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Voto compatto

Nuovo crematorio a Staglieno, il municipio vota contro: “Comune trovi un altro posto”

La decisione della giunta Bucci non trova consensi nel territorio destinato al progetto

Genova. Si accendo la battaglia politica sulla decisione della giunta Bucci di costruire il nuovo forno crematorio nel complesso del Cimitero monumentale di Staglieno, come annunciato nelle scorse settimane: il consiglio municipale della Media Val Bisagno si è infatti schierato contro, votando una mozione che di fatto chiede al sindaco di trovare un sito alternativo.

Il progetto prevede ad un intervento che interesserà 3.400 mq all’interno del cimitero, di cui 750 dedicati al corpo di fabbrica che racchiuderà una sala di cremazione con 3 forni, una cella frigorifera, sale refrigerate, locali tecnici e di servizio, uffici e sale di commiato. A regime, arriverà a cremare 4.500 salme all’anno. Aggiungendosi alle 500-600 salme annue già cremate dall’esistente Socrem.

La votazione in Municipio riflette la volontà delle associazioni e comitati di quartiere che si oppongono a questa costruzione, che si andrebbe a sommare alle servitù già presenti nella vallata: “La Media Val Bisagno è tra i territori più esposti da un punto di vista sanitario e ambientale, soprattutto nell’area di Staglieno e delle Gavette – sottolinea Lara Delpino consigliera municipale del M5S, firmataria della mozione passata con 13 voti a favore, sei contrari e un astenuto.

“Preoccupa poi che l’area risulti interessata da vincoli morfologici imposti dal PUC per frana attiva; e da vincoli morfologici imposti dai sovraordinati piani di bacino per area soggetta a vincolo idrogeologico – fa sapere il consigliere comunale Stefano Giordano – Grave, inoltre, che si voglia dare corso a un progetto senza che questo possa essere sottoposto a un Piano Regionale di Coordinamento per la realizzazione dei crematori da parte dei Comuni. Regione Liguria, infatti, non si è ancora dotata del suddetto Piano, strumento peraltro vitale poiché, prevedendo di norma la realizzazione di almeno un crematorio per Regione (art.6 Legge 130/2001), esso deve tenere conto della popolazione residente, dell’indice di mortalità e dei dati statistici sulla scelta crematoria da parte dei cittadini di ciascun territorio comunale. E che dire delle fasce di rispetto? Il testo unico delle leggi sanitarie prevede che tra impianto e abitazioni queste siano di 200 metri… distanza che in questo caso non sarebbe rispettata“.

“In Consiglio oggi abbiamo audito i Comitati cittadini, preoccupati per l’impatto ambientale che questo tipo di impianti avrebbe sulla salubrità dell’aria – conclude Delpino i forni infatti producono inquinanti atmosferici come polvere, monossido di carbonio, ossidi di azoto e zolfo, composti organici volatili, composti inorganici del cloro e del fluoro e metalli pesanti, così come emissioni di mercurio zinco diossine-furani e IPA. Oltre agli impatti sulla qualità dell’aria, ci sono poi quelli relativi alla produzione di rifiuti connessi all’incenerimento della salma: durante i processi di incenerimento e abbattimento degli inquinanti presenti nei fumi, vengono prodotti rifiuti speciali che vanno smaltiti in discariche autorizzate: sono polveri, fanghi, filtri, reagenti e altri rifiuti derivanti dalla depurazione dei fumi; e materie solide che restano nell’interno delle camere di combustione e che possono da queste essere evacuate”.

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