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Pochi agenti

Ferraglia contro le sbarre: protesta dei detenuti al carcere di Marassi

Il Sappe: "Polizia penitenziaria sotto organico, invece dei previsti 381 elementi ce ne sono circa 300"

Genova. Una rumorosa protesta è avvenuta nel carcere di Marassi dove la quasi totalità dei detenuti appartenenti alla seconda sezione (circa 200) hanno sbattuto le ferraglie contro le sbarre delle finestre. Il rumore è stato recepito dalle abitazioni vicine. Lo annuncia il Sappe della Liguria che definisce “pericolosa” questa manifestazione di protesta di massa per certi versi annunciata.

‘La protesta – afferma il sindacato in una nota – è durata circa una trentina di minuti richiamando in servizio la maggior parte del personale disponibile. Dalle prime indiscrezioni trapelate, a scatenarla è stata la richiesta di ottenere più telefonate, celle aperte e l’adeguamento per i detenuti musulmani in fase di ramadan’.

“Quanto accaduto oggi a Marassi richiama la necessità di aumentare l’organico del personale e di cambiare la politica della sua gestione – commenta il segretario Michele Lorenzo – non servono leggi svuota carceri quando all’interno esistono focolai di violenza. Le proteste sono sempre preannunciate, per questo bisogna essere sempre pronti ad arginarle ma non si può continuare a gestire un carcere di grosse dimensioni come quello di Marassi con pochi agenti e con un direttore e un comandante che non hanno la titolarità dell’istituto”.

Marassi, ricorda il sindacato, conta una carenza di personale che non ha precedenti: a fronte di un organico previsto di 381 poliziotti penitenziari, ce ne sono circa 300. Questo induce a una diminuzione dei livelli di sicurezza dell’istituto dove sono presenti 650 detenuti.

‘Per questo – commenta il Sappe – ci vuole chiarezza su come s’intende gestire l’istituto. Oggi è inaccettabile che Marassi non abbia un comandante e un direttore titolare, così come è inaccettabile che non si tenga conto che la sicurezza di un istituto è più importante di qualsiasi altra attività. Il detenuto sicuramente bisogna accontentarlo nelle sue richieste se queste però hanno un fondamento normativo, altrimenti diventa pericoloso’.

Il Sappe chiede maggiore tutela per la polizia penitenziaria oggi priva dei suoi punti di riferimento e costretta ad arginare le forme di protesta senza strumenti e con il rischio di essere sottoposti a procedimenti disciplinari se non penali in caso di intervento. ‘Anche sul ruolo della polizia penitenziaria ci vuole chiarezza’.

 

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