Protesta

“Fuori dagli schermi! Stop Dad”, il coordinamento docenti genovesi torna in piazza

"Abbiamo bisogno di pianificare l'attività didattica almeno fino alla fine dell'anno, chiediamo un'accelerata sui vaccini e un piano di monitoraggio più efficace"

Genova. Oggi, venerdì 2 aprile, dalle 17e30 il Coordinamento docenti genovesi torna in piazza con un volantinaggio a De Ferrari per chiedere, ancora una volta, di fermare il ricorso alla didattica a distanza. L’iniziativa, organizzata da giorni, arriva all’indomani dell’ordinanza regionale che impone la Dad al 100% alle superiori, a Genova, anche nei giorni dopo la fine delle vacanze pasquali.

Una delegazione degli insegnanti è stata ricevuta, una settimana fa, dal direttore scolastico regionale. Quest’ultimo ha dichiarato che avrebbe chiesto alle istituzioni un maggior anticipo nel comunicare le aperture/chiusure delle scuole, nonché il ritorno in presenza del secondo ciclo laddove la legge lo permette.

“Nonostante questo, ad oggi non sappiamo ancora cosa succederà agli studenti delle scuole superiori dopo le vacanze – dicono i docenti – noi vogliamo i fatti, vogliamo che la situazione cambi ed è per questo che ormai, da settimane, cerchiamo di portare in piazza iniziative diverse. Oggi torniamo a chiedere al presidente della Regione e alla Giunta che la scuola sia davvero la priorità della nostra regione”.

Le richieste. Per riaprire al più presto le scuole in sicurezza il coordinamento docenti chiede di attenersi alla normativa nazionale nel pianificare l’attività didattica fino alla fine dell’anno, scuole superiori aperte in zona gialla e arancione con meno di 250 casi ogni 100.000 abitanti, tenendo conto della salute psicologica oltre che di quella fisica, di potenziare il piano vaccinale per il personale docente, di organizzare un capillare e costante sistema di tracciamento dei positivi e dei loro contatti e di mettere in campo un servizio di trasporto pubblico adeguato.

Nei giorni scorsi il coordinamento docenti genovesi ha raccolto alcune testimonianze di studenti e studentesse relative alla Dad. C’è molta rassegnazione, da parte dei ragazzi, molta resilienza, ma anche tanta voglia di tornare a scuola, insieme ai compagni e senza le problematiche legate ai gap tecnologici.

“Io in DAD mi trovo bene Non mi lamento. È necessaria dato il periodo storico che stiamo vivendo ma risulta più stressante della scuola in presenza stessa, veniamo caricati di compiti in quanto siamo tutti a casa e trattati come se fosse colpa nostra il fatto di essere in DAD”

“La DAD ha molti aspetti positivi come negativi, delle volte può risultare co- modo dato che ci si sveglia e la lezione la si trova pronta nel sito cosi da non alzarsi in fretta e non perdere treni o mezzi di trasporto. Ma può risultare anche un metodo per non presentarsi alle lezioni oppure non fare niente durante le lezioni e tante altri motivi personalmente con la DAD mi trovo bene ma delle volte non capisco alcuni concetti che preferirei fare in presenza”.

“Secondo me la DAD è stata un’ottima idea e la tecnologia ci ha permesso anche con una pandemia di imparare qualcosa. Io personalmente preferisco la didattica in presenza perché mi piace di più stare insieme ai miei compagni e soprattutto di vederci, la DAD però dopo neanche una settimana inizia ad essere brutta, nonostante sia un modo di fare lezione. Spero che finisca presto e di tornare a scuola senza restrizioni”.

“Queste sono alcune delle voci degli studenti e delle studentesse che riempiono le nostre aule e davanti ai quali è impossibile rimanere inermi – dicono dal coordinamento – Come può un insegnante non agire davanti allo sconforto che anima i nostri ragazzi? E come possono le istituzioni non prendere seri provvedimenti per garantire un rientro sicuro in presenza?”

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