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Criticità

I ristoratori genovesi: “Il 26 aprile non sarà una vera riapertura, siamo all’esasperazione”

Fiepet Confesercenti: "Il 70% non ha il dehors, e per chi lo ha sarà un disastro gestire il servizio"

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Genova. Il graduale piano di riaperture deciso dal governo a partire dal 26 aprile, continua a scontentare i gestori di bar e ristoranti che, già nei giorni scorsi, ne avevano evidenziato i limiti e le contraddizioni senza, tuttavia, ottenere alcun riscontro concreto.

“Questo decreto non rappresenta una vera apertura – esordisce Alessandro Simone, vicepresidente Fiepet Confesercenti Genova -. Da lunedì la Liguria tornerà in zona gialla, ma i pubblici esercizi rimarranno arancioni, ed è inaccettabile che le nuove norme non menzionino nemmeno il servizio di somministrazione al banco. Per i gestori sarà molto difficile, per non dire impossibile, riuscire a gestire l’afflusso dei clienti, indotti a pensare che sia effettivamente possibile entrare e consumare quando, in realtà, dovranno comunque essere allontanati dalle adiacenze del locale per consumare l’asporto. O almeno, questo è quello che succederà per tutti i locali che non dispongono di spazi esterni”.

Per i pochi, fortunati esercizi che invece hanno a disposizione un dehors – prosegue Simone – sarà ugualmente un disastro gestire la rotazione ai tavoli: non è pensabile temporizzare in maniera rigida la consumazione, il cliente non è un bancomat, ma una persona che ha diritto ai suoi tempi e ai suoi spazi. Il protrarsi di questa situazione ci sta portando all’esasperazione: vediamo aumentare ogni giorno il numero dei vaccinati e diminuire quello dei contagi, eppure le limitazioni per bar e ristoranti restano invariate”.

“Tutti noi esercenti abbiamo accolto con grande piacere la nuova programmazione riguardo le riaperture e ovviamente ognuno di noi punta alla ripresa, per uscire dalla grande difficoltà economica attraverso il lavoro invece che con i sostegni. Allo stesso tempo però, dopo aver letto il decreto, siamo rimasti attoniti rispetto all’apertura dei locali con spazi esterni e all’orario ristretto del coprifuoco alle 22. Così come è proposta, la norma diventa discriminatoria nei confronti di più del 70% dei pubblici esercizi che non hanno dehors e comunque, in caso di maltempo, crea dei problemi gestionali rilevanti anche a chi li possiede”, aggiunge Matteo Zedda, ristoratore associato Fiepet.

“Inoltre restano in piedi tantissime altre domande rispetto servizio d’asporto per i bar e ad altre casistiche che non vengono menzionate. Un’incertezza che metterà in grande difficoltà, innanzitutto, proprio chi dovrà vigilare, e lascerà noi esercenti nel limbo di una gestione confusa del servizio. A questo punto auspichiamo che siano le stesse autorità deposte ai controlli a richiedere maggiore chiarezza, la nostra categoria non può sempre suggerire come fare bene il proprio lavoro a chi ci governa”, conclude Zedda.

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