Maurizio Carucci, 1300 km in bici attraverso l’Italia per andare a trovare un padre che non c’è più - Genova 24
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Maurizio Carucci, 1300 km in bici attraverso l’Italia per andare a trovare un padre che non c’è più

Al suo ritorno, il cantante degli Ex-Otago avrà una vigna da curare, un libro da pubblicare e un disco solista da far uscire

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Genova. Sono più di 1300 chilometri, dalle vigne della Val Borbera al mare. No, non quello di Genova bensì quello che ti si para davanti quando percorri tutta via Crispi, a Taranto, in Puglia. Questi 1300 chilometri Maurizio Carucci, 40 anni, agricoltore, cantautore, scrittore, viaggiatore e frontman degli Ex-Otago, li sta percorrendo in bicicletta. “Per andare a trovare mio padre”, scrive.

Quando lo raggiungiamo al telefono la giornata è finita, la cena mangiata e, in una camera d’albergo piuttosto vintage, Maurizio sta guardando l’ennesimo talk show su covid e vaccini. Forse anche per questo non vede l’ora di tornare in sella. “In questo momento siamo a Marina di Massa, è il secondo giorno di viaggio”. Il primo è stato nell’entroterra genovese, luogo splendido da (ri)scoprire.

Siamo. Sì, perché insieme a lui c’è un amico – “Massi, il cuoco” spiega, e questo basti – con il quale condividere discese ardite e risalite, periferie sconosciute, borracce e panorami mozzafiato. “Sono anni che viaggio, più che altro a piedi, a piedi da casa mia sono arrivato a Torino, a Milano, a Genova, sono stato su montagne come il Monviso, ho percorso tante volte le colline della val Borbera, e una cosa che ho capito è che preferisco viaggiare con qualcuno, specialmente in coppia, che sia la mia compagna, Martina, o un amico. Anche perché a viaggiare da solo rischierei di concentrarmi troppo su me stesso”.

“Con Massi, in queste ore, ci siamo soffermati a pensare che quello che facciamo ogni giorno è una piccola parte di mondo – continua Carucci – sì, abbiamo un progetto importante sul vino, ma in fondo è soltanto un vino, viaggiare serve a questo, ad avere una visuale inedita su tutto il resto”.

Questo viaggio, però, ha un significato in più. L’idea è quella di riscoprire – a proposito di agricoltura – le proprie radici. Sia Maurizio sia Massi torneranno in Puglia, dove sono nati i loro padri. A Taranto e Copertino, per la precisione.

Vado a trovare mio padre.
Anche se è mancato nove anni fa a causa di un terrible cancro.
Voglio andare a vedere dove è nato, dove è cresciuto, odorare l’aria del suo quartiere, mischiarmi tra i palazzi della sua infanzia.
Vado a trovare mio padre perché glielo devo.
Non ci siamo mai capiti molto ma gli ho sempre voluto bene, a modo mio l’ho amato.
Manca.
Spero che questo viaggio, che è anche un po’ lettera ed esplorazione, lo raggiunga e gli porti mie notizie, anzi, nostre notizie.
Da casa mia fino a Taranto sono molti chilometri, più di milletrecento.
Parto adesso prima che cominci la stagione agricola con i suoi tempi stretti e impetuosi.
Avrei voluto farlo a piedi, come tutti i viaggi che ho fatto finora, ma in questo momento della mia vita e soprattutto in questo momento dell’anno, non potrei allontanarmi dalla cascina per mesi.
Viaggerò in bicicletta.
/
Vado a trovare mio padre padre con la speranza di rivederlo, di parlargli ancora una volta e raccontargli quello che sto facendo, passare momenti semplici insieme, dopo cena, tra le voci della gente in lontananza e il mare Ionio, tra le nostre lacrime e le sue maledette sigarette.
Pà arrivo, aspettami
.”

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Maurizio Carucci dice di sentirsi fortunato. “Ho iniziato a maturare l’idea di questo viaggio sei mesi fa, ne ho parlato con le persone con cui lavoro e collaboro e ho trovato un appoggio concreto anche da parte di alcune aziende come Cinelli e Salewa che in cambio di nulla mi hanno fornito il loro materiale. Sono fortunato perché ho la possibilità di fare questo viaggio, in questo modo, e poi sento un’energia fortissima, mi sento bene nonostante i 120 chilometri di ieri e i 90 di oggi”. Il musicista, al padre, ha dedicato una canzone intitolata Mare.

Parlando di musica. “Ne ascolto moltissima mentre pedalo – racconta – tanti pianoforti, molte melodie, sto scrivendo un disco solista, nell’ultimo anno e mezzo ho scritto qualcosa come quaranta canzoni, e di queste mie cose sono molto felice”. Il futuro della band, degli Ex-Otago, non ha ancora una forma precisa ma non è un segreto che ci siano stati dei movimenti (anche Francesco Bacci, il chitarrista, ha lanciato il suo progetto elettronico Lowtopic). Pensare che il loro “Belin che bravi” al Palafiumara, il 15 febbraio 2020, è forse l’ultimo grande concerto a cui tanti genovesi hanno assistito.

Il disco solista non è l’unico piano, ad ogni modo. “A giugno – spiega Maurizio Carucci – uscirà un libro dove racconto semplicemente, ma non c’è nulla di semplice, i sentieri della Val Borbera, un libro che ho scritto perché non esisteva e invece sono posti che vale la pena scoprire e vivere e percorrere, centinaia di sentieri bellissimi. Ci sarà anche una cartina dedicata”.

Presto si riparte. “Senza fretta, senza performance, solo per il gusto del viaggio” dice Maurizio Carucci. Per chi fosse curioso e volesse seguirlo c’è una pagina Instagram, c’è il suo profilo su Facebook e c’è un magazine dove scriverà parole ispirate a questa avventura. In questi mesi dai confini troppo stretti, può tornare utile per tornare a progettare qualcosa che sia il contrario di un lockdown.

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