 €; di questi 24.578.604 € complessivi, 24.090.476 € (cioè il 98,01%) erano stati spesi dal concessionario pubblico e solo 488.128 € (cioè l’1,99%) dal concessionario privato; la spesa media annua del concessionario pubblico era stata di 1.338.359 € (3.665 € al giorno), quella del concessionario privato di 26.149 € (71 € al giorno), con un decremento pari al 98,05%; situazione non giustificabile, per il concessionario privato, con l’insufficienza delle risorse finanziarie necessarie, dal momento che aveva chiuso tutti i bilanci dal 1999 al 2005 in forte attivo (utili compresi tra 220 e 528 milioni di € circa), e che, tra il 2006 e il 2017, l’ammontare degli utili conseguiti da ASPI è variato tra un minimo di 586 e un massimo di 969 milioni di € circa, utili distribuiti agli azionisti in una percentuale media attorno all’80%, e sino al 100%.

In base alla legge 231 Aspi (così come Spea) rischia una sanzione pecuniaria pesantissima, l’interdittiva per i vertici (che tuttavia nel frattempo sono stati sostituiti) e anche la confisca di beni mobili o immobili.

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