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Rapporto

MobilitAria, Genova virtuosa nel 2020 con +25km di piste ciclabili ma sulla mobilità green c’è ancora da lavorare

Secondo l'analisi di Kyoto Club e Cnr per la prima volta dal 2006, nell'anno della pandemia, non ci sono stati superamenti rispetto ai valori limite di l’NO2, PM10, e il PM2,5. Nell'auspicio che il 2021 non corrisponda a un passo indietro

Milano. Delineare un quadro complessivo sull’andamento della qualità dell’aria e delle politiche di mobilità urbana nelle principali città italiane nel periodo 2020-2021. È quello che fa MobilitAria 2021, il rapporto annuale, giunto alla sua quarta edizione, realizzato dal gruppo di lavoro “Mobilità sostenibile” di Kyoto Club e dagli esperti di CNR-IIA (Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto sull’Inquinamento Atmosferico).

L’edizione 2021 fa il punto sui provvedimenti di mobilità ai tempi della pandemia nelle 14 grandi città ed aree metropolitane nel 2020, quali sono stati gli effetti sulla qualità dell’aria durante le restrizioni dovute ai provvedimenti legati al Covid 19 e quali sono state le misure straordinarie assunte dalle città per affrontare gli spostamenti dei cittadini e cittadine.

Bene, la situazione di Genova è assimilabile a un “risultato discreto, ma può impegnarsi di più”. Perché se è vero che il 2020 ha fatto segnare un buon passo avanti nell’ambito della realizzazione di nuove piste ciclabili, ci sono stati dei decisi passi indietro – invece – per quanto riguarda car sharing e bike sharing.

Inoltre, se è vero che il 2020 è il primo anno dal 2006 non ci sono stati superamenti rispetto ai valori limite di l’NO2, PM10, e il PM2,5, è vero anche che – come per altre grandi città – la diminuita attitudine all’uso del trasporto pubblico potrebbe avere dei contraccolpi tutti da monitorare.

Da segnalare anche che Genova non ha passato l’esame dello studio Clean Cities, portato avanti da Legambiente, ritenuta ancora molto lontana in termini di ciclabilità, mobilità elettrica, sicurezza e inquinamento atmosferico in base agli obiettivi di mobilità e sicurezza fissati al 2030.

Nel dettaglio, comunque, MobilitAria 2021, inserisce Genova tra i casi virtuosi per le piste ciclabili (+25 km nel 2020) insieme a Torino (+ 11 km), Milano (+ 67 km), Venezia (+18 km), Bologna (+ 16 km), Roma (+ 33 km), Palermo (+ 4 km), Cagliari (+ 11 km). Il rapporto MobilitAria registra un exploit della micromobilità, ma una diminuzione del car sharing e bike sharing. Per quanto riguarda le auto, il tasso di motorizzazione è sostanzialmente invariato come nella maggior parte delle città del Nord e Centro.

Per quanto riguarda la qualità dell’aria vera e propria, la città di Genova presenta 8 stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria, di cui 4 stazioni di traffico, 3 di fondo e 1 industriale. In particolare, le stazioni di traffico sono Corso Buenos Aires, Corso Europa, via Buozzi, via Pastorino, quelle di fondo sono Corso Firenze, Ungaretti (introdotta nel 2020) e Quarto, mentre la stazione di monitoraggio industriale è Multedo.

“Esaminando i dati delle concentrazioni medie della città del 2020, si osservano situazioni differenti per quanto riguarda l’NO2, PM10, e il PM2,5. In particolare, per i primi due inquinanti la situazione tende a migliorare, mentre per il particolato PM2,5 permane invariata”, si legge in MobilitAria.

“In dettaglio, per l’NO2 il decremento delle concentrazioni medie della città è pari al -14%, per il PM10 è pari al -5%. Anche nella città di Genova, come nelle altre città metropolitane italiane, in generale si riscontra un decremento dei valori delle concentrazioni dell’NO2, in maniera marcata e coincidente col periodo di stop della mobilità obbligato dal lockdown e in maniera più lieve per il resto dell’anno, ma sempre minore rispetto alle concentrazioni medie degli anni precedenti (media 2017-2019). Le concentrazioni del PM10 e del PM2,5 complessivamente sono state più basse rispetto agli anni passati”, prosegue lo studio.

“In merito alla concentrazione media dell’NO2 si osserva una ulteriore riduzione nell’annualità 2020 che per il secondo anno consecutivo si attesta al di sotto del valore limite dei 40 μg\m3, ovvero 31 μg\m3. Per il primo anno dal 2006 la media delle concentrazioni delle stazioni di traffico (39 μg\m3) è inferiore al limite in vigore. Per il 2020 non sono registrati superamenti orari di NO2 del valore limite. Come per le annualità precedenti, la concentrazione media del PM10 è al di sotto del limite normativo”, spiegano dal Kyoto Club e Cnr.

I superamenti, nell’anno 2020 hanno indicato un incremento rispetto all’annualità precedente facendo registrare 7 superamenti, mantenendosi sempre al di sotto del limite. Riguardo le concentrazioni del PM2,5 non si rilevano particolari variazioni delle concentrazioni medie che sono sempre sotto il limite normativo.

“In conclusione, per la città di Genova e per il primo anno dal 2006, non sono stati registrati superamenti rispetto ai valori limite. Nella prossima annualità sarà necessario monitorare le concentrazioni nelle stazioni di traffico per verificare se esse permarranno al di sotto del limite normativo confermando quindi i trend di lungo periodo”, afferma il report.

In conclusione, un link alla campagna itinerante di Legambiente svolta a marzo e aprile – Clean cities: ripartiamo dalle città – che ha acceso i riflettori sul ruolo che i capoluoghi italiani possono giocare per una ripartenza green e per contrastare i cambiamenti climatici. La campagna ha interessato 15 importanti città italiane da Nord a Sud del Paese: Padova, Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Ancona, Perugia, Roma, Cagliari, Pescara, Napoli, Bari, Palermo e Catania.

La campagna ha posto l’accento sui principali indicatori urbani relativi a ciclabilità, mobilità elettrica, sicurezza e inquinamento atmosferico e chiamando le amministrazioni locali al confronto. Dal bilancio finale della campagna è emerso che le città italiane sono ancora molto lontane dagli obiettivi di mobilità e sicurezza fissati al 2030. In particolare, le 15 città aderenti alla campagna, sono state sottoposte ad uno “stress test” per misurare la capacità di risposta agli obiettivi 2030 e all’esigenza di investire in una mobilità più sostenibile.

Il quadro finale che emerge dallo stress test afferma che sono estremamente gravi gli indici di traffico e sicurezza, sia relativa agli incidenti che all’inquinamento: in particolare, Roma, Ancona, Cagliari, Catania, Padova, Perugia e Pescara, sono le città più inquinate e meno sicure tra quelle monitorate. Le uniche città, appena sufficienti per l’adozione di politiche atte a potenziare ciclabilità, strade 30 e 20 all’ora, elettrificazione di mezzi pubblici e sharing mobility, sono Bologna, Milano e Firenze. Ad oggi ancora insufficienti, nonostante gli sforzi, Genova, Padova e Torino.